donna(Santolo Verde) Il risultato delle elezioni regionali in Francia segnano un momento importante se non decisivo nella storia politica e sociale non solo francese ma di tutto il mondo. I risultati elettorali di queste ore ci danno spunto su alcune riflessioni del problema della donna nella società moderna.
L’emancipazione femminile è uno degli argomenti centrali della nostra società. Sin dall’Ottocento vi furono donne che cercarono di lottare contro la disuguaglianza e la sottomissione all’uomo, e purtroppo, nei paesi del Terzo Mondo, è presente tutt’ora. Nel passato l’unica parola che veniva in mente per giustificare tali atti è “ignoranza”. Oggi la maggior parte delle persone ha evoluto il proprio pensiero passando dal degrado sociale alla giusta visione delle cose e delle persone. Perché emancipare la figura femminile? Considerata figura inferiore nell’antichità, così tanto da non partecipare alla vita sociale e politica del tempo nell’antica Roma la donna era sottomessa all’uomo, non aveva diritti, solo doveri.
IL MONDO ISLAMICO E L’ORIENTE
Perché in paesi come l’Arabia, L’Iran, L’Afghanistan o l’India è rimasta questa situazione pessima?
Un cambiamento e uno sviluppo vero non avverrà nel mondo arabo senza un cambiamento essenziale della condizione femminile. Sono passati meno di tre anni e ci troviamo di fronte ad una situazione a dire poco buia sui frutti della cosiddetta Primavera araba.
Di recente é stato pubblicato un rapporto internazionale sulla condizione delle donne nei paesi arabi. Non è un mistero che tutti e nessuno escluso si aggiudicano gli ultimi posti al mondo per quanto riguarda rispetto e tutela dei diritti delle donne. Con mille difficoltà, le donne avevano fatto passi da giganti, ma dove purtroppo, questa cosiddetta Primavera ha azzerato i vantaggi ottenuti e ha rimesso tutto in discussione. Tutte le Costituzioni nel mondo arabo, là dove ci sono perché alcuni paesi del Golfo non hanno una vera e propria Costituzione, evitano di affrontare in modo chiaro questo tema.  Nessun accenno all’uguaglianza e alla parità tra i sessi, ma solo un’uguaglianza generica, non traducibile in leggi e chiari diritti.
Esiste un’emarginazione sistematica della donna, alla quale viene negata qualsiasi partecipazione e rappresentanza nella vita politica e sociale del proprio paese. In tanti paesi del Golfo, le donne non solo non possono entrare in politica e candidarsi ma non hanno nemmeno il diritto di voto.
E non basta. In Arabia Saudita, ad esempio, una donna non può viaggiare, studiare, sposarsi e neanche sottoporsi ad un intervento chirurgico senza il permesso del suo tutore. L’accesso femminile allo studio in tutti i paesi complessivamente non supera il 20%, mentre in media solo il 30% delle donne lavora: un danno economico enorme per società ricche in teoria ma povere in pratica. Il ruolo principale della donna araba è sposarsi giovane, quindi lo studio non è necessario. Lo scandalo delle spose bambine nello Yemen è ancora su tutti i giornali, e si parla poco delle bambine siriane vendute come spose nei campi profughi, che e’ una tristissima realtà’.
In Afghanistan  Le donne hanno lottato per ottener le minime libertà individuali e per una riforma della società dominata dai maschi: ancora oggi la violenza contro le donne in tutto il paese è molto alta, anche se la situazione sta poco per volta progredendo grazie anche all’aiuto della comunità internazionale.
In Corea del SUD invece le donne hanno sperimentato un’ampia gamma di cambiamenti sociali negli ultimi decenni, a seguito del cosiddetto “miracolo sul fiume Han” che ha portato ad un’impennata di tutta l’economia del paese; soprattutto il miglioramento dello status sociale della componente femminile nel corso degli ultimi 30 anni si è rivelato progressivamente graduale ma inarrestabile, divenendo così praticamente uguale a quello degli uomini in moltissimi settori (occupazione, educazione, partecipazione politica).
Tuttavia, nonostante queste innumerevoli prove d’uguaglianza ufficiale, questa continua ad esser carente in altre parti del sistema sociale, come la scarsità di donne nei settori più altamente professionali, lo squilibrio prevalente nei lavori di casa a tutto discapito delle donne, infine un costante aumento di violenza nei loro confronti, sia come violenza domestica che come violenza sessuale. La società sudcoreana rimane ancora parzialmente radicata nel patriarcato.
La condizione della donna nella civiltà cinese è stata oggetto di grandi variazioni. In generale, possiamo affermare, che prima del periodo di Confucio, ella beneficiò di un certo rispetto. La Cina allora, era famosa per l’importanza che dava alla vita familiare. La ragione di ciò è da ricercarsi nel fatto che la madre cinese, costituiva l’asse attorno al quale, ruotavano tutti i membri della cellula familiare. La donna era, per di più, la sorgente dell’esistenza della famiglia e rappresentava, a questo titolo, l’autorità familiare. Nella Cina antica, infatti, l’individuo portava il nome della stirpe materna (matrilinea) e non paterna (patrilinea): il sistema d’identificazione era dunque matriarcale. Uno degli elementi che compongono il carattere cinese (ideogramma) significante “cognome” rappresenta la donna. Gli storici attribuiscono l’origine dei guai, per la donna cinese, all’avvento del regime feudale, durante il quale, la condizione della donna si deteriorò tragicamente. Abbassata ad un rango subalterno, la donna conobbe così tutti i tormenti dell’umiliazione e del disprezzo. In perpetua dipendenza dall’uomo, la sua vita scorreva nell’obbedienza, privata di tutti i diritti economici e sociali. Considerata come un minore a vita, non poteva rendersi indipendente e l’uomo le assicurava la sua tutela permanente in ogni campo. Non riceveva nessuna istruzione, consacrandosi totalmente ai lavori domestici. Doveva tagliare i capelli all’età di quindici anni e sposarsi a venti. Il padre sceglieva per lei lo sposo servendosi della mediazione di un sensale. Le donne vivevano nello spazio della casa a loro riservate e raramente si mescolavano agli uomini. L’usanza di fasciare i piedi, vivido simbolo della soggezione della donna, sopravvisse e fiorì per secoli. Il costume era parte integrante di una società patriarcale che inculcava nelle donne l’obbedienza. Una dama virtuosa accettava passivamente la sua condizione d’inferiorità intellettuale e rimaneva tagliata fuori dal mondo esterno. Opporsi alla fasciatura era cosa impensabile, significava ribellarsi alle tradizioni cinesi, che miravano a mantenere una netta divisione tra uomini e donne. Innamorarsi era considerato quasi una vergogna, un disonore per la famiglia; non perché fosse tabù – dopo tutto, l’amore romantico aveva in Cina una tradizione venerabile – ma perché si riteneva che i giovani non dovessero trovarsi esposti a situazioni in cui ciò potesse accadere, sia perché incontrarsi era giudicato immorale, sia perché il matrimonio era considerato innanzi tutto un dovere, un accordo tra due famiglie. Naturalmente era considerato altamente encomiabile che una donna si sottoponesse fin dalla prima infanzia al temuto dolore della fasciatura dei piedi con stoica rassegnazione e che trattenesse le lacrime per compiacere alla madre e conformarsi così ai canoni della bellezza sanzionati nei secoli. Il successo o il fallimento della fasciatura (fatta dalla madre stessa) dipendeva dall’abilità con cui veniva stretta la benda intorno a ciascun piede.
IL RUOLO DELLE DONNE IN OCCIDENTE
Le donne occidentali hanno raggiunto molti obiettivi, votano, hanno diritti, non sono più sottomesse all’uomo. Gli stati occidentali, come detto sopra, hanno deciso di dividere la sfera politica da quella religiosa per le esperienze avute nel corso dei secoli. Nella cultura orientale la donna è vista solo ed esclusivamente come uno strumento per la riproduzione, ossia, la donna può essere solo madre, non ha altri diritti. Come è noto, agli uomini è concesso avere più mogli, con la condizione che sia riservato a tutte lo stesso trattamento. Ancora oggi, quando sentiamo alla TV notizie sulla condizione della donna nei paesi islamici, la nostra reazione è di sdegno nei confronti di un sistema che ci sembra poco evoluto. In realtà dovremmo soffermarci a pensare che, sebbene le leggi occidentali siano più garantiste rispetto a quelle del mondo islamico, anche noi viviamo in una situazione di precarietà e di insicurezza. Difatti, sempre più spesso tra i fatti di cronaca vengono descritte violenze ai danni del sesso femminile. Senza ritegno ancora oggi c’è chi approfitta della donna, senza curarsi che le ferite inferte resteranno dentro per tutta la vita.
Innanzitutto, a dispetto di quello che comunemente si dice, bisogna sempre denunciare gli abusi subiti e confidare nel lavoro delle forze dell’ordine, delle associazioni e dei servizi sociali di zona. In ogni paese, per quanto evoluto possa essere, la piaga della violenza sulle donne non si placa ed allora non rimane altro che reagire creando una rete di solidarietà.
Innanzitutto, a dispetto di quello che comunemente di dice, bisogna sempre denunciare gli abusi subiti e confidare nel lavoro delle forze dell’ordine, delle associazioni e dei servizi sociali di zona.
Ricordarsi che le piccole violenze quotidiane nei posti di lavoro o in qualsiasi altro luogo non sono meno gravi degli abusi che quotidianamente vivono le donne dei paesi islamici o dei paesi africani. Le loro violenze, a differenza di queste, sono solamente consentite dall’ordinamento giuridico.
A volte poi ci sentiamo impotenti rispetto ai fatti di cronaca; ma tutte noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa. Anche solo essere vicino ad una donna vittima di violenza offrendo il nostro conforto è un grande gesto, simbolo di solidarietà e di comprensione.

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