Il Presidente della Repubblica attraverso il Direttore dell’Ufficio di Segreteria, Simone Guerrini, dopo soltanto dieci giorni dalla sua lettera, ha risposto alle considerazioni che il piccolo Ascanio Guglielmini, tredicenne di Casoria, aveva inviato al presidente Sergio Mattarella attraverso una sua lettera il 12 marzo scorso.

” Carissimo Ascanio, il Presidente della Repubblica ha ricevuto la tua affettuosa email e mi incarica di ringraziarti per averlo reso partecipe delle emozioni che provi in questo delicato periodo di isolamento, a causa del coronavirus che sta colpendo, purtroppo, tutto il mondo.”
Nella sua lettera il piccolo Ascanio aveva espresso al presidente Mattarella il suo desiderio di parlare dei vaccini perché: “…non ce la faccio più, vorrei tornare alla normalità e non voglio più fare la Dad perché voglio tornare a scuola, quindi se lei facesse arrivare più presto i vaccini sarebbe una cosa grandiosa…”
Un proposito che lo studente della scuola secondaria Padre Ludovico da Casoria avrebbe voluto esprimere personalmente al Capo dello stato in un incontro.
Un desiderio che almeno per il momento dovrà restare tale: “riguardo al tuo desiderio di incontrare il presidente – scrive Guerrini – mi dispiace molto doverti dire che, al momento, non è proprio possibile assecondarlo.”
“Invitandoti ad avere pazienza e a continuare a rispettare le regole, sperando di poter riaprire in sicurezza le scuole – certo che presto, tutti insieme grazie al vaccino sconfiggeremo il covid-19 – il Presidente Mattarella invia a te e alla tua famiglia i più cordiali saluti e auguri, a cui aggiungo con piacere i miei personali. firmato Simone Guerrini.
È sempre bello che un Capo dello Stato incarichi il direttore della sua segreteria di alimentare la speranza di un bambino in un Paese che pur ferito gravemente riuscirà a superare uno dei periodi più difficili della sua storia con il sacrificio e la collaborazione di tutti, a tutti i livelli.
Perché in fondo il coraggio di Ascanio di prendere carta e penna e scrivere a Mattarella è la speranza che accomuna tutti gli studenti italiani, vittime di quel surrogato di scuola chiamato Dad.
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