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I danni del virus a commercianti e ristoratori. Parla Damiano Lombardo, responsabile del ristorante ‘Gio’s House’

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di Francesco D’Anna – Sembra ormai, che il virus, dopo oltre un anno, ci stia finalmente lasciando. A quasi più o meno, un mese di distanza dalle riaperture, abbiamo deciso di avviare un ‘tour di interviste’ a chi da un punto di vista strettamente economico, ha sofferto di più; parliamo di baristi, ristoratori e quindi, di tutti i piccoli, medi e grandi imprenditori che si ritrovano massacrati dalle continue ed alternate chiusure avvenute negli ultimi 400 giorni. L’obiettivo di questi racconti preziosi che ci verranno affidati è quello di capire, con gli occhi di chi realmente ha temuto il peggio per le proprie attività, i danni profondi del covid, ma soprattutto quali nuove soluzioni riproporranno per rilanciare il mondo dell’impresa.

Abbiamo tracciato il punto di partenza in un ristorante locale che si trova nel Parco commerciale de ‘I Pini’, ‘Gio’s House’. Il responsabile dell’attività Damiano Lombardo, ci ha raccontato dal suo personale punto di vista come ha vissuto quest’anno di pandemia. Tiriamo un grande respiro e partiamo:

‘Quanto è stato difficile resistere alla pandemia, ancora in corso?’

‘Tantissimo. Ci siamo dovuti adeguare ad un nuovo target di clientela, cambiato radicalmente da un anno a questa parte. Siamo passati da un servizio a tavolo, ad uno di asporto e di consegne a domicilio. Abbiamo sofferto moltissimo, particolarmente, nei periodi in cui siamo stati in zona rossa, e durante i quali non potevano entrare persone e, nemmeno restare all’esterno. I danni ‘interni’, sono ad oggi evidenti, siamo stati costretti a restringere il numero del personale, diminuito da 12 a 3. Con le nuove riaperture stiamo cercando di far risalire questo numero.’

‘Secondo un suo punto di vista, sono bastati i ristori e quindi i sussidi erogati dai due governi?’

Si, secondo me sono bastati. Diciamo che il processo è stato lento, però fondamentalmente i sussidi sono arrivati.’

‘Come ha riprogettato la struttura, dovendo seguire e rispettare rigorosamente le misure di distanziamento?’

Abbiamo virato verso un processo di modernizzazione sia esterno, quindi utilizzando più ombrelloni, più tavoli per consentire un ampio distanziamento, ma mantenendo in ogni caso un ambiente giovanile, dato che il target di clientela a cui ci affacciamo, è per l’appunto giovanile.

‘Da ristoratore, anzi, da cittadino onesto che paga le tasse e che ha avuto il coraggio di gestire un’impresa, quali suggerimenti darebbe alle istituzioni affinché vi si venga creato terreno fertile per rilanciare il mercato economico’?

Sento di poter lanciare un input audace e innovativo: ‘una rivisitazione del reddito di cittadinanza’. Mi spiego meglio, c’è una gran parte di coloro che riceve il reddito di cittadinanza che, nella realtà della concretezza non lavora. Se cambiassimo prospettiva? Se invece di erogare i circa 780 euro come sussidio, si creassero accordi tra stato e privato a 50%, il sistema funzionerebbe meglio; ossia io assumo un cittadino che usufruisce del r.d.c. e a cui spetterebbe una somma di 1000 euro, 500 garantiti da me (imprenditore n.d.r) e 500 dallo Stato. In sintesi, meno sussidi e più posti di lavoro!’

‘Quanto il mondo legato ad internet, attraverso app di prenotazione, di ordinazione, vi ha aiutato in tempi di pandemia?’

Tantissimo, convertitosi il sistema di lavoro in asporto e consegne a domicilio, il mondo di Internet ci ha teso la mano. In prospettiva futura, Internet sarà il cuore del commercio.’