Home Libri & Poesie Il presepe: viaggio nella tradizione e spunti di riflessione

Il presepe: viaggio nella tradizione e spunti di riflessione

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di Margherita De Rosa – Presentato lo scorso 7 dicembre, presso la chiesa del Santissimo Sacramento della Congregazione delle suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, a Casoria, il piacevolissimo volumetto intitolato “Il Presepe, tradizione del Natale a Napoli”, scritto da un redivivo Luca Cupiello, nome dietro il quale si nascondono, volutamente, lo storico Giuseppe Pesce e il versatile professor Ludovico Silvestri, che si attiva da sempre nel sociale, rivelando eccezionali capacità artistiche oltre che umane. Alla presenza del sindaco della città, avv. Pasquale Fuccio, del Preside del Liceo Gandhi, prof. Gennaro Ruggiero, della preside dell’istituto ospitante, prof.ssa Ciervo Eufemia, si è svolta la presentazione, sobria e coinvolgente, di cui è stato moderatore Nando Troise, direttore della testata locale Casoria Due.  I relatori intervenuti hanno sottolineato la necessità di non vanificare quella che è una tradizione da più parti messa in discussione, in virtù di nuove mode e di una religiosità sempre più inficiata dal consumismo: a Napoli, in particolare, il “presepe” è una realtà che si carica di mille significati ed è proprio per questo che gli autori hanno realizzato un excursus storico attraverso il quale si evince  la portata artistica dell’iconografia dedicata a tale soggetto sacro attraverso i secoli, fino a giungere al 1600, secolo che vide venire alla luce la famosa “Cantata dei pastori”, che, come dichiarano gli autori nel testo “contribuì ad accendere di maggior fervore l’arte presepiale: “ proprio nella seconda metà del secolo, infatti, appaiono le prime notizie sulle figure di piccole dimensioni; i figurari cominciano a specializzarsi nella tecnica dei pastori…..i figurari, con botteghe alle spalle dei conventi di san Severino e san Gregorio Armeno, erano attivissimi già alla fine del Seicento”. Il percorso storico poi procede estendendosi per l’intero Settecento, tempo in cui entrarono a far parte del presepe personaggi della realtà quotidiana e quindi il presepe diventa uno spaccato della vita di ogni giorno, che si inserisce, armoniosamente, nello splendido evento della natività. Sempre nel testo si riporta in merito quanto scritto da Roberta Catello: << Nel Settecento i presepi divengono vere e proprie azioni teatrali…connotandosi di accenti mondani e realistici in accordo con la propensione illuminista all’analisi scientifica di tipi e di caratteri. La committenza napoletana, infatti, insisteva sulla richiesta di tipi fortemente caratterizzati, come pezzenti, gozzuti, sdentati e deformi che ben rifletteva il desiderio di evasione dell’aristocrazia e della borghesia>>. Si procede poi con una rassegna dei maggiori artisti-artigiani, per immergersi nei secoli successivi, scenari che hanno visto declinare e poi rinascere questa meravigliosa tradizione. Fanno poi seguito narrazioni relative al tema natalizio di F. Mastriani, di C. Del Balzo, di L. Natoli, di E. Boutet, che consentono al lettore di immergersi in quel miracolo che tale ricorrenza rappresenta per il popolo partenopeo. Come dichiarato dal professor Ruggiero, il Natale a Napoli costituisce una sorta di spartiacque temporale, per  cui tutto ciò che è da farsi al momento va rimandato a festività trascorse, perché il Napoletano entra in una dimensione parallela, fiabesca, in cui, per una breve fase, tutto resta in sospeso, in una sospensione gradevole, quasi surreale, da sogno…già, questa è la magia del Natale di casa nostra, ma il rischio che si corre oggi, più che in ogni altro tempo, consiste nel perdere di vista la motivazione stessa dell’evento: su tale aspetto i relatori sono intervenuti più volte, allo scopo di ribadire che il presepe, per quanto artistico, pittoresco e fantasioso possa risultare, è pur sempre legato alla memoria di un evento che ha mutato le menti e la storia: la venuta di un Dio che si fa bambino, umile e povero, nascendo un una grotta, che si manifesta agli ultimi, è ancora oggi monito finalizzato a trasformare le coscienze, ad abbandonare gli altari della superbia e dell’indifferenza, a ricordare che il più potente degli uomini nasconde delle fragilità, delle debolezze, così come fragile e debole ha voluto rivelarsi Cristo, prima nella mangiatoia e poi sulla croce… Un messaggio, quello del Natale, che va ben oltre le epoche e le mode, per restare imperituro nei secoli: se Dio si è fatto piccolo, l’uomo, come dice papa Francesco, deve fare dell’umiltà il suo segno distintivo: non può trincerarsi dietro l’arroganza che gli proviene dai caduchi poteri umani, ma deve conservare la purezza del fanciullo che pure è in lui, sebbene troppo spesso sacrificato in nome di una fatua felicità, nel cui contesto non c’è spazio per gli altri, siano essi familiari, amici, estranei bisognosi d’aiuto….ecco, Natale è e resterà tutto questo: l’accorrere alla grotta significa proiettarsi in una dimensione nuova, scevra da ogni pienezza di sé, aperta all’accoglienza, alla pace, al perdono vicendevole. Il presepe dunque ci rammenta tali verità di non facile realizzazione e, nello stesso tempo, ci immerge in un mondo incantato, in cui umano e divino si fondono e nel quale, ancora oggi, mille Luca Cupiello si riscoprono bambini nell’allestire, con i poveri mezzi umani, quello che fu il miracolo dell’incarnazione di un Dio che non disdegnò di farsi uomo per essere più vicino ai suoi figli, per condividere con loro le difficoltà di questo passaggio terreno, per portare sulle sue spalle le colpe dell’umanità solo e sempre per amore, perché Dio è amore e l’amore è ciò che ci salverà, ora e in ogni tempo.

 

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