L’editoriale di questo mese coincide con l’ormai trascorsa festa dedicata ai  lavoratori, il primo maggio. Qualcuno forse ricorda com’è nata la ricorrenza?

In effetti bisognerebbe tornare secoli addietro ossia al 1889 quando si decise, all’interno di un congresso internazionale a Parigi, di promuovere una giornata dedicata interamente ai “manovali”, ai diritti che si erano conquistati e che ancora avrebbero dovuto conquistarsi durante tutte le loro battaglie.

Rammentiamo però che non sempre la festività è stata rispettata: essa venne repressa almeno in Italia, per poi essere ripresa subito dopo la guerra, durante gli anni del fascismo data la continua soppressione di ogni libertà e libero pensiero.

Oggi la festa dei lavoratori, coincidente appunto con il primo maggio, è ormai irrinunciabile: un giorno di gioia e commemorazione, in cui vengono ricordati anche tutti coloro che hanno dato la vita e dedicato un’intera esistenza alla battaglia per fare in modo che le generazioni future arrivassero a ottenere i diritti che oggi gelosamente custodiscono.

Certo “i diritti” per chi ha il “privilegio” di lavorare e di avere un contratto cosiddetto fisso, dato che oggi è diventato soltanto un vantaggio.

Trovare lavoro, si sa, soprattutto al sud Italia, è purtroppo una prerogativa di pochi: in tanti, pur di portare a casa una parvenza di stipendio preferiscono anche lavorare a “nero” senza contratto, senza  paga fissa ne alcuna garanzia.

Non dimentichiamoci poi di altre tipologie di contratto in cui non viene assolutamente rispettato o tutelato lo stipendiato: parliamo dei contratti a progetto, di quelli a provvigione, di accordi per gli apprendisti che in effetti e spesso, non rispettano le prospettive e chi più ne ha più ne metta.

Sembra quasi che quell’antica lotta tra ricchi (aziende) e poveri (lavoratori spesso scioperanti) sia tornata in vigore e il potere resta e resterà nelle mani di quei pochi che lottano solo per ottenere quello che già possiedono le persone di potere: più potere!

Un’osservazione è abbastanza semplice: tutt’ oggi, coloro che hanno avuto la gioia di festeggiare questa ricorrenza, sono davvero pochi: per i più, sfortunatamente, questa giornata ha significato soltanto una delle tante “festive” in cui non si festeggia il diritto del lavoro e la conquista dei lavoratori, ma soltanto una sconfitta per ciò che si desidera tanto ma che risolta tanto, troppo, difficoltoso da raggiungere.

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