Home Senza categoria Giornata ammalato Camilliani Casoria

Giornata ammalato Camilliani Casoria

280
0

Anche nel presidio ospedaliero Santa Maria della Pietà dei Religiosi Camilliani di Casoria si è celebrata la 30ª Giornata Mondiale del Malato , occasione per la solenne apertura del Sinodo in corsia. “Nell’ambito del Sinodo della Chiesa universale voluto da Papa Francesco“ dice fra Carlo Mangione, direttore generale del presidio “abbiamo pensato qui a Casoria ad un sinodo dedicato agli ammalati. Sinodo vuol dire cammino insieme con gli altri e quindi il nostro intento è avviare un cammino con ammalati, medici, infermieri e tutti coloro che a vario titolo dedicano il loro lavoro ed il proprio tempo agli ammalati. Iniziativa che parte da Casoria e per la quale speriamo in un coinvolgimento senza confini territoriali“. Momento principale della giornata la celebrazione eucaristica presieduta da Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, che anche aperto solennemente il sinodo. Altri appuntamenti della giornata camilliana a Casoria l’adorazione eucaristica, la preghiera dell’Angelus, un incontro con tutto il personale ed un’intervista su TV 2000. In programma altri due appuntamenti. Oggi giornata dedicata alla prevenzione del rischio cardiovascolare con mattinata dedicata alla misurazione gratuita all’ ingresso dell’ospedale della pressione arteriosa, dell’indice di massa corporea, della circonferenza vita e dei livelli di glucosio capillare. Domani mattina ambulatori aperti per visite dietro presentazione di ricetta medica del Sistema Sanitario Nazionale.
Momento principale della giornata, come sopra scritto, la messa solenne con don Mimmo Battaglia. Al benvenuto porto dai Camilliani l’ arcivescovo ha risposto ringraziando i frati per l’ospitalità e Maria Santissima come Madre di tutti i credenti, a cui chiedere che si ottenga da Dio la forza della Sua presenza. Si è definito emozionato per essere lì insieme a tanti ammalati, la cui vita ed il cui dolore ritiene sacri e nei cui occhi vede sempre presente la speranza. Prima e dopo la messa ha fatto visita ai reparti e ha ad ognuno ha donato una corona del rosario ed una carezza, segno della presenza di Dio che non li fa mai sentire soli e dona forza, fiducia e coraggio. Ha poi parlato della sua esperienza personale a Lourdes. Poco dopo l’ ordinazione sacerdote nel febbraio 1988 un amico sacerdote gli chiede di fare da guida spirituale ad un pellegrinaggio a Lourdes. In principio rifiuta, credendo di poter essere più utile a Napoli, ma poi, a causa dell’insistenza dell’amico, acconsente. Ricorda di un’ ammalata che era paralizzata dalla nascita e che non trovava il coraggio di avvicinare. Fu lei a chiamarlo, dicendogli di essere felice di essere a Lourdes. Rimase stupito di quella risposta e lei gli spiego’ che unendo la sua sofferenza a quella di Cristo riusciva a non sentire inutile la propria ed a dare anche un senso ai suoi patimenti ed alla sua stessa vita. Gli disse anche che non chiedeva tanto nelle sue preghiere la guarigione, ma la forza per non tradire mai il Vangelo. “Fu un pugno nello stomaco“ ha ricordato don Mimmo. Il dolore, la sofferenza, la fatica, ha aggiunto, insegnano qual è il valore dell’amore nella sofferenza. Il dolore  è di chi lo vive, chi sta accanto ha però un compito molto importante: aiutare a rialzarsi. Anche soltanto con lo sguardo, che ha per Battaglia un’importanza da non sottovalutare, perché rende capaci di aiutare ma anche di abbattere chi si imbatte in esso. Gli occhi, ha detto ancora, sono la finestra del cuore, danno il coraggio necessario per non sentirsi soli e continuare a sperare. Ha concluso la sua omelia invitando i cattolici a mettere il crocifisso al centro della vita quotidiano.
In serata poi fra Carlo Mangione, insieme ad una dottoressa e ad un’ infermiera del centro camilliano, hanno preso parte alla trasmissione di TV 2000 “In cammino“. L’ammalato, hanno spiegato, ci aiuta a renderci conto delle cose veramente importanti della vita. La salute spesso la si apprezza quando viene a mancare. Da ospedali e cimiteri si esce sempre più sinceri, è solito dire fra’ Carlo. Non siamo eterni. Dobbiamo vivere bene, quindi donando la nostra vita, al termine della quale saremo giudicati sull’amore che avremo donato. agli altri. Gli ammalati non si curano soltanto con i farmaci, ha detto il medico: è importante anche il sostegno psicologico sia per loro che per i familiari. Gli ammalati, hanno concluso, devono essere al centro delle attenzioni della società per un atto di giustizia. 

Articolo precedenteI volontari del Corpo Ambientale Nazionale hanno giurato a Mondragone
Articolo successivoCasoria work in progress: il sindaco Bene fa il punto di tutte le opere per la città
Redazione Il Giornale di Casoria - Il portale di informazione dell'area a Nord di Napoli