Questa è una storia vera, fatta di tanto colore e calore: il colore che si è steso sul grigio della noncuranza e dell’oblio ed il calore della gente del luogo. Bella gente, provare per credere. Valogno è un borgo arroccato tra le alture dell’alto Casertano, non molto lontano da posti più noti come Sessa Aurunca e Roccamonfina. Nonostante le origini antiche, è poco conosciuto, appena percepibile lungo una tortuosa stradina di montagna. Non ci sono banche, non ci sono farmacie, la vita scorre placida e fuori del tempo. Valogno è balzato agli onori della cronaca solo a causa delle sue recentissime vicende, ovvero per essersi riempito di bellissimi murales d’autore.

Ed a proposito di ciò, abbiamo una bella storia da raccontare, la storia di una coppia che ha lasciato Roma per trasferirsi a Valogno e coltivare un ambizioso progetto che definirlo artistico sarebbe assai riduttivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lui è Giovanni Casale, psicologo impegnato con i minori delle scuole, lei è Dora Mesolella, impiegata in una società di telecomunicazioni. Giovanni e Dora hanno, purtroppo, dovuto affrontare la dura realtà della malattia del figlio Pasquale, cui all’età di 4 anni è stata diagnosticata una encefalite autoimmune. A causa della malattia e dei problemi legati ad una grande città come Roma, Pasquale iniziò ad avere grandi difficoltà a mantenere relazioni con i suoi coetanei. Tanto che Giovanni e Dora decisero che la città non era adatta alla loro vita, c’era bisogno di un luogo più a misura d’uomo.  Decisero, così, di trasferirsi a Valogno, paese dove si erano conosciuti ed innamorati. A parer nostro, Valogno è un luogo fiabesco; tuttavia, per quanto questo possa risultare vero, il passaggio da una grande metropoli come Roma ad un paesino di centotrentasei anime poteva essere davvero traumatico. Invece, il trauma, in senso completamente positivo, l’ha subito il Borgo di Valogno. La vulcanica coppia ha preso per mano il piccolo abitato in decadenza e lo ha letteralmente riempito di colore.

Nel corso degli anni ottanta, come raccontatoci da Giovanni e Dora, uno scellerato intervento urbanistico aveva alterato l’originario aspetto di molti storici edifici con orribili colate di grigio cemento, cancellando la cosa più preziosa di un luogo: l’identità. Il borgo era irriconoscibile ai suoi stessi abitanti. Nacque così un’associazione chiamata profeticamente Il Risveglio. Chi meglio di un padre ed una madre che hanno sperimentato il dolore profondo, colpiti dalla vita nel più intimo degli affetti, poteva concepire un progetto come quello de “I colori del grigio”. Giovanni è anche uno psicologo, conosce molto bene i benefici della cromoterapia e gli effetti dei colori sulla psiche umana. E allora perché non cancellare il grigio che offende ed opprime, sostituendolo con il colore, tanto colore, quello dei meravigliosi murales, che un sempre maggiore numero persone vanno a scoprire in giro per le strette stradine lastricate di pietra di Valogno. Una cosa del genere meriterebbe di sicuro un qualche riconoscimento pubblico.

Necessità, risposta, rinascita. La storia di Valogno è una storia bella, è una storia positiva tra tante meno belle e fortunate storie della nostra problematica terra. E questo grazie non solo a Giovanni e Dora e agli artisti che qui hanno lasciato le loro opere, ma agli abitanti del borgo che si sono tutti dati da fare per rendere sempre più bello ed accogliente il loro paese.

Un esempio tra i molti: il maestro Alex Treglia, che abbiamo incontrato e conosciuto appena fuori del suo laboratorio.

Alex, come ha voluto essere chiamato, è un vero cittadino del mondo; nato in Inghilterra e vissuto negli Stati Uniti, è ora uno dei più strenui “difensori” del borgo, autentica miniera di informazioni storiche della zona. Lavora la pietra ed il ferro come pochi, ma non usa la sua arte solo per se. Sono sue creazioni: il passamano di ferro battuto ed il lastricato di pietra della pavimentazione (ancora non terminato) che impreziosiscono la stradina dove è il suo laboratorio, la bellissima ringhiera a forma di ragno davanti ad un antico pozzo. “L’idea mi è venuta perché i bambini non vedevano il gradino e cadevano. Il ragno li spaventa e stanno più attenti” ci dice, ma l’opera è diventata ormai un’attrazione al pari dei murales. Anche Alex dipinge e ha creato i suoi murales, ma non vi porterà a vedere i suoi ma quelli dipinti da firme famose di cui parla con grande orgoglio.

I murales sono opera di tanti artisti più o meno conosciuti che hanno voluto dare il loro contributo al progetto ed alla rinascita di Valogno (Carloni, Caramagno etc). Il progetto è un continuo “work in progress”. Sono in programmazione due opere dedicate a due grandi donne: Frida Kalho e Michela De Cesare.

Serendipità è un termine usato per indicare le scoperte fatte per puro caso oppure  mentre si stava cercando altro. Il termine fu inventato dallo scrittore Horace Walpole, ispirato dalla fiaba persiana di Cristofaro Armeno “Tre prìncipi di Serendip” (antico nome persiano dello Sri Lanka). Il racconto descrive le avventure di tre prìncipi e le loro scoperte improvvise, accidentali, ma preziosissime. Valogno è stata per noi una vera serendipità dove torneremo spesso. Invitiamo tutti a visitarla.

Per finanziare i murales, Giovanni e Dora hanno creato i “pranzi condivisi”.

Con una cifra davvero modesta (che si aggira tra i € 15 e i € 20 a seconda del menù) avrete l’occasione di pranzare a casa loro, una splendida magione di campagna, con tanto di tavolone e camino ed ascoltare la loro storia. Per prenotazioni 0823.702098/320.5636205 Via Palazzo – Valogno

Vi invitiamo anche a visitare la bottega di Alex Treglia dove potrete acquistare bellissimi oggetti e/o ascoltare storie straordinarie. Questo il suo numero per un appuntamento 320.0539211.

www.esserealtrove.it

 

 

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