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In Italia ormai la sanità non è per tutti.

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“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

E’ questo ciò che enuncia l’art. 32 della nostra Costituzione, ma purtroppo, stando ai dati degli ultimi mesi, la salute non è tra i diritti fondamentali degli individui italiani e soprattutto di quelli del sud Italia.

Lì dove il livello di povertà di un paese dovrebbe misurarsi con l’accesso alle cure sanitarie in Italia la sanità non è più per tutti.

A fornire dati quasi sconcertanti è stato il Rapporto Censis Rbm Assicurazione Salute sulla sanità pubblica, privata ed integrativa presentato a Roma in occasione del Welfare Day 2017.  Sale a 35,2 miliardi la spesa di tasca propria per la sanità e si espande sempre più l’area della “sanità negata”: nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie.

Non si ferma il boom della crescita sanitaria privata con disuguaglianze sociali sempre più evidenti in quanto tra i cittadini che hanno dovuto affrontare spese sanitarie private il 74,5% delle persone a basso reddito hanno incontrato difficoltà economiche, il 53,8% dei quali residenti al Sud.

L’attesa per le spese sanitarie è troppo lunga e spesso richiede anche l’esborso di ticket: è per questo che sempre più spesso i cittadini in grado di affrontare le spese ricorrono al privato. Soventemente, come tristemente sappiamo, in alcuni casi il tempo è salute, e qualche mese potrebbe essere in grado di salvare la vita a chi ha ancora speranza, a chi confida in un domani, magari migliore.

Il sistema nazionale rischia quasi il collasso per insufficienza di risorse ed intanto aumenta il divario tra le regioni: più della metà degli italiani residenti al sud sono insoddisfatti del sistema sanitario nazionale. Il responsabile dell’Area Politiche Sociali del Censis, Francesco Maietta, ha spiegato che il divario dei tempi d’attesa tra nord e sud è ampio e così cresce sempre più la mobilità sanitaria: “Per una colonscopia l’attesa media è di 93 giorni ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109.  Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni ma al Sud sono necessari 111 giorni. Per una visita Cardiologica al Centro l’attesa è di 79 giorni contro la media nazionale dei 67 giorni”.

Sono nove le voci di spesa per le quali si fa più fatica ad avere accesso alle cure, come ha spiegato Marco Vecchietti, il Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute: al primo posto ci sono le visite specialistiche con una percentuale del 74,7 % seguite dall’acquisto dei farmaci e dal pagamento dei tickets (53,2%) e dagli accertamenti diagnostici (41,1%).

Oggi soltanto il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da questa situazione sempre più complicata con polizze sanitarie integrative. E’ per questo che durante il Welfare Day sono state presentate due proposte alle istituzioni: il modello francese con un’assicurazione sociale integrativa istituzionalizzato ed esteso a tutti i cittadini ed il modello tedesco con l’esternalizzazione di alcune forme di assistenza con un investimento maggiore a favore dei cittadini più bisognosi sia economicamente che a livello di salute.

 

 

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23 anni, laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Ha intrapreso la carriera universitaria con tenacia e determinazione per realizzare i suoi sogni: diventare giornalista e insegnare. Da sempre appassionata di letteratura ama scrivere e leggere classici, ha già scritto per due giornali e crede che, come sosteneva Giovanni Falcone, “chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.