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GLI AMICI DI STRADA

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(di Massimiliano Fiore – Comunità di Sant’Egidio)

In tutte le grandi città, ma anche in centri più piccoli della periferia densamente popolati, sono tante le persone che per motivi diversi sono costrette a vivere per strada. I membri della Comunità di Sant’Egidio, prendendo esempio dal buon samaritano della parabola evangelica, si fermano e cercano di prendersi cura di questi poveri che vivono in gravi difficoltà nelle stazioni, sotto i portici e negli angoli delle città. L’impegno della Comunità in questo mondo è iniziato a Roma alla fine degli anni Settanta, quando il numero dei poveri nelle strade della città era in rapido aumento ponendo problemi nuovi. E’ continuato in tante altre città del mondo.

Alcuni episodi di intolleranza e di violenza verso queste persone ci fecero riflettere sulla condizione di abbandono e di pericolo della vita di questi poveri. In particolare ci colpì la storia di Modesta, un’anziana barbona conosciuta alla Stazione Termini di Roma che morì senza soccorsi perché era sporca e l’autoambulanza non volle caricarla. Da più trent’anni la Comunità di Sant’Egidio ricorda le vittime di chi vive in strada a partire dalla morte di Modesta Valenti.
Il 31 gennaio 1983 Modesta si sentì male proprio alla Stazione Termini e l’equipaggio dell’ambulanza che accorse alla chiamata non volle prenderla a bordo perché, a causa delle condizioni in cui viveva, era sporca e aveva i pidocchi.
Modesta morì dopo ore di agonia, in attesa che qualcuno decidesse di prestarle soccorso.
La sua morte ha segnato profondamente l’amicizia della Comunità di Sant’Egidio con chi è senza dimora. Per questo, nell’anniversario della sua scomparsa, si fa memoria nella liturgia di tutti gli “amici per la strada” a cui la Comunità si è fatta prossima che hanno perso la vita, ricordando ciascuno per nome. Con loro la Comunità, attraverso il servizio delle mense, le cene itineranti, i luoghi di accoglienza, ha intessuto negli anni rapporti di prossimità e di familiarità, nel tentativo di migliorare le difficili condizioni della loro vita.
La memoria di Modesta e degli amici per la strada, da Roma si è diffusa in tanti luoghi dove la Comunità è vicina a chi vive e muore senza dimora.

Anche a Napoli, infatti, si ricorda con una liturgia in memoria Elisa Cariota una delle prima amiche che abbiamo conosciuto e morta per strada il 7 febbraio 1997 e che abbiamo accompagnato fino agli ultimi momenti in ospedale.

Il primo incontro con questo mondo di poveri, ha suscitato e fatto crescere lungo gli anni una rete di amicizia e di sostegno e ha dato luogo ad iniziative stabili di solidarietà.

La cena itinerante

Le necessità di chi vive per strada sono tante, prima fra tutte proteggersi dal freddo e dalla fame. Soccorrere chi non trova riparo per la notte può evitare che muoia di stenti.

Per questo, dall’inizio degli anni Ottanta, gruppi di persone della Comunità si recano la sera nelle stazioni ferroviarie o nei luoghi dove i senza dimora trovano riparo per la notte, per portare cibi e bevande calde, coperte e altri generi di conforto, per proteggersi dal freddo.

Nel periodo invernale questa presenza capillare nelle strade si intensifica con l’obiettivo di raggiungere in particolare le persone più isolate e meno capaci di difendersi dai rigori della temperatura.

Quando le strutture di accoglienza sono piene, questo è l’unico modo per proteggere la vita di chi è senza tetto.

 

Questa presenza ha inoltre il valore della visita: è andare incontro a chi è in difficoltà, colmando il forte isolamento in cui vive. Le visite fedeli durante la settimana conducono pian  piano ad un’amicizia profonda, ad una reciproca fiducia.

In questo incontro umano rinasce la speranza che fa ritornare alla vita con la certezza, pur vivendo per strada, che un amico tornerà a trovarti.

 

Anche a Casoria, da circa due anni, la Comunità di Sant’Egidio ha portato il suo servizio ai poveri presso la stazione ferroviaria con pasti caldi, coperte ed amicizia fedele.  In questo luogo, nella sala d’aspetto dormono stabilmente dalle quattro alle sei persone ed ogni tanto si incontra qualche viandante che il giorno dopo, purtroppo, sparisce nelle strade della grande provincia di Napoli.

Quest’amicizia reciproca ci ha portato ad una conoscenza profonda delle loro drammatiche storie che hanno voluto riporre nelle nostre mani.

Di seguito la storia di uno di loro.

 

Arturo (nome di fantasia) è un bel signore di mezza età, alto, apparentemente forte fisicamente.  Umanamente simpatico, quasi sempre sorridente nonostante la dura vita per strada. Ha raccontato di aver compiuto un reato da giovane, per cui è andato in carcere per un breve periodo,  di avere una figlia di circa vent’anni che vive lontano e che rivede molto raramente; una figlia di cui va molto orgoglioso perché studia all’università, non avrebbe avuto mai una moglie. Anche i suoi genitori anziani vivono lontano e, a suo dire, non possono aiutarlo perché vivono di una misera pensione.  Racconta di aver assistito ad un omicidio, dopo essere uscito dal carcere, di una sua amica davanti ai suoi occhi, non ha mai voluto dire di più; avvenimento che lo sconvolge e che, a suo dire, lo porta a vivere da ramingo nella città e a cominciare a bere vino e superalcolici. Uscito dal carcere cerca di arrangiarsi come può , con qualche lavoro di fortuna non avendo un titolo di studio superiore. Racconta di essere un bravissimo meccanico, guidatore di autoarticolati, muratore, imbianchino, idraulico, insomma un tutto fare. Trova lavoro come meccanico. Dice che è diventato l’uomo di fiducia del suo datore di lavoro, che non gli manca niente anche se dorme in un garage. Tra un lavoro e l’altro non riesce sempre a rimanere sobrio e dopo una forte ubriacatura il suo datore di lavoro è costretto a licenziarlo.  Racconta di essere stato varie volte in comunità di recupero alcolisti da cui, però, è sempre andato via a causa, a suo dire, delle restrizioni alla libertà personale che gli erano imposte. Si ritrova a dormire alla stazione ferroviaria di Casoria. Qui noi lo conosciamo sin dall’inizio del servizio agli amici di strada. Subito dialoga con noi dicendo di essere benvoluto da molte persone, anche dei suoi compagni di strada, che molti lo aiutano donandogli cibo, vestiti e qualche moneta. Abbiamo osservato e capito che se ha cibo o vestiti spesso li dona volentieri ai suoi compagni di strada. Quando la nostra amicizia si rafforza incomincia a non bere e per un lungo periodo riesce a rimanere sobrio e curare il proprio aspetto. A causa di quest’amicizia  ritrova in noi un motivo per ritornare a vivere, pur rimanendo per strada. Riusciamo a farlo ritornare a casa dei genitori e a rincontrare sua figlia che non vedeva da anni, ma lo vedremo ritornare in stazione dopo circa due settimane. Si giustifica dicendo che non poteva permettere che i suoi genitori, anziani e poveri, lo mantenessero; probabilmente prova un po’ di vergogna sia nei confronti dei suoi genitori, sia nei confronti della figlia e forse anche nei nostri confronti. La sera di Natale del 2015 tutti noi ci rechiamo in stazione per approntare una buona cena, con una bella tavola apparecchiata a festa come si usa nelle famiglie per queste ricorrenze e con piatti natalizi. Arturo non c’è, chiediamo dove sia agli altri amici di strada che purtroppo ci dicono che Arturo ha bevuto e non sanno dov’è. Lo vediamo tornare in stazione poco dopo barcollante ma vedendoci, dopo un primo momento di smarrimento ci abbraccia ad uno a uno. Ci dice che proprio in quel giorno santo aveva pensato alla sua famiglia lontana e che per nostalgia aveva comprato un bottiglia di vino. Riusciamo, comunque, a festeggiare quel Natale brindando e donando a tutti un piccolo regalo. Nei giorni seguenti Arturo scompare dalla circolazione e cerchiamo di ritrovarlo. Un altro amico di strada ci dice di averlo visto entrare in una fabbrica abbandonata. Ci andiamo e lo ritroviamo. Il posto è a dir poco orribile, diroccato,  spazzatura e materiali di risulta della fabbrica dappertutto, nel vuoto assoluto perché non è sulla strada e quindi nascosto a tutti; infatti per raggiungerlo bisogna camminare su uno stretto sentiero a cui lati ci sono sterpaglie ed a stento si riesce a passare dopo essere entrati da un accesso nascosto da piante selvatiche tra altre inferriate.  Lo preghiamo di ritornare alla stazione dove la sala d’aspetto è un hotel a cinque stelle rispetto al luogo in cui si trova. Rimane in quel luogo per un po’ ma per fortuna, dopo essere andati a trovarlo varie volte, ritorna in stazione.  Oggi Arturo rimane un nostro amico ed egli si ritiene amico nostro, alternando periodi in cui non beve a quelli in cui è meno sobrio. Abbiamo trascorso insieme un’altra sera festeggiando il Natale appena trascorso e continuiamo insieme sulla strada dell’amicizia. Una strada bella ma anche, a volte, complicata. Una strada che noi non sempre riusciamo a comprendere sino in fondo, credendo che la vita di un uomo debba “risolversi” secondo canoni da noi prestabiliti; ma non sempre è così per chi vive la strada tutti i giorni concretamente. Rimane, certamente, il sentimento profondo dell’amicizia che fa vivere e ridona speranza.

 

Concludendo vorrei ringraziare a nome di tutta la Comunità di Sant’Egidio tutti coloro che in questi giorni di freddo intenso sia a livello personale, sia a livello istituzionale hanno aiutato donando coperte, cibo e sacchi a pelo; coloro che personalmente si sono recati alla stazione per assistere gli amici di strada. Grazie perché il vostro aiuto ha riacceso la fiamma della solidarietà che ha rischiarato gli angoli bui di questa città.

 

La Comunità di Sant’Egidio prega ogni sabato alle ore 18.00 presso la chiesa di S. Rocco in piazza Cirillo (adiacente al comune). Chiunque voglia pregare con noi e o aiutarci è il benvenuto.

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