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Il capitalismo digitale dal volto umano

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di Davide Arnold – A circa 100 anni dalla fondazione del partito comunista , quando vennero chiamati alle armi gli operai attraverso la stesura del manifesto di Engels e Marx, il pensiero filosofico di allora sembra sempre più attuale se inquadrato nell’ottica di quello che oggi viene definito il capitalismo della sorveglianza. Nel capitalismo della sorveglianza la ristretta oligarchia di sfruttatori è rappresentata dai grandi colossi della tecnologia come Google, Amazon, Facebook, i quali si appropriano dei comportamenti dei cittadini attraverso l’enorme flusso di dati che viene lasciato in rete, per trasformarlo in dati sui comportamenti e venderlo agli inserzionisti, consentendo a questi ultimi di farci vedere quello che vogliamo, quando lo vogliamo e nel momento in cui siamo più propensi, a fare un acquisto.
Siamo costantemente controllati, registrati e catalogati. Il paradosso è che siamo proprio noi a fornire a questi colossi il più grande volume di informazioni personali, caricando contenuti sui social network, usando la carta di credito, facendo ricerche on-line.
Viviamo in una società dove “Il capitalismo della sorveglianza si appropria di noi senza che noi ce ne accorgiamo, per trasformare e sfruttare i nostri comportamenti per i loro scopi” per usare le parole di Zuboff, una società che si avvicina molto a quella che Orwell descrisse nel suo romanzo di fantascienza distopica “1984”.
Viviamo oscillando tra due mondi, quello offline e quello online, dove qualsiasi azione svolgiamo in uno, non può che ripercuotersi in quell’altro.
Questa nuova forma di capitalismo non può che avere drastiche conseguenze, sulle nostre vite individuali, sulle relazioni sociali, sulle società, arrivando arrivando a falsificare le nostre democrazie (come si è visto nello scandalo Cambridge Analitica).
Questa nuova forma di potere, rappresenta una grave minaccia per la natura umana nel Ventunesimo secolo, proprio come il capitalismo industriale lo era per il Ventesimo. Siamo noi a doverci risvegliare dal sonno, a dover proteggere le nostre idee e a non lasciarci privare della nostra identità. Non dobbiamo lasciare che la natura umana diventi di nuovo un valore di mercato. Quando il capitalismo industriale soggiogava la natura, le sue vittime erano mute. Chi cerca di soggiogare la natura umana sentirà la voce squillante delle sue potenziali vittime, pronte a dare un nome al pericolo e a sconfiggerlo. Il muro di Berlino Est è caduto per molti motivi, ma soprattutto perché i cittadini avevano detto Basta. Anche noi possiamo dar vita a novità “grandi e belle” che ci permettano di rivendicare il futuro digitale come casa per l’umanità. BASTA questa dev’essere la nostra dichiarazione.
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