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I social, il pericolo del Web

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di Elena Cappiello – A causa di questa pandemia, che ha visto la reclusione forzata di questi giovani; l’influenza che hanno avuto, in questo periodo i mezzi di comunicazione è stata decisiva. L’attenzione dei giovani, costretti alla quarantena nelle proprie case, viene sabotata sempre di più da distrazioni digitali, producendo gravi effetti collaterali, sui medesimi. Internet rappresenta per eccellenza il flusso di distrazione principale ed anche il più pericoloso, qualora si facesse addirittura di essa, un uso eccessivo e non consapevole. Ultimamente, con Instagram, Facebook e in ultimo TikTok, navigare nel web è diventato sempre più pericoloso nonostante gli strettissimi controlli da parte del social network, sui contenuti che possono essere pubblicati, video-sfide (cosiddette Challenge promosse da moltissimi influencer) continuano a impazzare su TikTok, riuscendo in pochissimo tempo a diventare virali fra i giovanissimi. Filmati, che apparentemente sembrano divertenti ma che potrebbero portare, ad un effetto emulazione da parte degli utenti. Difatti, una challenge lanciata da un influencer siciliana, qualche giorno fa, ha scosso il mondo del web. La Polizia Postale di Firenze, coadiuvata dal Procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal Sostituto Procuratore Fabio Di Vizio, hanno denunciato una quarantottenne della provincia di Siracusa, per istigazione al suicidio.  La challenge, presente sul profilo della medesima (profilo seguito da oltre 700 mila followers, per lo più utenti minori) consiste in un video, che ritrae una sfida tra una donna e un uomo, in cui entrambi si avvolgono totalmente il volto, compresi narici e bocca, con il nastro adesivo trasparente, in modo tale da non poter neanche respirare. Il video, risulta essere di sua natura estremamente pericoloso, non solo, perché visibile anche a tutti gli utenti senza alcuna restrizione e potendo divenire cosi anche oggetto di emulazione, da parte di minori, come è già accaduto recentemente; la morte della bambina di 10 anni, trovata impiccata qualche giorno fa, a Palermo forse per un’altra challenge lanciata ancora su questa piattaforma. Ma quello intercettato, dalla Polizia Postale non è l’unico video di sfide messe in piedi, dall’influencer siciliana. Da qui la denuncia alla donna. Secondo l’art. 580 del Codice Penale: Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Le pene sono aumentate se la vittima è minore di quattordici anni o comunque è privata della capacità d’intendere o di volere, in tal caso si applicano le disposizioni relative all’omicidio. Oggi nel mirino del Garante per la Privacy ci sono, anche Facebook e Instagram, in aggiunta a TikTok. L’intervento dell’Autorità, ha aperto, pochi giorni fa, un fascicolo sui due social. Il Garante ha chiesto di fornire precise indicazioni, sulle modalità di iscrizione e sulle verifiche dell’età dell’utente adottate, per controllare il rispetto dell’età minima di iscrizione. Facebook, dovrà inoltre far riscontro, al Garante entro 15 giorni e la verifica dell’Autorità, sarà estesa anche agli altri social, in particolare riguardo alle modalità di accesso alle piattaforme da parte dei minori. Un portavoce di Facebook, ha dichiarato sulla piattaforma: “In questo tragico momento, le nostre più sentite condoglianze vanno alla famiglia della bambina. Sicurezza e privacy sono le più grandi priorità per Facebook e Instagram. Collaboreremo pienamente con l’Autorità Garante per la privacy”. In risposta, anche TikTok, conferma di aver comunicato al Garante della privacy delle linee d’azione in seguito, alle preoccupazioni sollevate. Sostanzialmente il Garante per la Privacy, ha accolto la richiesta dell’associazione Consumerismo No profit, estendendo le sue indagini a Facebook, Instagram e altri social network, piattaforme per le quali avevamo denunciato, la possibilità di iscriversi anche se non in possesso dei limiti di età richiesti dalla legge. Spiega, il presidente Luigi Gabriele: “il problema dei minori sui socialnon riguarda certo solamente TikTok . Proprio in tal senso Consumerismo, ha presentato al Governo e ai presidenti di Camera e Senato l’annunciata proposta di legge per disciplinare l’accesso dei minori di anni 14 alle piattaforme di social network».   Secondo lo psichiatra canadese Norman Doidge, “Il cervello plasma la cultura, la cultura plasma il cervello”; nel libro “The Brain That Changes It Self”, dimostra come la cultura, intesa quale pratica di vita quotidiana e utilizzo delle tecnologie, modelli il cervello e le funzioni mentali. La crisi, che ci sta attraversando oggi, prima ancora che economica è una crisi “interiore”. Stiamo assistendo infatti, ad un indebolimento evidente e progressivo, di quelle che sono le forze mentali e motivazionali, degli individui. Ad “enfatizzare” questo scenario; l’avvento incontrastato della tecnologia, che sta trasformando le persone, in individui disattenti, distratti, assenti e dissociati. Molteplici, sono i fattori sia educativi che culturali; i quali vanno ad incidere sullo stile di vita e a determinare così uno scenario simile. Pietro Trabucchi, docente universitario e ricercatore, nonché preparatore mentale di grandi campioni; nel suo libro “Tecniche di resistenza interiore”, al primo capitolo dal titolo “la società degli zombie e la crisi globale”, ivi, pone l’accento su questa tematica, invitando noi tutti a meditare, su quelli che potrebbero essere, gli effetti inopportuni, che genera su di noi. La televisione, internet, i social network: sono tutti strumenti di distrazione di massa. Se la tecnologia non va demonizzata, dobbiamo essere coscienti poi dei suoi effetti, di ciò che produce; occorre infatti farne un uso consapevole. Secondo Trabucchi: “nella nostra società è presente una forte pressione culturale volta a far sentire le persone deboli, fragili e incapaci di contrastare le normali difficoltà, che la vita ci riserva. Questa dottrina del digitale, non produce soltanto una cattiva regolazione dell’attenzione ma erode anche quello che dovrebbe essere il rapporto con la realtà. Questo continuo dissociarsi dal qui e ora, per relazionarsi altrove, mina il senso di realtà, che si basa sull’esperienza sensoriale del presente! Di conseguenza, diventa difficile, dunque un’elaborazione autonoma delle emozioni e dei pensieri e solo ciò che viene “condiviso” assume un connotato di verità. Ma questa realtà condivisa, è soltanto povera e stereotipata”. Questa costante pressione mediatica, esercitata dalla tecnologia sulle nostre menti; va ad incidere anche su un altro potente fattore culturale ovvero la svalutazione costante dell’impegno personale quale mezzo per il raggiungimento degli obiettivi. Oggi, la nostra società preferisce celarsi dietro il “falso” mito del talento (inteso come dono <<incontrollabile>>), per spiegare il conseguimento dell’eccellenza. Questo falso mito, genera poi negli individui passività e sfiducia verso le proprie possibilità. La distruzione così, di ogni forma di meritocrazia, si associa al far percepire l’impegno personale come strada inutile al conseguimento del successo. Questa cultura mediatica, sta assumendo nella nostra società radici sempre più forti e i giovani, che sono principalmente le vittime sembrano sempre più confusi e tendono così facilmente ad isolarsi, da quello che è il mondo reale.

                                                                                               

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