Sull’incendio sviluppatosi ieri a Casoria in via Indipendenza si continua a “chiacchierare”. I vigili del fuoco impiegarono circa due ore per spegnere le fiamme e, al momento, tutte le ipotesi restano aperte.

Non si esclude naturalmente la pista del racket anche perchè, come si legge su “Cronache della Campania”, pare che qualche giorno fa sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco, contro un’altra fabbrica sempre sita in zona.

Rischiano il posto di lavoro, per ferma attività, circa una cinquantina di operai anche se la ditta fa sapere in un comunicato stampa, che le attività non si interromperanno.

C’è comunque un altro dato da non trascurare, la qualità dell’aria di Casoria. Secondo il sito Arpac, stesso quel “maledetto” 14 febbraio, sono state stabilite delle centraline mobili in una zona vicina che hanno rilevato un leggero aumento di polveri sottili, ma non tanto da superare le soglie previste.

Inoltre, le condizioni climatiche e il vento forte che soffia oggi, ha portato la colonna di fumo in direzione Sud Ovest, ossia verso Nisida e il golfo di Napoli, ripulendo lentamente l’aria della città.

Eppure, da ieri, i residenti avvertono le conseguenze dell’incendio: molti casoriani, dai gruppi facebook dedicati, hanno testimoniato di sentire ancora una puzza di ferro e alluminio, qualcuno ha addirittura dichiarato di non riuscire a respirare e  altri di temere che questo fatto possa fare aumentare la percentuale di intossicati in zona.

Potrebbe essere possibile, anche se i dati non sembrano del tutto allarmanti: seguiremo da vicino la questione.

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