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Essere Altrove. I viaggi di Giovanni e Anna: Sant’Angelo dei Lombardi, i misteri dell’Abazia del Goleto

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L’abbazia fu fondata da Fra Guglielmo da Vercelli. Pellegrino verso la Terra Santa, conobbe l’Irpinia e vi scoprì la sua vocazione di eremita e, allo stesso tempo, fondatore dei monasteri e missionario in quelle terre. Nel 1114 dette vita alla comunità maschile di Montevergine e nel 1133, giunto al Goleto, dopo aver vissuto nella cavità di un grosso albero, iniziò la costruzione del monastero femminile. Al Goleto passò gli ultimi anni della sua vita. Morì il 24 giugno del 1142.

La struttura primitiva comprendeva la chiesa – posta al centro e con la facciata volta ad occidente -, il monastero grande delle monache – a fianco dell’abside – e quello più piccolo dei monaci – davanti alla facciata. I monaci avevano il compito della guida spirituale e dell’assistenza economica delle monache, che vivevano in stretta clausura. Sotto la guida di celebri abbadesse – Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica – la comunità crebbe e diventò famosa per la santità delle monache e il monastero si arricchì di terreni e di opere d’arte. Il periodo d’oro abbraccia circa due secoli, poi – dal 1348, anno della peste nera – la lenta inesorabile decadenza. Papa Giulio II, il 24 gennaio 1506, ne decretò la soppressione che, di fatto, avvenne con la morte dell’ultima abbadessa nel 1515.

Iniziò, così, l’epoca dei monaci (1515 – 1807) Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci. Iniziò così una lenta ripresa, che ebbe un impulso determinante da papa Sisto V, già superiore del convento francescano di Sant’ Angelo dei Lombardi. Il periodo migliore fu tra la metà del Seicento e la metà del Settecento e culminò con il restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera del grande architetto Domenico Antonio Vaccaro.

Nel 1807 il sovrano di Napoli, Giuseppe Bonaparte, soppresse l’Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise tra i paesi vicini.

Dal 1807 al 1973 il monastero è rimasto abbandonato nonostante gli appelli che arrivavano da più parti. Il saccheggio di portali e pietre è andato avanti, l’impianto progressivamente andò in malora con ripetuti crolli. La vegetazione cominciò ad invadere tutto.

Padre Lucio M. De Marino (1912-1992) monaco verginiano, ottenne nel 1973 di poter risiedere nell’abbandonata Abbazia del Goleto e riuscì così a richiamare l’attenzione sulla necessità di recuperare il Goleto. Il sisma del 1980 porto nuovi danni ma ormai l’opera di restauro era avviata.

Oggi l’abbazia è sotto la cura della comunità Jesus Caritas 

 

 

All’ingresso della cappella di San Luca c’è Croce ancorata o ancora croci, forse unica rappresentazione nella Chiesa di san Luca. La colonna, nell’architettura classica, simboleggiava l’albero della vita, la cui forma del tronco venne presa a base per la creazione delle colonne: non a caso i primi templi erano sorretti con tronchi di albero. Non è ben chiaro a quale animale si faccia riferimento, forse topi. Secondo la religione cristiana, Santa Gertrude era considerata la protettrice dalle invasioni dei topi e nella simbologia cristiana, il topo rappresenta il diavolo divoratore di provviste. In una rappresentazione classica, si vede Santa Gertrude nell’intento di allontanare un topo mentre morde radici dell’albero della vita. Al Goleto è raffigurato un animale che, mostra i denti, e morde la colonna simbolo dell’uomo a protezione del luogo in cui ci troviamo.

L’Abbazia del Goleto è considerato uno dei complessi monastici e uno dei monumenti più importanti ed interessanti dell’Italia meridionale, meta appassionata non solo di religiosi ma anche di studiosi di simbologia ed esoterismo. L’abbazia è piena di strani segni e simboli non solo cristiani o religiosi. Alcuni ancora oscuri.

Passeggiando sotto la Torre Febbronia è possibile scorgere decorazioni e bassorilievi di epoca romana, facenti parte di un monumento sepolcrale, fatto erigere da Marco Paccio Marcello della tribù Galeria, centurione della Legio Scitica nel luogo ove sorge il Goleto ed in precedenza denominato “Gullitu”.

L’abbazia è disseminata ovunque di strani segni e simboli. Tre simboli interessanti: La “Mano di Dio”. È un simbolo apotropaico e, in base alla sua apertura, se o destra o sinistra, assume diversi significati. E’ un simbolo di difficile rinvenimento, è possibile vederla nella famosa Cattedrale di Chartres in Francia.

La “Croce a fiore”.

La “conchiglia di San Giacomo”, anche simbolo dell’ordine di “San Giacomo della Spada”, rappresentava il cammino del pellegrino nella città di Santiago de Compostela.

 

Il “Fiore dell’Apocalisse è un antichissimo simbolo che rappresenta l’Apocalisse quale Rivelazione del Divino nell’uomo. Qui è visibile anche se molto rovinato.

La “Croce Patente” è il simbolo Templare per eccellenza

 

Sul lato destro del portale di ingresso è possibile vedere un esemplare di “centro sacro”

 

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Avvocato, nato a Napoli. Appassionato di viaggi, fotografia reportage ed esplorazioni urbane, ha una pagina web chiamata Essere altrove.