A cura di Valentina Busiello – Professore di Biotecnologie applicate alla Patologia vegetale (Biotecnologie Fitopatologiche) e Direttore del Dipartimento di Agraria (ex Facoltà di Agraria) dell’ Università di Napoli Federico II.

“ In Didattica a distanza, abbiamo laureato piu’ di 100 studenti, tante riunioni con i colleghi, anche fino alle 22,00 di sera”.

Professore Matteo Lorito, parlando delle eccellenze, da illustre professionista quale e’, ci illustra la sua brillante carriera, e l’Universita’ ai tempi dell’emergenza nel Mezzogiorno italiano, come sta’ affrontando le problematiche di questa situazione, e come sta’ funzionando questa didattica a distanza, soprattutto nel Dipartimento di Agraria, parlando del settore agroalimentare?

“All’epoca, mi iscrissi a Biologia a Napoli, ma quello fu’ l’anno del terremoto con tutta l’area tradizionale della biologia al centro di Napoli in grande difficolta’ anche strutturale, quindi dopo circa 1 anno mi trasferii all’Universita’ di Siena dove ho completato gli studi. Poi mi appassionai alla ricerca, riscendo a vincere una borsa CNR su Napoli. Sono quindi partito per gli Stati Uniti, e li’ ho continuato per un po’ di anni il lavoro di Ricercatore e docente alla prestigiosa Università Cornell. Nel 1994-95 insieme a mia moglie Sheridan Lois Woo di nazionalita’ Canadese, oggi professoressa al Dipartimento di Farmacia della Federico II, ci siamo trasferiti alla Federico II da Cornell, dove ci eravamo conosciuti ed innamorati. Rientrati a Portici all’allora Facoltà di Agraria, abbiamo messo su’ un laboratorio internazionale dove sviluppiamo prodotti alternativi ai fitofarmaci e ai pesticidi per rendere la produzione agraria più sostenibile. Le nostre ricerche hanno generato nuovi antiparassitari a base biologica oggi presenti sul mercato internazionale e che hanno contribuito significativamente a ridurre l’inquinamento dell’ambiente e dei prodotti alimentari dovuto all’uso dei pesticidi di sintesi. Ho anche fatto parte di una commissione internazionale che ha presentato al Presidente Obama nuove tecnologie di protezione delle colture poi implementate nella politica produttiva degli USA in campo agroalimentare. Siamo riusciti mettendo insieme ricerca di base e applicata, e piano piano siamo cresciuti diventando un laboratorio internazionale. Sono alla guida del Dipartimento di Agraria da 5 anni, avendo prima svolto tutti i ruoli intermedi, come Direttore di un vecchio Dipartimento pre-riforma, Presidente di Scuola di Dottorato di Ricerca, Presidente di Corso di Studio, delegato Erasmus, ecc.. Da 6 anni sono nel Senato Accademico del mio ateneo, prima come rappresentante dei professori ordinari poi come uno dei rappresentanti dei Direttori di Dipartimento, e al momento sono impegnato in campagna elettorale in qualità di candidato alla carica di Rettore, in un prosieguo post Manfredi. “ Direi che il Mezzogiorno oggi rappresenta sicuramente un contesto con molte eccellenze dal punto di vista Universitario, anche se è opinione comune che la vita Universitaria nel Meridione d’Italia e’ quotidianamente piu’ complicata per la mancanza di servizi e strutture, sia universitarie che territoriali, spesso come conseguenza di poca attenzione da parte della politica locale ”. Le Universita’ del Mezzogiorno sono molto produttive, tant’è che i nostri laureati sono richiesti in giro per il Mondo, molto facile trovarli ai vertici delle grandi Aziende, anche delle strutture pubbliche. Non solo, rispetto al fenomeno che comunque esiste, di studenti Universitari che prendono la laurea triennale nelle Università Regionali del Meridione, e che poi si trasferiscono al Nord per le lauree Magistrali, e’ chiaro che la loro preparazione a volte e’ anche mediamente superiore a quella degli studenti “settentrionali” o quanto meno comparabile. Quindi non c’è un problema di qualita’ della didattica universitaria che differenzi il Sud dal Nord o della preparazione complessiva dei laureati. Questo, nonostante ci siano indicazioni, tutte da confermare e basate sui risultati delle prove invalsi, che la preparazione scolastica pre-Universitaria potrebbe essere generalmente di livello inferiore nelle regioni Meridionali. Se così fosse, sarebbero ancora più evidente l’impegno e la capacità della classe docente nelle Università del Sud. Peraltro, potremo dire su questo che l’emergenza Covid con tutti i suoi aspetti drammatici e negativi sta’ evidenziando, visto che l’erogazione della didattica è sostanzialmente tutta a distanza su scala nazionale, come non ci siano differenze sostanziali di qualità della didattica tra le grandi università del Nord e quelle del Meridione a parità di condizioni ambientali.

Peraltro, molti ritengono che la capacita’ dei meridionali di affrontare con spirito adattativo e grande inventiva gli stati di crisi e di emergenza aiuterà a immaginare e sviluppare in alcune del sapere nuove modalità e modelli di didattica integrata. Infatti, quello che l’emergenza Covid ci ha insegnato è che il mondo andrà verso una pluralità di modelli di didattica, con la didattica on line che diventa un moltiplicatore, un amplificatore della nostra efficacia didattica, dove la didattica in presenza rimane fondamentale e prioritaria (le Università sono Comunità di individui la cui forza deriva dall’interazione prima di tutto in presenza). La didattica a distanza potrebbe consentire di raggiungere studenti che normalmente non verrebbero in classe per varie difficolta’, magari sono studenti lavoratori, o hanno problemi in famiglia, o difficolta’ a raggiungere la sede perche’ i trasporti pubblici non sono sempre cosi’ efficienti. Tant’è che personalmente, pur consapevole delle difficolta’ di instaurare un dialogo e un’interazione efficace con gli studenti attraverso uno schermo di computer (siamo ben lontani dal parlare ad una classe dal vivo), ho comunque apprezzato una grande partecipazione con una classe mai stata così numerosa come quest’anno. Potremo dire che l’integrazione della didattica frontale con gli strumenti on line puo’ diventare uno importante strumento (se usato in una misura adeguata) per aumentare l’inclusivita’ della nostra azione formativa e la sua diffusione nella società e nei territori.

Professore Lorito, ci illustra una sua breve riflessione sul tema della didattica e ricerca postcovid?

“Devo dire che la didattica a distanza non e’ la stessa cosa come in presenza, ci sono dei pro e dei contro”. Anche gli studenti scalpitano a voler tornare in aula. Stiamo riaprendo i Dipartimenti per la Ricerca, e speriamo di accogliere gli studenti dopo l’estate. Nella Ricerca, l’aspetto positivo e’ che c’è un’attenzione rinnovata a livello Nazionale, dove prima non sembrava essere così nelle scelte del governo, e questo e’ importante. Ci si è resi conto che la ricerca di base e applicata (le due sono in realtà imprescindibili)  sono fondamentali anche per gestire un’emergenza che prima di tutto ma non solo di natura sanitaria. Una volta superata questa ci vorrà sicuramente qualche anno per superare le conseguenti emergenze economiche e sociali. Ovviamente anche le grandi Universita’, specialmente quelle pubbliche, potranno subire i contraccolpi di una prossima fase recessiva. Ma abbiamo gli strumenti per affrontare quello che ci aspetta, e dobbiamo essere noi bravi a prendere il toro per le corna.

Professore Matteo Lorito, ci illustra il suo Dipartimento di Agraria d’eccellenza?

“Direi che in tutto questo scenario complesso, dobbiamo notare come tutto il settore Agroalimentare ha retto nel momento della crisi”. Immaginiamo cosa sarebbe successo se la filiera agroalimentare fosse stata fortemente limitata dalla mancanza di trasporti, manodopera, disponibilità delle risorse ecc. Se, oltre quella sanitaria, sociale, ed economica, dovuta alle distanze sociali che sono state imposte, ci fosse stata anche un’emergenza alimentare sarebbe stata una situazione veramente difficile. Tuttavia questa filiera sta affrontando oggi grandi difficoltà, basti pensare alle mancate forniture al sistema della ristorazione. E’ attuale la discussione sulla mancanza di manodopera nella raccolta dei prodotti primari, sul fatto che i mercati sono stati stravolti da questa situazione, con i prezzi di alcuni prodotti impazziti sia verso l’alto che verso il basso. Nonostante questo la filiera in qualche modo sta tenendo, seppure ci sono settori come ad esempio quello della floricoltura e delle specie ornamentali che sono in ginocchio con perdite che sfiorano l’80-90% dei raccolti e del mercato. In ogni caso noi tutti abbiamo riscoperto l’importanza di avere, aldila’ di tutte quelle che sono le grandi e le complesse problematiche di un Paese moderno come il nostro, una filiera agroalimentare solida e  resiliente rispetto a un grande stato di turbamento sociale ed economico. Ora si tratta di affrontare i problemi che si stanno delineando proprio in queste settimane, e per farlo bisogna avere anche qui’ persone preparate e dotate di una formazione adeguata. Potremmo dire che  filiera ha tenuto e saprà riconvertirsi anche perche’ i nostri imprenditori sono oramai persone dotate di conoscenze e competenze moderne e aggiornate. Oggi e’ difficile trovare un imprenditore agricolo che non abbia una laurea in Agraria, o trovare Aziende Agroalimentari importanti che non abbiano nei loro ruoli molti laureati in tecnologie alimentare o altre discipline affini. Professore Lorito, i corsi universitari che in qualche modo fanno riferimento alle Scienze Agrarie e agroalimentari ancora accolgono molti iscritti?

“Si, e questo riguarda tutti i temi dell’Agroalimentare, e ci aspettiamo che questa emergenza lo evidenzi ancora di piu’, con effetti a livello Nazionale ma particolarmente nel Mezzogiorno. Si tratta di un’area formativa molto attraente con numeri di iscrizioni sempre crescenti negli ultimi anni. Nel caso specifico di Napoli, nel mio Dipartimento stiamo realizzando sempre nuove proposte didattiche, seppur abbiamo il problema oggi di dove mettere tutti gli studenti che decidono di iscriversi ai nostri percorsi didattici nel settore agroalimentare, perche’ esso rimane un settore che fornisce importanti opportunita’ di impiego. Direi che insieme a quello delle tecnologie digitali, forse l’agroalimentare oggi e’ il settore che tiene di piu’ in termini di occupazione post laurea e rappresenta una componente fondamentale dell’economia meridionale. Offre molte possibilità lavorative, non piu’ solo nella produzione agraria, ma per tanti altri aspetti. Tant’è che come Federico II abbiamo fatto un grosso investimento sulla formazione proprio nel settore agroalimentare. Abbiamo attivato nel giro di pochi anni nuove lauree nel settore Vitivinicolo, ampliando una triennale con un corso di Laurea magistrale in Scienze Enologiche che ha avuto un grande successo. Abbiamo attivato due anni fa un corso di Laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee al Dipartimento di Agraria con la collaborazione di altri 5 dipartimenti (in primis il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali). Con 50 posti a numero chiuso, abbiamo avuto oltre 400 richieste di iscrizione, il che ci ha costretti ad effettuare una selezione forse più stringente di quella di un corso ad esempio di ingegneria. Ovviamente questo successo è dovuto al fatto che abbiamo disegnato un percorso formativo di alto profilo scientifico e professionale. Sempre in un’ottica di una didattica in collaborazione tra diversi Dipartimenti, abbiamo attivato l’anno scorso insieme al dipartimento di Economia, Management e Istituzioni della Federico II, un Corso di Laurea in Hospitality Management, che rappresenta il primo caso di offerta formativa su questo tema in Italia a livello universitario. Anche questo ha avuto un grosso successo, con un numero di partecipanti ai test che e’ il quadruplo del numero massimo acquisibile. Infine abbiamo attivato l’anno scorso anche un Corso residenziale in una delle nostre Aziende Agrarie in Agricoltura di Precisione (Lifestock Precision Farming), dedicato principalmente alla produzione nella filiera lattiero casearia e della carne, questo in collaborazione con il Dipartimento di Veterinaria nell’ambito della nostra Scuola di Agraria e Veterinaria. Si tratta di una Magistrale in inglese destinata anche a studenti stranieri. Tutte queste novità si aggiungono alla classica offerta tradizionale delle Lauree in Scienze Agrarie, Ambientali, Biotecnologie e Tecnologie Alimentari, il che fa della Campania la Regione ad oggi con la più ampia offerta formativa nel settore Agroalimentare rispetto a tutte le altre Regioni d’Italia. I giovani Campani, e quelli delle altre Regioni, hanno quindi oggi una grande possibilità di scelta per quanto riguarda la formazione universitaria in questo settore.

Professore Lorito, ritornando sulla Didattica a Distanza, per il futuro ci saranno sviluppi, magari dei nuovi  Corsi. E come l’innovazione a stravolto i nostri rapporti sociali?

“Direi che la Didattica a Distanza ci ha fatto capire che non esiste un solo modello di didattica che e’ quello tradizionale a cui siamo abituati, ma ci sono piu’ modelli”. La Didattica a Distanza ci consente di integrare i nostri percorsi didattici con contributi che possono venire da qualunque parte del Mondo, diciamo perche’, oramai ci si puo’ collegare sulle piattaforme tutti insieme. Ci consentira’ di disegnare dei percorsi formativi futuri, per esempio, in collaborazione con grandi Universita’ Europee dove ogni membro nazionale dara’ il suo contributo con una formazione a distanza. Utilizzando queste diverse modalita’ che si chiamano Sincrona e Asincrona, cioè vale a dire, se io sono con la mia didattica in diretta, oppure se registro le componenti e la lezione, le metto a disposizione dello studente ma in formato molto diverso e più attraente rispetto al registrare semplicemente la lezione. E su questo la Federico II ha una grandissima eccellenza che si chiama “Federica Web Learning” (è il Centro dell’Università di Napoli Federico II per l’innovazione, la sperimentazione e la diffusione della didattica multimediale), la piattaforma per Didattica a Distanza asincrona, siamo i primi in Europa con diverse centinaia di Corsi gia’ presenti on line. Diciano che questi nuovi strumenti didattici potranno ampliare le nostre offerte, per esempio anche rispetto ad un mercato Estero che dovrebbe includere i Paesi del Mediterraneo, dove veramente il Mezzogiorno si trova pienamente inserito anche da un punto di vista culturale e storico. E’ un mercato che puo’ guardare anche al mondo del lavoro, perche’ oggi e’ chiaro che esiste una necessità di studio continuo, che si chiama “Life Long Learning”, un apprendimento che dura per tutta la vita e che riguarda  un mercato diverso da quello del giovane appena diplomato, un mercato di persone gia’ inserite nel mondo del lavoro che hanno bisogno di aggiornamenti, di imparare cose nuove, seguire in maniera snella percorsi didattici dedicati. Ritengo che le Università del Sud potrebbero portare qualità e innovazione anche in questo ambito. Rimane comunque da ribadire con forza che l’Università così come la intendiamo noi è un Comunità di individui le cui interazioni in presenza, vivendo insieme le strutture universitarie, restano la base dell’azione sociale svolta da un grande Ateneo pubblico come la Federico II. E ritengo che questa caratteristica resti prioritaria e non negoziabile.

Professore Lorito, ritornando alle eccellenze e al Mezzogiorno, so’ che lei ha ricevuto il  Premio Dorso, essendosi speso per promuovere le eccellenze del nostro  Mezzogiorno. E’ ancora così attraente il nostro Meridione con le sue strutture di ricerca e didattica?

“ Si, direi specialmente in alcune aree del sapere. Ho fatto personalmente la scelta di ritornare in Italia, dopo diversi anni di lavoro Universitario negli Stati Uniti”. Ho avuto un’opportunita’ molti anni fa’, che non era ne economica, ne una necessita’  di famiglia, perche’ mia moglie e io eravamo tranquillamente strutturati negli Stati Uniti dove ho lavorato benissimo, non era un’opportunita’ personale, ma di sviluppare un nuovo progetto interessante a beneficio del mio territorio di origine. Ho colto la possibilità di sviluppare un nuovo progetto con risorse e spazi che mi è stata offerta dalla Federico II, e da qui il mio ritorno a Portici. Pur non essendo un laureato in Agraria (sono un Biologo o meglio un Biotecnologo) ho scelto di ritornare al mio Sud forse anche sulle ali di un’incoscienza tipica dell’età giovanile, riuscendo peraltro a convincere una ricercatrice americana a seguirmi. Ci abbiamo creduto, e devo dire che e’ una scommessa che abbiamo vinto perche’ oggi il nostro Dipartimento con il contributo di tutti i docenti e’ uno dei Dipartimenti di eccellenza del settore Agroalimentare in Italia sia per la Ricerca che per la Didattica. Peraltro anche mia moglie Canadese si è perfettamente integrata nel nostro territorio.

Professore Lorito, sulla Ricerca Agroalimentare ci sono sviluppi? “La Ricerca Agroalimentare oggi e’ una Ricerca estremamente interessante, perche’ ampiamente multidisciplinare. Se valutiamo il numero di settori Scientifico-Disciplinari (essi raggruppano i docenti in base alla disciplina nella quale insegnano e fanno ricerca), rispetto ad una media di 15/20 per Dipartimento, il mio Dipartimento di Agraria ne accoglie oltre 40.Oltre agli agronomi, abbiamo Ingegneri, Economisti, Medici, Genetisti, Botanici, Informatici, Microbiologi, Patologi, Entomologi, Veterinari, Enologi, Tecnologi Alimentari, Chimici, Matematici, Fisici, Ecologi, Biologi, Biotecnologi ecc. Quindi, la ricerca nel settore agroalimentare è per sua natura transdisciplinare, e questa rappresenta una grande ricchezza anche nei momenti di crisi. Nel nostro Dipartimento abbiamo molti esempi di progetti (circa 250 in corso con budget multimilionari) di particolare rilevanza. Penso alla collaborazione con l’ESA, l’Agenzia spaziale europea, che ci ha finanziato e certificato il primo laboratorio europeo di Agricoltura nello Spazio. Peraltro realizzato all’interno di un complesso monumentale di epoca borbonica! Progetto iniziato diversi anni fa con le nostre piante ospitate per esperimenti speciali nella Stazione Spaziale Internazionale. Puntiamo a mettere a punto protocolli per sostenere la vita durante il viaggio verso il pianeta Marte. Abbiamo inoltre tante ricerche molto innovative anche sul monitoraggio ambientale, abbiamo ricerche importanti che sono state presentate anche al Presidente Obama sull’utilizzo di prodotti naturali per il controllo delle malattie delle piante, quindi riducendo la chimica in agricoltura. E poi ancora molte linee di ricerca importanti che producono strumenti a disposizione degli enti territoriali utili ad esempio a valutare la perdita di suono nei territori urbanizzati e quindi a definire progetti sostenibili di sviluppo territoriale. Ho la fortuna di vivere ed operare in un ambiente molto attivo, stimolante e produttivo, anche grazie alla qualità del nostro personale docente e tecnico-amministrativo, e che abbiamo costruito negli anni seguendo una politica che premia il merito e l’impegno, ma in grado di sostenere tutti i nostri ricercatori e nel contempo mantenere una particolare attenzione all’innovazione didattica.

 

 

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