Abbiamo incontrato il regista Luca Ciriello, prossimo partecipante alla mostra cinematografica di Venezia con il corto “Quaranta Cavalli” che sarà proiettato il 10 Settembre presso l’Isola del Lido nell’ambito delle “Giornate degli autori”. Una piacevole chiacchierata che ci ha portato a conoscere di più il suo lavoro e la sua irrefrenabile voglia di sperimentare, raccontare e conoscere. Luca ama viaggiare e conoscere e non vede confini o orizzonti ma solo tante possibilità di crescita. A Luca facciamo i nostri complimenti e gli auguriamo di poterci raccontare ancora tante storie.
1) Ancora una volta e con enorme piacere abbiamo la possibilità di raccontare un tuo successo. Cosa si prova ad essere selezionato e a partecipare ad una mostra cinematografica così importante?
L’emozione è davvero tanta, lo considero un primo importante traguardo nella mia carriera cinematografica, iniziata quattro anni fa. Durante la serata della premiazione per il Premio Laguna Sud (che dà appunto accesso alle Giornate degli Autori di Venezia) ero molto teso e concentrato. Sentivo di aver dato il massimo per poter vincere e di aver fatto un ottimo lavoro assieme ai personaggi della mia storia, ma un’altra cosa bella di questo mestiere è proprio l’imprevedibilità, l’adrenalina, il carico emotivo da reggere nei momenti importanti. Alla fine ce l’ho fatta e dedico questa vittoria ai giovanissimi protagonisti di “Quaranta cavalli”, alla loro energia e alla loro vitalità. Ora sto preparando al meglio la presentazione del film a Venezia. In questo lavoro, ci vuole allo stesso tempo creatività e un forte senso dell’organizzazione.
2) Come nasce il Luca regista? Cosa ti ha spinto su questa strada?
Sono sempre stato appassionato di cinema e di cinema documentario. C’è stato un momento importante che ha segnato una svolta nella mia vita, te lo racconto. Cinque anni fa mi trovavo in Tanzania, dove svolgevo il Servizio Civile Nazionale all’Estero, come volontario presso un centro orfani in un villaggio dell’entroterra. La Onlus Comunità Solidali nel Mondo, che mi aveva inviato in Africa, aveva bisogno di alcuni brevi reportage per raccontare le proprie attività. Siccome già da alcuni mesi mi davo da fare con brevi filmati che giravo e montavo da solo, decisi di provare a realizzare quei reportage. Il lavoro nato da quell’esperienza piacque molto, mi coinvolse a pieno e ricordo che la sera quando tornavo a casa non sentivo la stanchezza né il passare delle ore, ero entusiasta di ricominciare il giorno seguente. In quel periodo, capii che nella vita volevo fare il regista.
3) Qual è la genesi di Quaranta Cavalli?
Durante la Residenza “Laguna Sud – L’acqua sotto i piedi”, organizzata da Za-Lab e Giornate degli Autori, ho conosciuto Stefanin il 15 agosto 2020 alle ore 15:00, mentre i canali e le calli di Chioggia riposavano all’ombra di un caldo immenso, Stefanin, chino sotto il sole a riparare lo stereo del suo barchino con motore 40 cavalli sembrava felice e sorridente. Ho capito che era la persona che stavo cercando per raccontare un mondo segreto. Il giorno dopo Stefanin mi ha presentato la sua comitiva di amici dai 14 ai 17 anni. Ho conosciuto i loro modi di fare, le loro barche e il loro dialetto chioggiotto. Lentamente sono entrato a far parte del loro gruppo e assieme abbiamo deciso di raccontare un mondo adrenalinico e pieno di energia e fatica, dove la voglia di restare a Chioggia a fare il pescatore prevale su quella di emigrare.
Ho filmato da solo, con camera a mano e microfono integrato, sempre in movimento sulle barche, sulle bici e tra le calli di Chioggia, per raccontare la vitalità e il forte senso di orientamento che questi ragazzi hanno tra le acque della laguna veneta. Prima di filmare ho osservato tanto il loro mondo, ho raccontato ai ragazzi il mio e li ho aspettati ore e ore in banchina, finché la fiducia è andata crescendo tra di noi.
 
4) I temi trattati nei tuoi lavori sono sempre molto borderline, temi che molti non affrontano e fanno finta di non vedere. Perché ti piace raccontare questa realtà?
Bisogna raccontare il mondo, bisogna viaggiare, imparare le lingue e conoscere le culture, è una delle cose che più spinge il mio lavoro. Abbiamo un pianeta meraviglioso da scoprire ed io ho una grande curiosità, coraggio e spirito di osservazione.
Credo che la discriminazione, la rabbia, l’odio vengano spesso dalla mancata conoscenza. Quando incontri persone che provengono da altri contesti culturali e linguistici, la cosa più bella è fermarsi ad ascoltarsi, conoscersi e osservarsi. Per me il documentario viene da questo senso di scoperta, da questa voglia di raccontare le emozioni e i sogni degli esseri umani. Allo stesso tempo, si tratta di un lavoro di ricerca attento e preciso, guidato da metodicità e da un sincero desiderio di conoscenza. Il racconto di un luogo è per me, prima di tutto, il racconto delle persone che lo abitano o lo attraversano.
 5) Cosa bolle in pentola, quali sono i tuoi progetti futuri?
Con la mia società di video-produzione, Lunia Film, abbiamo tanti progetti in cantiere. Da quest’anno poi abbiamo un collaboratore fisso, Daniele De Stefano, che ci sta aiutando su tanti progetti, sia a livello produttivo che a livello di direzione della fotografia.
In inverno dovrebbe uscire il mio primo lungometraggio (co-prodotto con Parallelo 41 e FILMaP), il documentario “L’Armée Rouge”, sul sogno di coupé décalé di un ragazzo della Costa D’Avorio che vive a Napoli. Come società di produzione abbiamo da poco firmato un accordo di distribuzione con la società Premiere Film per la distribuzione festivaliera del cortometraggio storico “Eroi Perduti”, (diretto da Lorenzo Giroffi), che girerà tutta l’Italia. Allo stesso tempo stiamo lavorando allo sviluppo del lungometraggio di finzione “Portami Lontano” (regia di Federico Cappabianca e Flavio Ricci), una storia di malinconia e passione ambientata sul mare di Napoli. Sto lavorando, inoltre, al montaggio del mio documentario “People of Sri Lanka”, girato interamente in Sri Lanka, per il quale abbiamo previsto anche un lavoro di animazione grafica.
Mi auguro che questi progetti possano avere un buon successo e soprattutto possano essere visti nei festival e al cinema o in televisione. Inoltre, una cosa che mi piacerebbe tanto sarebbe quella di trovare (magari qui al Sud) altre persone con un’idea di cinema e di documentario simile alla mia, che siano determinate e pronte ad affrontare nuove sfide, che amino viaggiare e lavorare in più lingue e che abbiano coraggio e intraprendenza per entrare a far parte di Lunia Film.
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