l43-salicelle-camorra-150522162515_bigIl quartiere Salicelle di Afragola, il parco Verde di Caivano, Parco dei Pini a Casoria, sono quei posti che i “visitatori” di passaggio guardano con curiosità. Definiti “quartiere ghetto” o “dormitori”, in questi grossi palazzoni di periferia puoi incontrare persone, che sentono addosso la povertà, quella che ha molte facce, che vivono in luoghi e contesti senz’anima, con pochi servizi e costretti a convivere con sogni irrealizzabili. La scuola in queste zone di “frontiera” viene vista da molti giovani ragazzi come una nuova possibilità, come forma di riscatto, qualcosa che da futuro, speranza, per altri, invece, qualcosa di inutile, un banco da “riscaldare” o una sorta di gabbia da uscire al più presto. In questi giorni, ascoltando alcuni docenti, mi hanno raccontato dei loro problemi, delle difficoltà quotidiane che incontrano ogni giorno a scuola: aule senza luce, mattonelle del pavimento e dei rivestimenti che saltano all’improvviso, infiltrazioni d’acqua. “Ho dovuto riparare le mattonelle della mia aula, dopo varie richieste al sindaco della città e dopo vari appelli caduti nel vuoto, ho proceduto ai lavori necessari per consentire ai miei alunni di seguire le lezioni in maniera decorosa” queste le parole che mi sono state affidate da un insegnante della scuola Europa Unita di Afragola. Ad Arpino a Casoria le cose non vanno meglio, una maestra mi dice: “non è facile parlare di “buona scuola” quando i bambini vedono quotidianamente violati i loro diritti, la didattica, inutile nasconderlo, ne risente, i tagli hanno polverizzato le risorse destinate all’istruzione pubblica e qui i ragazzi hanno paura di crescere”. I bambini, di solito, hanno paura del buio, dei dottori, dei tuoni e mi sono chiesto perché hanno paura di crescere? La motivazione che mi è stata data: diversi alunni si fanno bocciare volontariamente perché hanno paura del futuro, di essere abbandonati dai genitori, di trovare un occupazione una volta usciti dalla scuola, di proseguire gli studi non avendo i soldi necessari per mantenersi. I piccoli “Peter Pan” dei quartieri, delle scuole medie, che non sognano, che non vogliono crescere, perché non sanno e non vogliono rinunciare alla fantasia, rappresentata e manifestata dal luogo incantato in cui vivono, in questo caso, “l’Isola che non c’è” è rappresentata dalla scuola anche se di periferia o di frontiera che offre a loro poco ma quell’opportunità di conoscenza, di studio.  I Bambini di “frontiera”, che a denti stretti affrontano la vita, che percepiscono il mondo esterno come insicuro, minaccioso, riflesso di un disordine emotivo interiore, costretti a respirare aria intrisa di promesse non mantenute, in contesti degradati e abbandonati a se stessi. Sono i nostri bambini, quelli che vogliono farcela, ma hanno paura di un mondo che molte volte li lascia soli, senza speranza, che non li accompagna adeguatamente. I nostri bambini che sognano un futuro migliore, fatto di crescita, di studio, di nuove opportunità. Diamo a loro una scuola di normalità, di strutture che li facciano stare al sicuro ma soprattutto sosteniamoli, sono il nostro futuro!

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