In questo momento storico difficile, dal punto di vista sanitario, economico, psicologico, non possiamo mettere in secondo piano quanto stanno vivendo importantissimi protagonisti: i bambini. Da un giorno all’altro, così, senza alcun preavviso, si sono visti crollare davanti tutte le loro abitudini, il loro mondo, fatto di scuola, amici con cui giocare, passeggiate con i genitori, nonni, zii, i loro momenti dedicati allo sport…tutto sparito. Arduo compito per i genitori che hanno dovuto, da un lato spiegare quanto stava accadendo, dall’altro organizzarsi in casa per rendere le giornate dei propri bambini divertenti ma, allo stesso tempo, costruttive. E così, i genitori si son dovuti reinventare, cercare nuove attività da fare in casa, piacevoli, stimolanti, ma anche educative, per non rendere vano quanto appreso a scuola fino ad ora. Molti sono i bimbi fortunati che vivono in un contesto familiare sereno ma, non per tutti è così, c’è anche chi non vive in casa un clima tranquillo, chi non ha gli strumenti adatti per poter continuare a studiare o anche giocare, c’è chi ha bisogno dell’aiuto di professionisti del settore che si occupino del loro percorso di autonomia, come i bambini con disturbi dello spettro autistico. Insomma, come sempre, non è possibile generalizzare, perché le realtà sono tante, non ne esiste solo una. Bisognerebbe quindi studiare un piano che possa far sì che si aiutino tutti i bambini, ognuno nella propria realtà. Dobbiamo pensare al presente, per prepararci al futuro, quando si spera usciremo da questo triste e catastrofico momento. Come staranno moralmente i bambini se non si fa nulla adesso? Per quanto tempo ancora possono sopportare questa situazione, senza nessun tipo di intervento, aiuto? Volgiamo a loro la nostra attenzione, ai piccoli di oggi che si stanno dimostrando dei grandi, forse anche di più degli adulti. Bisogna restituirgli la loro libertà di essere bambini, naturalmente proteggendoli e tutelandoli. Oggi facciamo il punto della situazione con la Dottoressa Cristina Mottola, Pedagogista, da anni impegnata a lavorare anche con i bambini con disturbi dello spettro autistico, per capire come stanno vivendo questo momento e cosa si può fare praticamente per loro.

Dottoressa Mottola, quali sono le particolari emozioni vissute dai bambini in questo periodo?

Disorientamento e sicuramente molta sofferenza nel dover guardare dalla finestra il loro mondo inesplorato, chiuso. I bambini però sono pieni di risorse, inventano e si reinventano ogni giorno combattendo la noia con energia e mille nuove attività e nuovi giochi. Come noi adulti si adattano alle nuove situazioni e sicuramente lo sanno fare meglio di noi, molti chiedono ai genitori di poter uscire, molti si “armano” per sconfiggere il virus, c’è disorientamento ma anche tanta consapevolezza. A tutto questo si aggiunge il fatto che mai come in questo periodo i nostri bambini vivono la fortuna di poter avere tanto tempo con i propri genitori, e ne sono felici.

Crede si stia facendo abbastanza per i bambini in questo difficile momento storico?

Questa emergenza sanitaria ha messo in discussione tutti e, ad esempio, la scuola ha dovuto reinventare un nuovo modo di “insegnare”.Nella difficoltà si sta cercando di fare ciò che è possibile ma purtroppo credo che non si parli abbastanza del mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e una delle conseguenze, uno dei rischi del non parlarne abbastanza è quello di non fare abbastanza. I bambini hanno un loro mondo che ruota intorno allo sport, agli amici, ai nonni e agli zii o ad una semplice passeggiata al parco o al mare. Relegare il loro mondo solo alla scuola, parlare dei bambini solo in relazione al mondo scolastico e al diritto allo studio come se per loro fosse necessario solo quello è forse un errore. Certo, il mondo si è fermato per tutti, ma ci sarebbe bisogno di più attenzione per loro e avere più attenzione darebbe la possibilità agli adulti di pensare a qualcosa anche a loro misura.

Quale potrebbe essere il miglior approccio dei genitori nel gestire questa situazione?

Chiarezza e dialogo. Attenzione alle loro emozioni, attenzione a quello che sentono e che provano e anche a quello che fanno. Può capitare che a volte i genitori possano notare un capriccio in più o, alcune volte, una sorta di regressione. Quello che è importante è non spaventarsi e non essere nei loro confronti giudicanti: l’ansia, la sensazione di isolamento, il diniego continuo ai loro desideri, il carico emotivo che può esserci in casa può essere un mix esplosivo interiore che ha poi delle conseguenze sui comportamenti. Tollerare la loro frustrazione e tollerare la paura, ascoltarla ed accoglierla. Concedere a se stessi e ai propri bambini che, in questa situazione, si può essere stanchi.

Quale piano si potrebbe mettere in atto per aiutare tutti i bambini adesso?Esistono professionisti in ogni città, in ogni quartiere che potrebbero “entrare” in ogni casa. È necessario che non ci si dimentichi che dall’ascolto parte tutto. Se mi sento ascoltato e accolto nei miei bisogni, nelle mie necessità e nei miei desideri, ma anche nelle mie paure, mi sento subito meglio. È un bisogno ancestrale di comunità. Io ho sempre bisogno dell’altro. I servizi del territorio esistono e vanno utilizzati dalle famiglie. Concediamoci di chiedere aiuto e impegniamoci a guardare il nostro territorio, esistono realtà pubbliche e private che in questo momento stanno facendo un ottimo lavoro in rete supportando le famiglie dei bambini con disabilità, famiglie con bambini autistici che hanno la possibilità di avere al loro servizio equipe multidisciplinari che si prendono cura di loro. Nella lenta e graduale riapertura del nostro paese necessaria è la riappropriazione dello spazio dell’infanzia e dell’adolescenza. Attività all’aperto, a piccoli gruppi per far rincontrare anche i bambini tra di loro.

Come sarà il “dopo”? I bambini vivranno la loro quotidianeità in modo diverso? Sarà una festa potersi rincontrare tutti insieme ma fondamentale è non dimenticare quello che ci ha regalato questo periodo: il potersi fermare. Il rallentare. Prendere fiato e “stare”, semplicemente. E se non ci si dimentica di questo regalo allora sarà più semplice non tornare a correre come prima. Gli adulti hanno il dovere di dare il tempo di metabolizzare ai bambini il ritorno alla normalità, che non vorrà più dire “di nuovo i miei genitori hanno poco tempo per me” ma vorrà solo dire ripartire insieme, forse guardandoci un po’ più di volte negli occhi e abbassarci un po’ più di volte alla loro altezza per sentire cosa i loro sguardi hanno da dirci.

 

 

 

 

 

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