Il liceo classico – scientifico statale Vittorio Imbriani, un gigantesco complesso scolastico di Pomigliano d’Arco è diventato il centro della polemica di inizio febbraio.

Tutto iniziò pochi giorni fa con l’annuncio del convegno “Merito e innovazione” per la mattina del quattro febbraio nel quale furono premiati gli studenti meritevoli e soprattutto fu sottoscritto un accordo con il Ministero Sviluppo Economico (MISE). Presenti Domenico Toscano, preside del liceo; Salvatore Giuliano, Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR); Luisa Franzese, Direttrice Generale dell’Unione scolastico regionale (U.S.R.) per la Campania; e soprattutto il Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, Ministro dello sviluppo economico, Ministro del lavoro e delle politiche sociali e ovviamente leader del Movimento 5 stelle, Luigi di Maio.

Venerdì primo febbraio, Maurizia di Buono, rappresentante d’Iistituto del Liceo Imbriani ed esponente dell’Unione degli Studenti di Pomigliano d’Arco pubblicò sul suo profilo facebook una lettera aperta al Vicepresidente sulla sua visita e su come il preside dell’Istituto attraverso i docenti avesse fatto arrivare agli studenti la raccomandazione di non contestare l’illustre concittadino e l’assoluto divieto di fare domande al Vicepresidente. In questa lettera la di Buono non si limitò solo a denunciare il diktat del preside, ma descrisse anche i numerosi problemi dei complessi scolastici di Pomigliano d’Arco: l’esorbitante affitto che la città metropolitana deve pagare per un edificio vecchio e in condizioni disastrose; la denuncia dell’accordo con il MISE e di tutto il programma scuola-lavoro, definito nel particolare caso di Pomigliano d’Arco come un’occasione ghiotta per la FIAT di sfruttare manodopera a basso, anzi gratuito, costo, mentre allo stesso tempo continua i licenziamenti; una lotta alla droga fondata esclusivamente sulla repressione a suon di telecamere e di cani antidroga con nessun attenzione al recupero dei ragazzi e delle ragazze.

Ovviamente la lettera aperta fece il giro del web e arrivò sui principali quotidiani nazionali sollevando il classico e gigantesco polverone mediatico. Polverone non fermato, perché il preside dell’Imbriani confermò la linea dura affermando sulle pagine del numero del Mattino del tre febbraio di avere pronte note con conseguenti cinque in condotta per tutti quei studenti che si fanno o peggio metteranno in pratica “idee strane” sul convegno di domani.

Lunedì quattro febbraio. Di Maio tornò al suo vecchio liceo e tutto sembrò andare per il verso giusto: Vicepresidente, preside e studenti meritevoli al convegno; i restanti studenti esclusi in compagnia dei membri del S.I. Cobas fuori a manifestare pacificamente il proprio dissenso. Il convegno si svolse tranquillamente tra congratulazioni, parole di incoraggiamento agli studenti e pure qualche battutina del Vicepresidente, tutto si concluse con le domande dei giornalisti sui più disperati argomenti dalla TAV alla polemica sulla scorta revocata a Sandro Ruotolo.

Qualcosa accadde alla fine del convegno: il Vicepresidente esce dal retro per motivi di sicurezza, i manifestano lo accusano di fuga e di incapacità di confrontarsi gli studenti. Le forze di polizia schierate allontanano gli studenti per liberare la strada, addirittura un accerchiamento, gli studenti reagiscono non solo indietreggiando, ma inginocchiandosi con le mani dietro la testa. I manifestanti giustificano tale gesto con la paura dei giovani studenti nel vedersi accerchiati, i maliziosi sorridono a un tentativo maldestro di creare una boutade. La foto fa il giro del web, rimpallata e twittata da esponenti del PD, Liberi Uguali, Sinistra e libertà, e i piccini partiti della galassia della sinistra radicale. Giustamente sveglissimi gli esponenti dei primi due gruppi paragonano il tutto al Venezuela di Maduro.

Deve intervenire Manuel Masucci, coordinatore dell’Unione degli studenti con un’intervista a OPEN: il gesto degli studenti è stato un gesto di protesta che richiama le recenti proteste parigine e in particolare quella di Mantes-la-Jolie. Negli stessi istanti Di Maio attraverso il suo staff afferma che anche gli studenti presenti nel sala del convegno sono potuti intervenire con delle domande, inoltre l’intervento della polizia è stato causato dalla notizia che alcuni rappresentanti del S.I. Cobas volevano bloccare la strada per impedire il passaggio della macchina con all’interno il Vicepresidente.

Questi ultimi non confermano e ne smentiscono.

Alla fine… Tanto tuonò che piovve…

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