ARCIPELAGO DEL REGNO DI TONGA: Vava’u, l’isola della balena che canta

INFO SUL VIAGGIO

23 luglio – 13 agosto 2017

Compagnie aeree: Thai Airlines – Virgin Australia – Real Tonga Airlines

Rotta: A) Roma – Bangkok / Bangkok – Auckland / Auckland – Tongatapu / Tongatapu – Vava’u

Tragitto: R) Vava’u – Tongatapu / Tongatapu – Auckland / Auckland – Bangkok / Bangkok – Roma

(FOTO 1, 2, 3, 4)

Distanza: 20.000 km circa

Ore di volo complessive: 54 (a/r)

Fuso orario: +12h rispetto all’Italia. A Tonga non si applica l’ora legale.

Telefonia: Prefisso telefonico dall’Italia: 00676 Prefisso per l’Italia: 0039
La rete cellulare è attiva. Operano 2 compagnie di telefonia mobile: Tonfon e Tonga Communications Corporation.

Moneta: Paanga (TOP)

1 € = 2,50 TOP

(ATTENZIONE: tasso in corso al luglio 2017 – da verificare variazioni)

 

Lingua: a Tonga si parla il Tongano, un dialetto polinesiano usato anche in altri arcipelaghi come le Samoa, le Fiji, le Vanuatu. Tuttavia, l’inglese è pressoché parlato da tutti, specialmente le nuove generazioni che ormai studiano in inglese.

 

Religione: cristiana a maggioranza protestante. In ogni villaggio troverete più di una chiesa in stile tradizionale polinesiano di differenti confessioni.

Cibo: La cucina tongana è molto semplice e utilizza ogni possibile risorsa locale. In particolare, si fa grande uso della frutta e della verdura. Il cocco è ovunque, sia la polpa che la crema di cocco usata come salsa di base nella maggior parte delle preparazioni della cucina tongana. I piatti di solito vengono presentati dentro la POLA, un lungo vassoio fatto con foglie di palma da cocco intrecciate. Gran parte del cibo viene cotto negli UMU, forni sotto la terra. Viene scavata una buca nel terreno e viene acceso il fuoco sul fondo; quindi vengono messe delle grosse pietre rotonde sopra il fuoco e man mano che il fuoco brucia le pietre si arroventano e si spostano verso il fondo. Viene, poi, messo il cibo da cuocere avvolto in foglie di banana, il tutto viene coperto da sacchi e sopra ancora uno strato di terra. In questo modo viene trattenuto tutto il calore, il cibo cuoce molto bene senza però perdere i suoi aromi. La carne è costituita per lo più dal maiale selvatico che abbonda sulle isole, mentre il pesce è quello delle barriere tropicali e dell’oceano: molluschi, polpi, crostacei, bonitos, cernie, tonni, wahoo etc.  Diverse radici vegetali quali ufi, yam, kumala (una varietà di patata dolce), frutti dell’albero del pane e taro accompagnano i piatti, cotte nell'”umu” o in alternativa bollite.

INTRODUZIONE AL VIAGGIO

Nell’immaginario di ogni viaggiatore, le isole del pacifico meridionale occupano un posto particolare. I cd. “Mari del Sud” da sempre evocano viaggi avventurosi e luoghi da sogno. E’ stata l’ultima parte del mondo esplorata dai navigatori. In un mondo ormai piatto e globalizzato, dove ormai non c’è più niente da scoprire, dove le fantasie sono dirette verso lo spazio esterno, le isole del pacifico meridionale suscitano ancora grande fascino ed attrattiva su chi è ancora in cerca di avventura. Sono l’esotico nel senso più puro del termine. Nello sconfinato oceano, lontane da tutti i maggiori continenti, con solo l’Australia come riferimento solido, questi minuscoli arcipelaghi esistono quasi indisturbati in una natura selvaggia ed incontaminata. Siamo soliti distinguere queste aree in POLINESIA, MELANESIA e MICRONESIA. Parliamo in tutti casi dei confini del mondo cd. civilizzato, dei luoghi tra i più remoti e difficilmente raggiungili della terra.

Tra lo sconfinato numero di isole, isolette e reef a mala pena affioranti c’è un gruppo di isole che ha mantenuto intatta ed integra la sua origine e la sua cultura. Mi riferisco all’Arcipelago del Regno di Tonga. I primi navigatori ad incrociare queste acque furono gli olandesi Willem Schoutem e Abel Tasman nella prima metà del XVII sec. Fu James Cook nella seconda metà del XVIII sec. che in qualche modo fece ricadere il Regno di Tonga sotto l’influenza Britannica. Visto il carattere estremamente gioioso e amichevole della popolazione locale, battezzò l’arcipelago con il nome “friendly” ed ancora oggi Tonga viene anche chiamato con il nome di “Isole dell’amicizia”. Con i britannici arrivarono anche i missionari protestanti che convertirono la popolazione al cristianesimo. Nel 1845 Taufa’ahau Tupou prese il potere e unificò tutte le isole sotto un unico Regno, costruendo la sua residenza a Nuku Alofa nell’isola di Tongatapu. Dal 1970 il Regno di Tonga è completamente indipendente dal Regno Unito.

L’arcipelago è costituito da 176 isole (la maggioranza disabitate) e si estende su una vasta superficie di ben 700.000 km quadrati da sud verso nord, con differenze climatiche anche notevoli tra di loro. Tre grandi gruppi: Tongatapu, Ha’apai e Vava’u. Circa 100.000 turisti visitano le Tonga ogni anno, attratti dal mare limpido e dalle spiagge di sabbia finissima e bianca. Le isole sono naturalmente approdo obbligato di tutti i grandi velisti e navigatori che attraversano il sud pacifico.

Alle Tonga il turismo di massa non esiste, come non esistono locali notturni, lusso, grandi alberghi, negozi. Chi va a cercare la vita notturna e il divertimento può dirottare verso le vicine Isole Fiji o la Polinesia Francese. In compenso la gente è semplice, allegra e cordiale con gli stranieri. Tutti i villaggi sono animati da tantissimi bambini che corrono spensierati e maiali selvatici, presenti in gran quantità nelle isole.

Lo sport nazionale è il rugby ampiamente praticato anche nelle scuole; l’amore e la sua diffusione di questo sport sono legati anche alla notevole stazza e forza fisica dei tongani.

La natura è strepitosa, sopra e sott’acqua. Abbondano i ragni, alcuni di dimensioni ragguardevoli come il Tongan Giant Spider. Le Tonga sono il regno dei pipistrelli giganti, detti anche volpi volanti. Una particolare attrattiva la esercitano le balene che qui in grande numero vengono dall’Antartide a partorire i cuccioli nell’inverno australe (nostra estate) richiamando subacquei da tutto il mondo per interazioni mozzafiato, possibili solo qui.

 

ESPLORAZIONI IN KAYAK 

Una cosa assolutamente da fare è andare in giro con il kayak nelle lagune, in esplorazione dei tanti isolotti e spiagge che si contendono lo spazio con la lussureggiante foresta che ricopre tutto il complesso lagunare di Vava’u. Attenti alle correnti, specie nelle zone più esposte all’oceano aperto e non uscite mai da soli. Lingue di sabbia bianchissima fanno da davanzale ad una foresta impenetrabile che arriva fin quasi a mare e spesso dentro il mare, con intricati mangrovieti che fanno da rifugio ad una innumerevole quantità di specie ittiche giovanili, tartarughe e coccodrilli di mare. L’intricata foresta nasconde tantissime specie di uccelli, come coloratissimi Kingfisher o Lorichetti, di cui spesso sentirete i versi senza riuscire a vedere chi li emette. Nel cielo sfrecciano Sule, fetonti e Aironi blu. Gli alberi della frutta sono invece la casa di una specie di pipistrello gigante molto diffuso da queste parti, la cd. “Volpe volante” (Flying fox). Vedrete gli alberi ricolmi di questi esseri inquietanti. Non disturbateli, per i tongani sono animali sacri. Attenti al sole che può scottarvi anche nei giorni velati o nuvolosi.

IMMERSIONI CON LE BALENE

Come detto, una delle principali ragioni per affrontare un trasferimento lungo e faticoso, verso un luogo lontano 20.000 km da casa, sono le grandi megattere; le loro evoluzioni, i loro salti ed il loro canto valgono da sole il viaggio. Tonga non è l’unico luogo dove poter vedere questi bestioni, ma è sicuramente il migliore per poterci nuotare insieme in condizioni ambientali ottimali. Ogni anno col sopraggiungere dell’inverno australe (la nostra estate) le megattere compiono una migrazione dai freddi, ma pescosissimi, mari antartici, che costituiscono il loro territorio di caccia, verso i mari caldi della Polinesia per accoppiarsi o per partorire. In particolare, sembra che prediligano le calde e tranquille acque dell’arcipelago di Vava’u visto che arrivano qui numerosissime più che in altri luoghi.  Ed è qui che è possibile assistere ai loro sfrenati corteggiamenti, ai loro salti gioiosi ed incontrare teneri cuccioli che riposano pigramente insieme alle loro madri nelle profonde insenature, al riparo dalle insidie oceaniche. La madre non molla un attimo i piccoli, nutrendoli con centinaia di litri di latte iperproteico, sorvegliandoli continuamente. Quando non addestra o nutre i piccoli, è possibile vederla riposare sul pelo dell’acqua insieme al cucciolo. Le megattere hanno la possibilità di dormire “a metà”, chiudendo un solo occhio e riposando solo un emisfero del cervello, continuando a vegliare con l’altro occhio.

Ma non c’è pericolo, almeno da parte umana, poiché le regole che vigono qui sono molto severe ed è vietata qualsiasi attività che possa arrecare disturbo o fastidio ai cetacei. Le barche autorizzate sono limitate come limitato il numero di sub in acqua per volta. Si scende a turni di quattro, per ridurre al minimo l’impatto sugli animali. Basilare è l’esperienza dell’equipaggio che sa dove intercettare le balene a seconda del mare, della corrente e dell’ora. Infatti, non ci sono regole precise; può capitare una giornata con tantissime balene socievoli, anche con tempo perturbato e mare formato, e quella dopo girare per ore e non vedere nulla, come se le megattere fossero improvvisamente sparite o si fossero tutte nascoste chissà dove.

Ecco pochi semplici consigli basati sulla nostra esperienza, per vivere al meglio questa avventura. I Diving center autorizzati sono a Neiafu, per lo più alla Marina, ma vengono a prendervi ovunque siate con la barca. Conviene prenotare con un certo anticipo, specie nei mesi più favorevoli per non rischiare di trovare tutte le barche impegnate. Si esce molto presto al mattino, praticamente alle prime luci dell’alba, e le isole Tonga hanno un clima molto capriccioso anche nella stagione secca. Portate con voi una sacca stagna che tenga asciutti gli abiti e le attrezzature elettroniche. Le barche sono cabinate ma piccole ed anche se hanno dei cassoni chiusi per le borse è meglio essere previdenti. Utile è una giacca impermeabile antivento da indossare sulla muta bagnata per quando la barca è in movimento in cerca delle megattere nei canali e tra gli isolotti. Spesso le barche ne hanno qualcuno a disposizione dei clienti. A bordo vi daranno snack e bibite ed un panino a pranzo. Consiglio di portarsi la propria attrezzatura da apnea (maschere, boccaglio e pinne) ed una muta leggera, tipo quelle da triathlon, poiché spesso a bordo non hanno cinture di zavorra. L’acqua è comunque abbastanza calda anche in inverno.

Conviene dedicare almeno tre uscite, per essere sicuri di incontrare e riuscire a nuotare con le megattere. Meglio sarebbe cinque o sei, soprattutto se si va lì con intenti documentaristici. Questo fa sì che le uscite con le balene siano la parte di spesa più consistente nell’economia del viaggio. Sebbene le Isole Tonga siano più selvagge e meno turistiche rispetto ad altri luoghi più commerciali e visitati della Polinesia, le immersioni con le balene hanno un costo adeguato agli standard europei (mediamente 130 $ a uscita). Si parte la mattina molto presto perché, va ricordato, è inverno, e fa buio presto. Inoltre, occorre fare spesso tanta strada per trovare le balene. In barca, state sempre pronti perché la situazione eccezionale può capitare in ogni momento ed all’improvviso. Bisogna essere molto rapidi a scendere in acqua. Le condizioni migliori sono gli incontri con “madre e cucciolo”: vi regaleranno momenti che non dimenticherete. Più complicata la situazione con la coppia (o femmina approcciata da più maschi) in amoroso corteggiamento. Appena la barca si avvicinerà, spesso si immergeranno per riemergere lontano. Oppure capiterà di vederle sfrecciare davanti e sparire, intente nel loro frenetico corteggiamento. Spesso conviene non insistere e cercare situazioni più favorevoli. Ma capita anche di avere fortuna e che i due bestioni si distraggono un attimo, incuriositi da quei minuscoli esseri che non possono essere altri pretendenti o dei rivali, e si concedano per un po’. In ogni situazione, non siate precipitosi, non le spaventate. Le megattere sono curiose e se sono disponibili all’incontro può capitare anche che siano loro ad avvicinarsi a voi e vi assicuro che vi palpiterà forte il cuore vederle sempre più grandi, sempre più vicine fin quasi a toccarvi col muso.

Essendo immersioni lontano da riva o in mare aperto, si registra talvolta la presenza di squali. Se capita non spaventatevi, state a distanza e tenendoli semplicemente d’occhio. Soddisfatta la curiosità di solito vanno via in fretta.

Il periodo di permanenza delle megattere nelle acque polinesiane va da maggio ad ottobre, ma il momento più favorevole è tra luglio e settembre.

Quella con le megattere è una esperienza forte che emoziona anche il più scafato e smaliziato dei subacquei.

NEIAFU

Neiafu è l’unico centro abitato di un certo rilievo di tutto il complesso di isole. Se avete bisogno di comprare qualcosa, dovete andare per forza li. C’è un mercato dove troverete frutta, verdura e uova di produzione locale e una parte coperta con artigianato locale. Ci sono un paio di banche, un ufficio postale, qualche spaccio gestito da locali o cinesi che vende un po’ di tutto. Un solo negozio che vende t-shirt e souvenir lo trovate a fianco al ristorante Bellavista Cafè. Il bellavista, aperto da un italiano, originario delle Marche di nome Mario Paoletti e dalla sua moglie tongana Milovale, è l’unico posto dove potrete bere un espresso decente. Come dice Mario il suo ristorante “è italiano per modo di dire”, perché molti ingredienti non si trovano e quindi l’offerta è un misto di cucina locale ed internazionale. A parte il Bellavista, per mangiare c’è il Mango Cafè alla Marina che ha una bella atmosfera stile “Corto Maltese”. Ricordate che tutti qui chiudono presto, quindi di andate a cena non più tardi delle 19.

LA BEACH HOUSE DI FOFOA

Noi abbiamo scelto di stare su un’isola di nome Fofoa, la più remota del complesso di Vava’u, ospiti di una famiglia leggendaria in una casa , a strapiombo su una bianca spiaggia e sull’oceano chiamata: BEACH HOUSE.

L’AVVENTURA DI BORIS E KARYN

Boris Von Engelbrechten (tedesco) e sua moglie Karyn, (inglese di Bath) stanchi della routine del loro mondo, decisero di lasciarsi alle spalle tutto – le loro agiate vite occidentali, le certezze, le comodità –  per sfidare l’ignoto. Boris appassionato di pesca e di barche, a cui il suo lavoro di manager d’albergo sta stretto. Karyn, la dottoressa stufa di percorrere tutti i giorni la M9 tra Bath e Londra per andare al lavoro. Tanti viaggi, l’Africa sconfinata e un’isola del destino, Zanzibar, dove i due si sono conosciuti. Dopo nemmeno un anno, i due insieme ad amici ed il loro primo figlioletto Jack festeggiano il loro matrimonio, manco a dirlo, su una spiaggia tropicale. Boris e Karyn desiderano un luogo dove crescere i figli che sia anche più a contatto con la natura e si trasferiscono in Nuova Zelanda per alcuni anni. Nascono altri due figli, Luca e Felix.  Ma a Boris anche Auckland va stretta, cerca qualcosa altro e parte da solo in esplorazione delle isole del pacifico. Ed è nelle isole Tonga che trova la sua “Laguna Blu”, precisamente sull’isolotto di Fofoa, praticamente deserto, ai margini del complesso di isole a nord chiamate Vava’u. Otto ettari di foresta e spiaggia affacciati su una laguna da sogno. E’ qui che Boris vuole vivere con la sua famiglia ed è qui che vuole costruire la sua casa. Impresa affatto semplice poiché tutto va trasportato sull’isola con la barca e poi sulla spiaggia col tender dal momento che non c’è alcun approdo. Non ci sono imprese edili vere e proprie e negozi a portata di mano dove comprare le cose. Tutto viene ordinato fuori, nella capitale Tongatapu o in Nuova Zelanda e portato da Neiafu a Fofoa navigando per 11 miglia nautiche. Sull’isola non c’è acqua corrente, elettricità né strade. L’acqua da usare è quella piovana raccolta nei serbatoi e la corrente la si ottiene con generatori diesel. Ma la coppia non si demoralizza e usa per quanto possibile il materiale a disposizione sull’isola come i tronchi della foresta per la struttura portante o i blocchi di corallo come mattoni da costruzione. Potete immaginare la coppia cucinare su un fuoco in spiaggia, dormire in tenda sotto cieli stellati, cullata dal loro sogno e dal canto delle balene che incrociano queste acque? La vita a Fofoa non è tutta rose e fiori: l’isolamento, gli uragani, i soldi che scarseggiano e bisognava inventarsi qualcosa. Boris ha una intuizione, potremmo definirla meglio visione: costruire un’altra casa più piccola, sul promontorio a sinistra della loro casa ancora non finita, da appoggiare su pali a picco sulla spiaggia di finissima sabbia corallina, affacciata su una laguna corallina mozzafiato, da fittare ai turisti: la Beach House. La realizzano in meno di un anno e gli servirà anche da abitazione fintanto che sarà ultimata la casa, l’Happy Api. Tutto questo dovendo anche badare a tre bambini piccoli pensando anche alla loro istruzione. Karyn ha raccolto denaro e fondato un asilo nido ad Hunga, la grande isola alle spalle di Fofoa, dove ha fatto anche a maestra ai suoi figli e a tutti i bambini del villaggio. Ha dovuto attraversare l’isola ogni giorno con un piccolo gommone, ormeggiarlo e risalire la ripida collina fino al villaggio per andare a scuola, anche con venti forti, pioggia con i bambini esausti che piangevano.

Dopo anni di durissimo lavoro, vivendo accampati, alla fine Boris e Karyn riescono a realizzare il loro sogno.

La famiglia è riuscita a rendere il complesso energeticamente indipendente. L’acqua è quella assicurata dalle precipitazioni abbondantissime e pulite. Ogni casa ha enormi serbatoi con canaline di convogliamento su tutto il perimetro. L’energia è assicurata da pannelli solari e da illuminazione dei sentieri a LED che assorbono poco e non disturbano. Persino la connessione internet funziona così. Per il cibo, c’è l’orto concimato con guano di pipistrello, raccolto in una enorme e profonda caverna dell’isola cui si accede solo da mare. Ci sono le galline che assicurano le uova e poi c’è l’oceano dove prendere tutto il pesce fresco che serve. La posta è domiciliata all’ufficio di Neiafu, visto che il postino fin qui non ci verrebbe, e per il resto ci si arrangia come si può. Boris e Karyn all’occorrenza sono carpentieri, elettricisti, muratori, idraulici, contadini, pescatori, allevatori, cuochi etc. I tre figli, Jack – Luca e Felix, ormai studiano in Nuova Zelanda e tornano a Fofoa per le vacanze.

Un soggiorno sulla loro isola è una esperienza unica ed indimenticabile.

L’isola è un luogo privilegiato perché ad un passo dai canali dove solitamente si rifugiano le mamme megattere per partorire o svezzare i loro cuccioli. Boris ha una bella barca che conduce con maestria tra i canali di corallo ed è dedicata esclusivamente agli ospiti della sua casa. Quindi, tutta per noi, niente turni di immersione. La casa sulla spiaggia è talmente fiabesca da sembrare irreale. Una ripida scala esterna di legno porta alla spiaggia della casa che si apre sulla laguna. Abituati ai nostri mari affollati di natanti e persone, ci stupiamo del silenzio e della solitudine di questo paradiso in terra riempiendoci gli occhi e il cervello di questa vista.

Fofoa è l’isola per eccellenza, di dimensioni contenute anche se non piccolissima, selvaggia, lontana da tutto, sul margine esterno del gruppo di Vava’u a contatto con l’oceano aperto. La baia è protetta da una invalicabile barriera corallina. Infatti, per tornare a riva bisogna compiere un giro largo e passare in un canale a sud, guidando la barca in un dedalo di fondali bassissimi di duro corallo. Questo rende il tutto almeno protetto dalle onde se non dal vento. Come già detto, sull’isola non c’è corrente elettrica, acqua corrente, telefono e non ci sono strade; è percorsa unicamente da sentieri tracciati alla meglio. Qualche cartello di legno con scritta verniciata appeso ai tronchi qua e là indicano in maniera labile la via. Nei primi giorni, tornati a terra dopo l’escursione in barca abbiamo percorso alcuni di questi sentieri che si inerpicavano nella fitta boscaglia, in cerca di qualche bell’uccello tropicale da fotografare. L’ultimo giorno ci siamo persi per diverse ore nella boscaglia dell’isola, riuscendo miracolosamente a ritrovare il sentiero perduto prima che facesse buio.

A volte ci si può sentire storditi da tutto questo, un senso di isolamento che non è solitudine poiché la vita pullula tutto attorno, cullata dal perenne rumore del vento e del mare che si frange sulla barriera. Un luogo che ti obbliga a guardarti dentro ed a riflettere sul vero senso del tempo e della vita.

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