Home Cultura Il punto di vista delle donne in camera da letto

Il punto di vista delle donne in camera da letto

146
0

Ovidio scriveva: “Fingi gioia con parola bugiarda… offri credibilità col movimento e con gli occhi: mostrino il piacere sia le parole sia il respiro affannoso”.
Orbene, le romane fingevano a letto! Ciò, presumibilmente, allo scopo di appagare l’ego del proprio amante altrimenti per accelerare i tempi. Il che veniva trovato più che plausibile, giacché l’organismo muliebre era ritenuto enigmatico, indecifrabile, misterioso all’osservazione maschile. Ci si interrogava, difatti, sulla meccanica del corpo femminile e sul modo in cui una donna potesse pervenire al piacere. Ebbene, due erano le principali scuole di pensiero degne di nota. Alcuni affermavano che fosse fisicamente inammissibile per una donna conseguire l’apice del piacere. Altri, invece, come Galeno, ritenevano che anche per la donna fosse fattibile raggiungere l’orgasmo e che ciò avrebbe spinto alla produzione di una sorta di sperma nell’attimo più febbrile dell’amplesso. Comprensibilmente, tale umore, individuato dal medico, non era altro che il liquido lubrificante diffuso dalla donna nel corso dell’eccitazione. In conclusione, il medico riteneva che ambedue gli sperma, maschile e femminile, partecipassero al piacere sessuale, contribuendo a veicolarlo. Dato il ruolo attivo e la valenza dell’atto sessuale per l’uomo, le donne dovevano, soventemente, fronteggiare la foga maschile ed evitarla, senza pronunciare perentoriamente “No, grazie!”. La donna doveva farsi agognare, così da accrescere il desiderio nell’uomo, creandogli la speranza di esser sul punto di riuscire a conquistarla, per poi differire siffatta persuasione. Tra le cospicue scuse adoperate per rinviare anche all’ultimo momento un appuntamento amoroso o un’infiammata notte di passione, ce n’era una, forse forse forse imperitura: il mal di testa! Un’altra scusa molto usata era costituita dai divieti e dai giorni d’astinenza sessuale imposti dalla venerazione della dea Iside, il cui culto era, in effetti, parecchio seguito dal gentil sesso. Occorre riflettere sul fatto che nessun romano fosse a conoscenza con esattezza di quali fossero queste giornate. Così, i macho man erano agevolmente abbindolati, beffati, gabbati con elegante grazia. Le romane, tuttavia, erano consapevoli che non bisognasse negarsi eccessivamente ad un uomo: il rischio era la perdita dell’interesse. Lo stesso poeta Ovidio scriveva: “Negati molte notti, fingi un dolore di testa, un’altra volta Iside ti fornirà pretesti. Poi ricevilo, affinché non contragga l’abitudine di sopportare e non venga meno un amore troppo spesso rifiutato.”

Articolo precedenteCapodanno 2021 l’inciviltà prevale sulle Ordinanze
Articolo successivoLa calza sospesa, un semplice gesto dall’immenso valore
Docente di Lingua e cultura greca e Lingua e cultura latina presso il Liceo “Filippo Brunelleschi”; curatrice di un blog letterario; promotrice d’iniziative culturali.