Senior man clutching his chest in pain.  He wears a medical alert bracelet.L’infarto è la morte di una parte del muscolo cardiaco (miocardio), dovuta a un’ischemia prolungata, cioè al mancato apporto di sangue in un determinato territorio, per un certo periodo di tempo. La maggior parte degli infarti si verifica a causa della formazione di  un coagulo di sangue (trombo) che va ad ostruire una o più arterie coronarie (le arterie che portano sangue ossigenato e sostanze nutritive al muscolo cardiaco) interrompendo il flusso di sangue. Se il coagulo non viene rimosso rapidamente, la zona di miocardio irrorata da quell’arteria muore e si verifica l’infarto.

L’infarto colpisce gli uomini con maggior frequenza rispetto alle donne nelle età più giovani; le donne sono colpite con maggiore frequenza in età avanzata e la malattia si manifesta in modo più grave.

Nella fase acuta dell’infarto, le complicanze più importanti sono l’insorgenza di aritmie, che possono rivelarsi anche molto pericolose (per questo motivo il paziente viene sottoposto a monitoraggio continuo dell’elettrocardiogramma), e di un deficit della funzione di pompa del cuore (scompenso cardiaco).

I fattori di rischio dell’infarto del miocardio  sono: Età; Colesterolemia elevata   (aumento della colesterolemia totale >200 mg/dl in presenza di una quantità bassa di colesterolo HDL <50 mg/dl); Ipertensione arteriosa (>140/90mmHg); Diabete mellito; Sovrappeso/obesità (indice di massa corporea >25 kg/m2); Familiarità (genitori, fratelli/sorelle, figli) per  infarto, ictus in giovane età (<55 anni per gli uomini e <65 anni per le donne); Uso di droghe (cocaina e amfetamine).

Questi fattori sono spesso la conseguenza di uno scorretto stile di vita: alimentazione troppo abbondante e ricca di sale, grassi animali e colesterolo, e povera di fibre, ridotta attività fisica e abitudine al fumo di sigarette.

Sintomo più caratteristico dell’infarto è il dolore, che può restare localizzato e limitato al torace o irradiarsi alle spalle e alle braccia (più comunemente il sinistro), al collo, alla mandibola, ai denti, al dorso. Il dolore può assumere la caratteristica di oppressione toracica (come una morsa stretta intorno al torace o come un peso che schiaccia il torace) o di mal di stomaco, come per un’indigestione. Il dolore può non essere presente o essere trascurabile negli anziani, nelle persone con diabete e nelle donne.

L’infarto può dar segno di sé anche con altri sintomi: affanno improvviso (dispnea), sudorazione fredda, nausea e vomito, svenimento, vertigini improvvise, stato d’ansia, debolezza marcata e improvvisa (astenia).

La diagnosi di infarto miocardico si basa sulla ricerca nel sangue del paziente di markers specifici del danno cardiaco, unitamente all’esecuzione di un elettrocardiogramma per ricercare variazioni significative dell’attività elettrica del cuore. In associazione agli esami tradizionali possono essere eseguite anche radiografie toraciche, angiografie coronariche ed ecocardiografie.

I farmaci generalmente somministrati ai pazienti colpiti da un infarto possono includere: aspirina: ha proprietà anticoagulanti e contribuisce pertanto a mantenere il sangue più fluido; trombolitici: aiutano a dissolvere i coaguli di sangue che ostruiscono il normale afflusso di sangue al cuore. La loro efficacia terapeutica è tanto maggiore quanto più precocemente vengono somministrati, al punto tale che dopo 12 ore dalla comparsa dei primi sintomi i rischi di una loro assunzione (emorragie, ipotensione, bradicardia, reazioni anafilattiche, aritmie) superano i possibili benefici.

Nitroderivati: sono vasodilatatori non selettivi che riducono il lavoro cardiaco (minor sangue da

pompare in circolo); di conseguenza abbassano anche il consumo miocardico di ossigeno, cosa

particolarmente utile in caso di infarto. Antiaggreganti piastrinici e anticoagulanti: ostacolano la trombosi, quindi un nuovo infarto. Beta-bloccanti: riducono la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, hanno proprietà antiaritmiche ed abbassano la domanda miocardica di ossigeno.

ACE-inibitori: potenti vasodilatatori che riducono il lavoro cardiaco. Farmaci per abbassare il colesterolo (ad es. statine e fibrati).

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