Se fosse un quadro, la cornice ricorderebbe tutte le vittime innocenti della mafia, con i loro nomi incisi nel legno. Sulla tela, invece, una donna che narra una storia a una platea di uomini in erba e non solo. Potrebbe essere questa l’immagine che descrive l’evento di oggi nell’Auditorium plesso Romeo dell’IC Romeo-Cammisa di Sant’Antimo, dove si è tenuto un dibattito sulle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino a 25 anni dalla loro morte. A fare da relatrice, la giornalista Mina Puca, che ha interagito con gli alunni delle classi 5^ della scuola primaria, delle classi 1^ della S. S di 1° grado e i redattori del giornalino scolastico, mostrando loro una raccolta di 150 foto della mostra, L’eredità di Falcone e Borsellino, curata dall’Ansa e ora allestita nell’Istituto Sannino-Petriccione di Ponticelli.

In linea con la Giornata della Memoria e dell’Impegno, svoltasi il 21 marzo in oltre mille luoghi per rinnovare l’impegno nella lotta alla criminalità, lo spunto della discussione è stata la lettura di Mo’ te lo spiego a papà chi erano Falcone e Borsellino di Francesco Uccello, una breve e intensa storia attraverso la quale lo scrittore prova a spiegare ai propri figli, e quindi ai bambini in generale, cosa sia la mafia e chi i due magistrati.

«Stasera vi voglio raccontare una storia vera».
[…] «E di cosa parla?»
«Parla di due uomini che hanno raccontato di aver combattuto contro una Pantera che non si faceva mai vedere e che nessuno voleva vedere».
[…] «Ma non avevano paura della pantera?»
«Penso proprio di si, ma uno di loro ha detto che abbassare la testa, far finta di non vedere e aver paura di parlare è fare il gioco della pantera, mentre se si sta a testa alta si riesce a guardarla negli occhi e così è lei ad avere paura».
[…] «E allora perché la volevano catturare?»
«Perché vuole comandare su tutti, vuole dominare nella giungla ad ogni costo e va nei villaggi per rubare gli animali e anche i bambini piccoli quando è necessario. La Pantera si infila dappertutto e uccide tutti quelli che non fanno parte della sua famiglia».
[…] «Uààà facile, ma allora perché non l’abbiamo ancora presa la Pantera?»
«Perché ci sono delle persone che la aiutano a nascondersi, che hanno paura di guardarla in faccia o che scelgono di far parte della sua famiglia: degli IN-CAPACI».
«Io no innn..paci? »
«No tranquillo tu non lo sei, nessun ragazzo è in-capace se nella sua vita incontra un cacciatore da cui prendere esempio».
«Dai papà ora comincia, daiiiii».
«C’erano una volta…anzi speriamo ci siano ancora una volta due cacciatori…».

Un momento di assoluta empatia e condivisione, in cui i ragazzi non hanno avuto remora alcuna nel mostrare le loro curiosità a riguardo, affascinati non solo da questo racconto di Uccello, ma anche emotivamente coinvolti dalle immagini che raccontavano la storia dei due magistrati antimafia, dall’adolescenza fino alle stragi del 1992.

Abbiamo prima guardato e commentato le foto, e poi mi hanno riempita di domande” sospira, infatti,  Mina Puca, felice e soddisfatta dell’esito positivo dell’evento, che si è concluso citando Nicola Nuzzi: Il solo fatto che “uomini” del genere siano esistiti è fonte di un continuo spronare a fare la cosa giusta eticamente, giuridicamente, moralmente. […] Da loro abbiamo ereditato quella speranza che ci fa parlare della loro storia, che è così simile alla nostra. A noi il compito di portarla avanti.

Un lascito impegnativo per questi ragazzi che per domani, e soprattutto per i giorni a venire, avranno un importante compito. Che non è da svolgere solamente “a casa”, ma ovunque e sempre nella loro vita: quello di cominciare a crescere in nome della giustizia e a porre le basi per diventare uomini per bene. Quello, dunque, di iniziare a dare il loro contributo, seppur momentaneamente piccolo, nella lotta alla criminalità e alla corruzione perché, quando si è in tanti a combattere per la stessa causa, allora forse la possibilità di cambiare e migliorare le cose c’è.

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