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I nomi per il dopo Lupi. Delrio, Ermini e Lotti in pole.

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maurizio-lupi_6401In seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi come ministro delle Infrastrutture – causate dall’inchiesta della Procura di Firenze sulle “Grandi opere” e sulle quali è stato forte il pressing di Palazzo Chigi – sono iniziati a circolare sin da subito i nomi dei possibili sostituti alla guida del dicastero di Piazzale Porta Pia. Lupi avrebbe ricevuto regali per sé e per i suoi familiari, ma nel suo intervento alla Camera dei deputati ha sottolineato il fatto di non essere tra gli indagati. Una decisione, quella di rassegnare le dimissioni, definita “saggia” da Renzi.

Una prima ipotesi vedrebbe proprio Matteo Renzi guidare ad interim il ministero almeno fino alle prossime elezioni regionali. Una seconda ipotesi, invece, sarebbe quella di puntare su Raffaele Cantone, il magistrato napoletano anti-mafia che il premier Renzi ha fortemente voluto alla guida dell’Autorità anti-corruzione proprio in seguito allo scoppio dello scandalo sulle tangenti per gli appalti dell’Expo. Altro nome è quello dell’ex sindaco di Bari Michele Emiliano, anch’egli magistrato. Il suo nome era già circolato all’epoca della formazione del governo Renzi. Dalle intercettazioni degli indagati, Emiliano risulta molto temuto come ostacolo alla buona riuscita dei loro malaffari. Anche il nome di Mario Moretti, ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato e messo da Renzi alla guida di Finmeccanica, era circolato prima della formazione dell’attuale esecutivo ed ora è anche egli in lista per sostituire Lupi. Infine, sempre tra i nomi non politici, c’è Andrea Guerra, ex amministratore di Luxottica ed attuale membro dello staff di consulenti di Matteo Renzi. Gli unici nomi politici a circolare in questi giorni sono quelli dell’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, di Luca Lotti che attualmente è alla guida del Cipe ed, infine, quelli del deputato Davide Ermini, del bersaniano Matteo Mauri e di Debora Serracchiani.   Il fatto che i nomi più quotati siano quelli di magistrati ha sollevato, in queste ore, una polemica nei confronti del premier e del suo governo. Renzi sarebbe tentato di soddisfare l’opinione pubblica cosiddetta “giustizialista” proprio affidando la poltrona ad un magistrato. Eppure, a ben vedere, il problema in questa faccenda è un altro e riguarda l’uso che in Italia si fa delle intercettazioni, spesso troppo arbitrario. Non è, nella maniera più assoluta, una difesa alla persona di Maurizio Lupi, ma una sottolineatura del fatto che non basta fare un ampio uso delle intercettazioni giudiziarie per potersi ritenere un Paese tra i più democratici. E’ utile ricordare che il nostro Paese è tra i primi nella classifica dei Paesi corrotti. Così come è utile ricordare che molta della corruzione italiana che circola in ogni dove è figlia di un sistema di norme che ha dimensioni assurde e che troppo spesso si rende inefficiente per il contrasto alla corruzione. Un sistema che, anzi, ha favorito di frequente i corrotti nella commissione dei reati. Probabilmente, pensare ad un rinnovamento dell’ordinamento italiano è un’utopia ma non si vedono strade alternative per fare entrare finalmente “luce” all’interno dell’amministrazione della cosa pubblica.