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Jobs Act: intesa tra Renzi e minoranza Pd, ma per i sindacati la partita non è chiusa

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0464322951Con l’apertura del governo alla minoranza del Pd, si è sbloccata la trattativa sul Jobs Act. Approvazione, in tempi brevi, alla Camera del testo che uscirà dalla Commissione Lavoro, ma nessun voto di fiducia sul testo del Senato. Saranno, pertanto, recepite le proposte fissate nella direzione del Pd, a partire dalla tipizzazione del reintegro per i licenziamenti disciplinari, per i quali l’articolo 18 permane. Il Governo si è poi impegnato a stanziare maggiori risorse per gli ammortizzatori sociali, ma anche a ridurre il numero delle tipologie contrattuali a tempo determinato. Nel nuovo Jobs Act sarà, inoltre, chiarito come il controllo a distanza dei datori di lavoro riguarderà gli impianti e non i dipendenti, ulteriore punto richiesto dalla minoranza del PD al Presidente del Consiglio Matteo Renzi per votare il testo. Il premier, a seguito della direzione del partito di alcune sere fa, si era riunito con il vice Guerini,  il presidente Orfini, e  i due capigruppo Speranza e Zanda. Roberto Speranza, ponte tra la sinistra Pd e la parte maggioritaria del partito, ha annunciato l’intesa alquanto inaspettata: “Non ci sarà nessuna fiducia al testo del Senato”. Sembra, pertanto, che gli obiettivi fissati dal governo sulla riforma del lavoro saranno raggiunti nei tempi prestabiliti: voto finale sul Jobs Act  entro il 26 novembre prossimo. La soluzione trovata, infatti, pare soddisfare al momento una buona parte della minoranza, anche se l’intesa con il gruppo Pd in commissione ha fatto innervosire non poco il Nuovo Centro Destra, per il quale la partita resta ancora aperta. Il Ncd, infatti, attraverso Maurizio Sacconi ha presentato espressa richiesta di un vertice di maggioranza, anche se sembra davvero difficile mettere in discussione l’accordo raggiunto sull’art. 18, nello specifico quello riguardante il reintegro dei licenziamenti disciplinari.

Intanto, nelle piazze di molte città italiane sono stati organizzati numerosi cortei per lo ‘Strike Sociale’, la mobilitazione promossa da Fiom, Cobas e sindacati autonomi, studenti e precari. La manifestazione più ampia organizzata da Fiom-Cgil è quella di Milano, dove ovviamente hanno presenziato anche il leader della Cgil Susanna Camusso e il segretario della Fiom Maurizio Landini. I due hanno bocciato totalmente la mediazione raggiunta nel Pd. In occasione dello sciopero la Camusso ha, infatti, attaccato duramente il Pd: “Non ci pare che quella mediazione sia una risposta per mantenere la difesa dei diritti che noi facciamo”. Alle parole del leader della Cgil si sono aggiunte poi quelle di Landini: “L’intesa raggiunta è una presa in giro che serve solo ai parlamentari a mantenere il loro posto”.  

La partita sul Jobs Act appare, quindi, tutt’altro che chiusa, ma l’approvazione finale come detto non è lontana, visto che la prossima settimana a Montecitorio si deciderà quando mettere a votazione il testo. Ciò che preme rilevare, tuttavia, in questa fretta per l’approvazione di una riforma fondamentale per lo sviluppo del Paese, è la necessità di un maggior rispetto per chi in queste ore protesta in difesa dei propri diritti. Urge, dunque, un serio ripensamento del rapporto tra la politica e le parti sociali.

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Napoli, classe 1985. Dopo gli studi in Relazioni Internazionali presso l’Università di Napoli “L’Orientale”, si è laureato con il massimo dei voti e la lode in Scienze della Politica e del Governo all’Università degli Studi di Perugia, discutendo una tesi sperimentale dal titolo “Gruppi di interesse e lobbying. Come banche e assicurazioni influenzano il policy making in Italia”. Gli studi seguono la sua passione: la politica. Ha interesse per lobbying, public affairs, governance e democrazia partecipativa. Impegnato nel sociale e nell'associazionismo giovanile. Già Presidente dell’Associazione “La Tela Bianca”.