Home Casoria In ricordo del discepolo e missionario dell’amore di Cristo: Monsignor Mauro Piscopo

In ricordo del discepolo e missionario dell’amore di Cristo: Monsignor Mauro Piscopo

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di Margherita De Rosa – Casoria, una sera d’autunno, una sera speciale, infatti, il 20 ottobre 2021 segna il decennale della scomparsa di colui che per Casoria, e non solo, fu l’icona del Vangelo della gioia, del Vangelo del sorriso e dell’azione operosa: parliamo di Monsignor Mauro Piscopo, commemorato con una solenne concelebrazione, presieduta da S.E. Monsignor Giuseppe Mazzafaro, Vescovo di Cerreto Sannita- Telese- Sant’Agata dei Goti, rito a cui ha fatto seguito la presentazione del libro “ Discepolo e missionario dell’Amore di Cristo nella Chiesa e nella società; ricordi e testimonianze a dieci anni dalla morte di monsignor Mauro Piscopo. Alla cerimonia hanno presenziato autorità politiche, in primis il sindaco, dottor Raffaele Bene e il dottor Giuseppe Barra, addetto alle politiche commerciali, oltre a rappresentanze delle congregazioni religiose presenti sul territorio. Hanno concelebrato con S.E. il parroco del santuario di san Benedetto Abate, padre Pasquale Fioretti, il vice-parroco, padre Antonio Fiorentino ed il collaboratore parrocchiale, padre Raffaele Ferrara con i diaconi De Stefano, Silvestri, Sorrentino. Nel suo saluto iniziale, padre Pasquale, riprendendo una frase di don Lorenzo Milani:  “tutto mi interessa”, ha sottolineato quanto questa sorta di “motto” possa perfettamente rappresentare il carattere che fu peculiare di Monsignor Piscopo. Padre Fioretti ha, inoltre, evidenziato la gioia di “commemorare” non in senso funereo don Mauro, ma in quella gioia che egli incarnò, donando tantissimo alla comunità a lui affidata, in amore, dedizione, solidarietà, che sono, ancora oggi, concretamente tangibili, quale eredità di fatti e non di vuote e sterili parole.  Il parroco ha poi ringraziato  i congiunti di don Mauro, presenti in chiesa, il senatore Casillo, l’onorevole Polizio, la famiglia Cafarelli e quanti hanno contribuito alla realizzazione del testo prima menzionato. Un grazie particolare è stato indirizzato al professor Carmine Matarazzo, curatore dell’edizione del volume,  che egli ha poi illustrato a celebrazione religiosa conclusa. Nel corso dell’omelia, S.E. mons. Mazzafaro, che da poco ha ricevuto l’incarico di Vescovo di Cerreto, dopo i ringraziamenti e i saluti di rito, riprendendo il Vangelo proclamato, ha affermato quanto segue: << Gesù chiama a sé i 12, questo dà senso alla vita. La chiamata  del Signore, dunque, conferisce senso alla vita di ciascuno ed Egli, nell’appellarci a Sé, ci offre la possibilità di rendere produttivi i talenti di cui ci ha fatto dono, evitando che li nascondiamo per timore o pigrizia. Cristo vuole che, per il tramite della nostra debolezza, traspaia la sua grandezza…Gesù ama i deboli, le folle, di essi ha compassione e, con quanto abbiamo vissuto ultimamente, vale a dire la pandemia, Egli ci ha reso ancora più chiara l’idea della nostra vulnerabilità e ha voluto che comprendessimo, con maggior convinzione, che solo il suo amore salva, ma dobbiamo metterci in gioco: l’amore di Cristo è un amore da donare, così come ha fatto don Mauro e, oggi, in questo tempo di post-pandemia, fatto di incertezze, è proprio quest’amore che deve spingerci ad andare oltre i limiti della paura e della diffidenza, aprendoci agli altri in maniera autentica affinché, come diceva Monsignor Piscopo, oggi più di ieri, “nessuno sia solo”. I Farisei, che avevano il cuore chiuso agli altri, tenevano lontano il prossimo (con o senza pandemia, ndr); i Cristiani, invece, quelli veri, agiscono in maniera opposta, non escludono nessuno: le porte del loro cuore sono aperte a tutti, come lo furono quelle di monsignor Piscopo, poiché egli ben sapeva che non si è cristiani veri se si vive nell’isolamento. Oggi facciamo memoria di questo grande sacerdote, rinnovando, nel contempo, le radici del nostro credo, un credo che va modellato sull’esempio da lui lasciatoci e che egli ha testimoniato fino alla fine. L’11 ottobre del 2010, il sacerdote dell’amore compiva 80 anni, dopo nove giorni, il Signore lo immerse nell’Amore Infinito>>. Il Presule poi ha riassunto le tappe del percorso sacerdotale di padre Piscopo, tappe che l’hanno visto pastore a san Pietro a Patierno e poi a Casoria, prima a San Mauro e poi a san Benedetto dove ha operato fino alla conclusione del suo cammino terreno. Egli ha ripreso poi quanto più lo ha colpito delle testimonianze riportate nel testo, affermando di essersi sentito “piccolo”  rispetto ad un uomo/sacerdote dalla fede così grande…ha poi aggiunto: << Quando padre Mauro giunse a san Benedetto, era il tempo del Concilio ed egli fu proprio “uomo e prete del Concilio”, infatti, fu prete tra la gente e per la gente, amico di tutti, uomo-sacerdote che si  rivolgeva ai potenti, chiedendo a favore dei deboli. Egli è stato padre, amico, figlio: ha amato “marianamente” ed in particolare ha alimentato il culto per Maria “Salus Infirmorum”: da qui i pellegrinaggi a Lourdes, la dedizione incondizionata agli ammalati, anche quando lui stesso ha portato la croce dell’infermità; da ammalato,  ancora riusciva a spronare chi era nel dolore, diventando testimone della “Cattedra della sofferenza”. Sempre animò i viaggi verso la terra della Beata Vergine di Lourdes, così come si attivò in opere di solidarietà appena ve ne fosse occasione (terremoto del Belice e del Friuli); nel periodo del sisma del 1980, offrì ogni spazio agibile della parrocchia  a chi aveva perso casa. Egli, dunque, c’era in ogni momento, ovunque e comunque….fu anche uomo amante dell’arte: componeva, con la sua scrittura perfetta, poesie, bozzetti, oltre ad essere promotore di svariate iniziative; era lui che progettava presepi ed altari della Riposizione sempre più belli e andava qua e là con sua tonaca un po’ imbiancata dalla polvere di chi si adopera nella concretezza, quella stessa tonaca che non esitava a sollevare per calciare un pallone con i suoi ragazzi. Ecco, lui, alla chiamata del Signore ha obbedito fedelmente e, come Maria fu discepola del Suo Figlio, anche padre Piscopo lo fu, lasciandosi guidare sempre e solo da Dio e vivendo Cristo col cuore di Maria, fino in fondo, incarnando, come dice papa Francesco, l’uomo della tenerezza, elemento che espresse al massimo grado la vicinanza di Dio a tutti per il suo tramite>>.  Prima della conclusione, è giunto il saluto dell’arcivescovo metropolita di Napoli, S.E. Monsignor Domenico Battaglia e, dulcis in fundo, c’è stato l’intervento del sindaco, che ha annunciato la delibera della giunta, in base alla quale una piazza di Casoria verrà intitolata a Monsignor Piscopo. Ha fatto poi seguito la presentazione del libro già citato da parte del professor Matarazzo, che ha, prima di tutto, sottolineato il suo legame con Casoria  per poi delineare  quanto le testimonianze riportate materializzassero, dinanzi ai suoi occhi, lo sguardo di padre Piscopo, sguardo, com’egli ha detto, che andava oltre, sguardo attraverso il quale “don Maurino” caricava su di sé i problemi altrui per poi adoperarsi, con ogni mezzo, affinché si risolvessero. Così come sul treno destinato a Lourdes voleva che si celebrasse la Messa e si pregasse costantemente, così nella sua vita fu la preghiera a muovere  lui stesso e quanti lo circondavano. Tornando al discorso relativo al Concilio Vaticano II, il professore ha ricordato che Monsignore definì l’evento “concilio  dell’uomo” e l’uomo, nelle sue  più diverse condizioni, fu da lui servito  secondo il dettato di Cristo. La vita di padre Piscopo fu un continuo “rendere grazie” e proprio tale caratteristica  lo rese “segno”, per tutti, di fede, speranza e carità, vissute dal prete e dal cittadino con la stessa intensità. Di lui, il cardinale Sepe disse che rappresentava il volto umano della speranza e infatti, egli si apriva agli altri come un giardino di speranza contrapposto al deserto della disperazione. Se moltissimi parlano ancora di lui e sono qui, stasera, vuol dire che monsignor Piscopo tanto ha donato, tanto ha insegnato, per cui la biblioteca a lui intitolata e la piazza che, in futuro, porterà il suo nome sono più che giusti tributi da parte delle Amministrazioni locali, visto che egli  ebbe sempre come interlocutori i politici che si susseguirono durante il suo ministero e tutto ciò fu sempre finalizzato al bene materiale e morale delle anime a lui affidate. Insomma, nella “sequela Christi” don Mauro ha consumato la sua vita, ponendo in primo piano un amore senza frontiere: questa eredità che ci ha lasciato è necessario che continui a dare frutti copiosi, come, nei fatti, fu per monsignor Piscopo>>. Nel saluto finale a Padre Pasquale è piaciuto ricordare che  a don Mauro, che ebbe sempre il sorriso sulle labbra, era gradito che gli si dicesse, napoletanamente: << tenit ‘a capa fresca>> , cosa impossibile per i sacerdoti, oberati da impegni, preoccupazioni, doveri e urgenze spirituali del loro popolo, ma ben si addice a chi vive la Buona Novella nello spirito della gioia, gioia che viene dal donare tutto se stesso, cosa in cui Monsignor Mauro Piscopo fu maestro e, quindi, esempio da imitare oggi, domani e sempre.

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