“i bambini nel mondo devono essere liberi di crescere e diventare adulti, in salute, pace e dignità”. Nelson Mandela

Sul dramma di Giuseppe, ucciso per maltrattamenti fisici a Cardito, i media puntualmente ci aggiornano, si sa che ormai è stata accertata, a livello giudiziario, la colpevolezza del compagno della madre, ora bisogna definire le responsabilità dei familiari e conoscenti coinvolti nell’omicidio di questo bambino.

Non ho la presunzione di dissertare, in qualità di sociologa e operatrice sanitaria sulla vicenda, ma l’amarezza e lo sgomento che provo mi inducono a fare alcune riflessioni , non foss’ altro per ricordare a tutti noi che forse i diritti dell’infanzia li abbiamo un po’ trascurati.

Mi sono dunque documentata in merito e dalla ricerca effettuata ho rilevato che , a livello giurisdizionale, oltre alla convenzione ONU sui diritti per l’infanzia, nello specifico la Corte Costituzionale Italiana, con sentenza del 1996   ha motivato il divieto di ogni forma di violenza sui bambini anche per ragioni correttive, come metodo educativo familiare o di educazione scolastica.

Anche la Corte di Cassazione, con sentenza del 19 Giugno del 2000 ha stabilito che “Lo ius corrigendi del padre o dei genitori o di chi ne fa le veci, in genere, non legittima le lesioni cagionate al figlio o al ragazzo”.

A livello conoscitivo una ricerca dell’Endcorporal Punishment.Org ha concluso che in 52 paesi del mondo le punizioni corporali sui bambini sono vietate dalla legge.

Gli psicologi sono concordi nel sostenere che la punizione corporale o fisica, gli schiaffi non educano.

Eppure, il 57% degli intervistati è convito che “uno schiaffo ogni tanto non fa male ad alcuno”.

Secondo il 26% di essi “lo schiaffo risulta educativo”. Il 5% usa tale mezzo di violenza fisica ogni giorno. Secondo il parere del 15% la punizione più efficace è la sculacciata. Mentre il 68% è convinto che il metodo più efficace di educazione sia la restrizione o la proibizione di determinate attività.

Il 50%   ritiene che il pilastro della educazione consista nel dialogo con i figli, con i ragazzi, con gli studenti, e che l’educatore, in ogni caso, deve “saper ascoltare”.

Il 27% dei genitori italiani ammette di fare ricorso alle punizioni corporali; mentre il 25% lo esclude categoricamente.

L’Università del Texas e del Michigan, hanno studiato le reazioni di 160 mila soggetti ed hanno concluso che le percosse peggiorano le persone, quindi, il mondo; che le botte non servono e creano adulti violenti.

Ovviamente, pericoloso rimane anche il “lassismo assoluto, il permessivismo totale senza controlli”, che conduce a subire qualsiasi azione, comportamento dei figli, dei ragazzi, degli alunni. Bisogna, invece, discutere con i ragazzi, dando loro dei consigli su come comportarsi e cercando di far capire dove stanno gli errori e come correggerli.

Di recente, il Parlamento francese ha approvato il “divieto di sculacciata” dei minori da parte di maestri e genitori. La Francia si aggiunge, pertanto, ad un elenco di 51 paesi, da tempo contrari ad ogni forma di punizione corporale, considerata inutile e anche dannosa. Aveva iniziato la Svezia nel 1979, seguita nel 1983 dalla Finlandia, dalla Tunisia, dalla Polonia, dal Lussemburgo, dall’Irlanda, dall’Austria, da Cipro, dalla Danimarca, dalla Lettonia e dalla Croazia e da molti altri paesi nel mondo.

Nel 2000- 2006, hanno provveduto MongoliaParaguay, Slovenia, BulgariaGermania, Israele, Turkmenistan, Islanda, Romania, Ucraina, Ungheria, Grecia, Paesi Bassi, Nova Zelanda, Portogallo, Spagna, Togo, Venezuela, Liechtenstein, Costa Rica, Moldavia, Albania, Kenia, Repubblica del Congo, Sud Sudan. Nel 2012-2014 Honduras, Macedonia, Malta, Brasile, Bolivia, Capo Verde, Argentina, Saint Martin, Estonia, Nicaragua, Andorra, Benin, Perù, Mongolia, Slovenia,   Repubblica di San Marino.

In Italia, la ricerca sociale, ha evidenziato che essere bambini è ancora difficile, poiché risulta che il 70% subisce maltrattamenti in famiglia.

Le situazioni peggiori, quelle in cui soprattutto i bambini sono più a rischio, si riscontrano nelle Regioni del Meridione.

In Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata e Molise essere bambino e vivere sereno è più difficile. E’ quello che rivela il primo Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, presentato a Roma dal Cesvi nell’ambito della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, LiberiTutti, in collaborazione con il dipartimento delle Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei Ministri , qualche anno fa.

Non si tratta di una semplice classifica dal miglior al peggiore, quanto di un tentativo più complesso e variegato, una presa di consapevolezza scientifica, attraverso l’ Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia, di quello che avviene in Italia oggi, perché il maltrattamento sui bambini non è che la conseguenza ultima di una situazione di disagio che coinvolge le figure genitoriali e il contesto familiare, ambientale e sociale nel quale i minori crescono.

L’unico modo, dunque, per affrontare ed intervenire sulle problematiche concernenti le violenze sui minori è venire a conoscenza del disagio.

In tale contesto un ruolo importante spetta alla scuola e agli insegnati, molto spesso infatti, sono proprio i docenti a denunciare comportamenti atipici dei ragazzi e quindi a palesare le loro situazioni di maltrattamenti e abusi.  A tal fine, bisogna auspicare una forma di collaborazione tra le diverse istituzioni presenti sul territorio, l’unico modo per tutelare e aiutare i bambini sofferenti.

Sempre in tema di maltrattamenti e abusi sull’infanzia, importante è l’iniziativa   che nel 2017 Il Gruppo Menarini, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP) e Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), ha lanciato, elaborando un progetto di sensibilizzazione per formare i pediatri italiani a riconoscere e intercettare i segnali di violenza sui bambini.

Un progetto unico al mondo, che ha portato alla creazione di una rete antiabuso di pediatri e medici di base: per un totale di 15 mila sentinelle.

Il progetto partì proprio da Napoli ove furono coinvolti circa 50 pediatri e nell’arco del 2017 molti altri parteciparono ai corsi.

Grazie all’iniziativa, i pediatri campani hanno avuto l’opportunità di diventare un punto di riferimento per tutti i colleghi del territorio, che sono riusciti così ad aggiornarsi per la gestione di casi sospetti, creando per i bambini una vera rete di medici sentinelle.

Il presidente della SIP (società italiana pediatria) Renato Vitiello per l’occasione, affermò: «Il tessuto sociale del territorio [in Campania] è purtroppo un humus fertile per il verificarsi di maltrattamenti, come ricordano anche i molti casi recenti di cronaca, non ultima la vicenda della piccola Fortuna che ha addolorato e commosso l’Italia.

In definitiva , alla luce di quanto suddetto, oggi, facendo un bilancio a 5 anni dall’efferato omicidio della piccola Fortuna Loffredo, non posso fare a meno di condividere le affermazioni di un giornalista in merito anche alla tragica morte di Giuseppe, egli giustamente sostiene : “grazie al racconto delle amichette di Fortuna una rete di pedofili attiva nel parco verde di Caivano è stata smantellata. Nessuno, né le maestre, né gli assistenti sociali, tantomeno i familiari sono riusciti a tutelarle. Fortuna è morta per responsabilità collettiva, forse anche Giuseppe”.

A questo punto appare evidente che anche la società civile deve scendere in campo, soprattutto attraverso   l’associazionismo, il volontariato, per stigmatizzare   gli abusi ed i maltrattamenti sull’infanzia.

Voglio concludere riportando quanto dichiarano gli addetti ai lavori   ” i bambini non sono in grado di difendersi dai maltrattamenti. Noi adulti siamo responsabili del benessere dei nostri bambini. Chi tace si rende complice.

Pertanto se si viene a conoscenza di casi di violenza subita da bambini, bisogna avvisare immediatamente le autorità competenti o la polizia.

Condividi su
  • 9
  •  
  •  
  •  
  •