Home Cronaca & Attualità Esclusiva. Intervista all’invasore di campo dei Mondiali di calcio.

Esclusiva. Intervista all’invasore di campo dei Mondiali di calcio.

93
0

512x350xfalco_mondiali-512x350.jpg.pagespeed.ic.NuH8b_jnhr(Raffaele Del Mondo – Vincenzo Russo). “Il Falco” ha colpito ancora. Piaccia o meno è un ormai noto invasore di campo. Ha 25 anni, è di Pescara, fa il rappresentante di una bevanda energetica e ha un recente passato da candidato al consiglio comunale per Fratelli d’Italia. Da Pescara a Madrid, passando per Genova, Durban (Sudafrica) e Firenze, martedì sera, durante una partita dei Mondiali, Mario Ferri si è palesato davanti a centinaia di milioni di persone al 16′ di Belgio-Stati Uniti, ultimo ottavo di finale. L’italiano si è finto disabile per avere un posto privilegiato nell’Arena Fonte Nova di Salvador Bahia. Poi si è alzato e ha invaso il campo, attraversandolo nell’indifferenza generale. Poi, secondo copione, è stato bloccato e portato via dagli addetti alla sicurezza. Ferri nella sua ultima invasione indossava la maglia di Superman con una doppia scritta, «Save Favelas Children», per la popolazione delle favelas brasiliane che in questi giorni di festa sta soffrendo, e «Ciro vive», in onore di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli morto dopo gli scontri di Roma del 3 maggio. Ecco l’intervista esclusiva per “il Giornale di Casoria”.

Ciao Mario. La tua ultima invasione risale al 28 maggio 2011, a Wembley, dove si sta giocando la finale di Champions League tra Barcellona e Manchester United. Martedì ti troviamo in Brasile durante l’ottavo di finale Belgio – Stati Uniti. Sei ritornato a fare l’invasore di campi professionista?

Diciamo di si, sono ritornato a fare l’invasore dopo diversi anni, dopo tre anni dall’ultima invasione, perché i due messaggi che dovevo mandare erano davvero importanti

Solo pochi giorni prima della tua invasione, Blatter, il numero 1 della FIFA, in un’intervista al quotidiano brasiliano Estado do Sao Paulo, dopo l’invasione di alcuni tifosi nella sala stampa del Maracanà prima di Spagna-Cile, “non credo che le invasioni si ripeteranno, non succederà di nuovo. Gli organizzatori se ne stanno occupando e non sarà più un problema”. Sembra davvero incredibile che nonostante tutto si riesca ad avere un così facile accesso agli stadi. Ci spieghi come hai fatto?

Si sapevo di questa dichiarazione di Blatter, ma la mia invasione è stata nel suo specifico imprevedibile, perché proprio appunto inerente alle polemiche che ci sono state la zona adibita per gli invalidi era la zona meno controllata, ecco perché ho utilizzato quell’ escamotage, anche perché ritengo i motivi per cui l’ ho fatto positivi, ma mi sono pentito del mezzo che ho usato ed ho chiesto anche scusa a chi si è lamentato e chi si è sentito offeso. Purtroppo era l’unico modo per arrivare a bordo campo, c’e’ anche un attenuante avevo dei biglietti normalissimi da tifoso normale e se posso dire una cosa la Fifa per quanto riguarda i controlli allo stadio è davvero scarsa, sono riuscito ad entrare senza problemi e il biglietto non me l’hanno mai letto e la polizia cercava di capire come fossi riuscito ad entrare in quel settore con un biglietto normale.

Oramai sei l’invasore seriale più noto del panorama calcistico, con all’attivo invasioni di campo anche in importanti appuntamenti internazionali che, come questa volta, ti sono costati più volte l’arresto. In quali sanzioni ti sei imbattuto finora?

Essendo invasioni pacifiche quello che mi è costato sono semplici allontanamenti o dal paese dove l’ ho fatto o squalifiche tipo daspo nei vari paesi dove sono state fatte queste invasioni. Attualmente non posso tornare a vedere partite, incontri internazionali di calcio, in Inghilterra, Brasile, Spagna, Emirati Arabi, Italia e Sud Africa.

Eppure le leggi ci sono. I deterrenti anche. Non mi sembri uno sprovveduto per cui credo tu sappia a cosa vai incontro violando regolamenti e leggi, nell’invadere il campo e farti beffe della sicurezza.

Certo le leggi ci sono e anche i deterrenti ma diciamo mi ritengo un protestatore, le invasioni essendo state sempre pacifiche e con messaggi positivi, trovo in questi “reati” un sollievo, nel senso che sono dispiaciuto che non posso tornare in Brasile e sono dispiaciuto che ho violato una legge in quel paese però il motivo era molto importarte. La mia protesta erano: una sulle favelas perche’ la Fifa ha speso tantissimi soldi per costruire stadi gioiello, ma la gente affianco agli stadi muore di fame, questo mi dispiace e non mi sembra giusto. I soldi potevano spenderli anche per le persone che vivono li, i Brasiliani attualmente odiano il sistema Fifa, il mondiale non ha portato nulla di buono. Il secondo motivo: Ciro vive, perché ho voluto mandare un messaggio a livello internazionale, perché ora la storia di Ciro la conoscono tutti, dal Brasile fino in Belgio, cosa che in Italia la stampa gli ha dato pochissimo spazio e non mi sembra giusto per un ragazzo della mia età che ha perso la vita.

Cosa ti senti di rispondere al giornalista Barreto della trasmissione Selecao SporTV che ti ha indicato come una delle peggiori categorie fra gli esseri umani per il fatto che ti sei travestito da disabile per invadere il campo?

Al signor Barreto del giornale brasiliano posso rispondere sinceramente che mi posso vergognare un minimo per quello che ho fatto, e ho anche delle attenuanti, ma lui lo ritengo un corrotto come parecchi giornalisti li, perché in accordo con lo Stato Brasiliano hanno nascosto i crimini che ha fatto la Fifa, perché costruendo quegli stadi, ha espropriato delle case, cacciato le persone dai posti dove sono vissuti per anni, non ha speso un solo soldo per aiutare e far crescere l’economia in Brasile. La Fifa è l’unico ente che ha guadagnato su questi mondiali, perché il governo brasiliano quando ci saranno le nuove elezioni non verrà rivotato perché è stato aspramente criticato. La Fifa è l’unica che ne ha tratto guadagno, perciò nella mia goliardia sono un tifoso vero, una cosa genuina nello sport, e non un giornalista pilotato come questo che ha detto che mi devo vergognare.

Sulla tua immancabile maglietta con simbolo di Superman portavi due hashtag: #FreeFavelasChildren e #CiroVive. La realtà delle favelas, le scarse condizioni igieniche e di qualità della vita di chi vive in queste zone è una realtà che andava sicuramente denunciata e magari ce ne puoi dire di più. Mentre per quanto riguarda Ciro Esposito, in questi giorni ho letto alcuni post , sui vari social network, di alcune persone che scherzavano (offendevano) in maniera inqualificabile sulla morte di Ciro per il semplice fatto di essere napoletano. Cosa senti di dire a queste persone e alla famiglia di Ciro?

Mi sento di dire, per quanto riguarda Ciro, qualsiasi persona abbia avuto il coraggio di offenderlo dopo la sua morte si deve vergognare come un cane e sciacquare la bocca perché sta offendendo un ragazzo che non c’e’ più’. Seconda cosa sono molto incazzato con la stampa italiana perché hanno dipinto Ciro come un ragazzo che non era, non lo conoscevo ma per quello che ne traspare era un ragazzo bravo, sincero, un classico tifoso e non meritava di essere sparato da un infame. La famiglia di Ciro li ringrazio per la stima che hanno di me e che hanno dichiarato ai vari giornali e nella prossima settimana sarò sicuramente a Napoli per abbracciare i familiari e conoscerli e regalargli una maglietta di Superman con la scritta per Ciro. La storia di Ciro è venuta a conoscerla tutto il Mondo, in Italia, né la Nazionale, né la Lega, né i giornali hanno fatto una dedica a questo ragazzo io invece ci ho pensato e questa cosa le persone di Napoli me l’hanno riconosciuto.

Articolo precedenteRassegna stampa – 6 luglio 2014
Articolo successivoVandalismi quotidiani
Nato a Napoli nel 1989, ha lavorato nel mondo della moda dall’età di 18 anni, sfilando con molti brand nazionali e non. Abbandonato il mondo della moda per continuare gli studi, si è Laureato in Relazioni Internazionali e Diplomatiche. Appassionato di politica internazionale, economia, sport e fotografia, decide di aprire un blog: www.raffaeledelmondo.com, per condividere il suo amore per la moda e l’healthy food.