Fonte foto: Ansa

Il primo trofeo di questa strana stagione, più unica che rara, lo vince il Napoli. Gattuso è riuscito a dare al Napoli quella sicurezza di squadra che sembrava essere stata smarrita nel 2019. La premessa da fare, necessaria e onesta, è che questo non è ancora calcio: ritmi bassi, poco agonismo e squadre lontane dalle rispettive idee di gioco.

La finale disputata in un Olimpico vuoto, si è chiusa sullo 0-0 con poche emozioni, la più grande, la paratona di Buffon nel finale che ha permesso alla Juve di portare la sfida ai rigori. La lotteria dei rigori, ha visto subito Meret protagonista che ha parato il tiro di Dybala e l’errore di Danilo ha messo la partita in discesa per il Napoli, capace di segnare tutti e 4 i rigori tirati. Vittoria per 4-2, Napoli in trionfo che vince la sesta coppa Italia della sua storia, Sarri che conferma di non riuscire a vincere in Italia e Juve ridimensionata, nel gioco, nel ritmo e nell’agonismo, con un Ronaldo poco incisivo.
Grande felicità tra gli azzurri, il tecnico portato in trionfo per il primo successo in carriera e per l’emozione suscitata dalla recente morte della sorella. Vittoria comunque meritata per la squadra partenopea, che è stata capace, come contro l’Inter, a limitare al minimo la pericolosità degli avversari per poi sfruttare le occasioni.
Al rigore di Milik, è scattata la festa anche in città, migliaia di persone in strada a festeggiare, andando contro tutte le direttive anti covid con assembramenti in molte zone della città. Festeggiamenti forse inevitabili, ma da condannare visto il momento storico che stiamo attraversando.
E’stato preso un rischio assurdo che potrebbe vanificare gli sforzi profusi in questi mesi. Il gesto è stato definito sconsiderato da alcuni esperti virologi che hanno consigliato un monitoraggio di 7 giorni per capire le conseguenze di questi assembramenti.
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