Tutti, o quasi, conoscono il complesso di San Leucio, noto per le sue seterie che sfornavano pregiatissimi tessuti che arricchivano palazzi e residenze delle più importanti casate europee, oltre che quelle dei Borbone.

Pochi, però, sanno che, isolato sulla collina, c’è un vecchio Casino di caccia dove tutto era cominciato. In questi luoghi, vi era già il Fondo dei Conti Acquaviva di Caserta, conosciuto come Palagio Imperiale. Nel 1750, tale fondo passò ai Borbone di Napoli e divenne un Casino di caccia del Re Ferdinando IV. Il Re scelse questo poggio per la posizione, sulle colline sopra Caserta, lontano ma non troppo dalla Corte, in una invidiabile posizione che guarda tutta la vallata. L’abbondanza di boschi e selvaggina lo rendeva particolarmente gradito a Re Ferdinando. Si articolava su tre livelli, con una piccola cappella dedicata a San Leucio, appartamenti per il re e il suo seguito e stalle per il bestiame.

Un evento triste segnò per sempre questo luogo idilliaco. Il 17 dicembre 1778, il primogenito Carlo Tito, amatissimo da tutti, morì di Vaiolo all’età di soli 4 anni proprio in quella dimora, che in seguito fu abbandonata da Ferdinando e Maria Carolina, considerato luogo infausto e ormai segnato dal dolore.

Fu forse questo evento luttuoso che spinse il Re a creare un ospizio per i poveri con annesso opificio, sull’onda anche del sogno del padre Carlo III di risollevare il regno le Due Sicilie dalla decadenza in cui era sprofondato durante il Vicereame spagnolo. L’esperimento sociale ed economico di San Leucio era iniziato. La colonia si sviluppò così rapidamente che presto si aggiunsero nuovi edifici.  L’opificio prevedeva anche alloggi per gli operai, educatori e luoghi di intrattenimento per i figli degli operai. Questa è stata una novità assoluta e costituisce una sorta di Asilo ante litteram). In un’epoca nella quale non erano ancora state recepite le istanze di giustizia sociale e la lotta di classe. Questa visione illuminata e progressista di Ferdinando contrasta con l’immagine, soprattutto da parte di certa storiografia risorgimentale, di despota ignorante e sanguinario, dedito solo alla caccia ed alle donne.

Come si vede questa antica ed aristocratica dimora di campagna è stata testimone di avvenimenti importanti ed ha costituito il nucleo originario della San Leucio come la conosciamo oggi. Su di essa sembra pesare ancora una maledizione, che non l’abbandona dal quel 17 dicembre di duecentoquaranta anni fa. Oggi si fa davvero fatica ad immaginare quanto doveva essere bello e regale il “Casino Vecchio”, abbandonato a se stesso e ridotto ad uno spettro, imbrattato e vilipeso in un modo che fa male al cuore vedere.

Per la pietà che si dovrebbe al piccolo principe e per onorare la grande mente di Carlo III, seguito negli intenti dal figlio Ferdinando, si dovrebbe porre fine al degrado ed allo scempio. Fare rivivere il Casino significherebbe fare rivivere la nostra memoria, prima offesa dal risorgimento e mai abbastanza riscattata da tutti noi poi. Sarebbe come dare una sferzata al crudele destino che ha avvolto questa magnifica residenza di campagna.

Come si vede questa antica ed aristocratica dimora di campagna è stata testimone di avvenimenti importanti ed ha costituito il nucleo originario della San Leucio come la conosciamo oggi. Su di essa sembra pesare ancora una maledizione, che non l’abbandona dal quel 17 dicembre di duecentoquaranta anni fa. Oggi si fa davvero fatica ad immaginare quanto doveva essere bello e regale il “Casino Vecchio”, abbandonato a se stesso e ridotto ad uno spettro, imbrattato e vilipeso in un modo che fa male al cuore vedere.

Per la pietà che si dovrebbe al piccolo principe e per onorare la grande mente di Carlo III, seguito negli intenti dal figlio Ferdinando, si dovrebbe porre fine al degrado ed allo scempio. Fare rivivere il Casino significherebbe fare rivivere la nostra memoria, prima offesa dal risorgimento e mai abbastanza riscattata da tutti noi poi. Sarebbe come dare una sferzata al crudele destino che ha avvolto questa magnifica residenza di campagna.

Condividi su
  • 22
  •  
  •  
  •  
  •