esperienzaVi racconterò di una delle esperienze più traumatiche della mia vita: la prova scritta dell’esame di stato per l’iscrizione all’albo degli Avvocati. E parlando di trauma non mi riferisco alla difficoltà dell’esame. Prescindo dalle tracce capziose e aperte a più interpretazioni che lasciano, a mio giudizio, troppa discrezionalità all’esaminatore.
Quello che mi ha veramente distrutta in questi giorni è stato lo stress, fisico e mentale, causato dalle difficoltà pratiche legate alle modalità di svolgimento dell’esame. Lo svegliarsi alle quattro del mattino, innanzitutto, o anche prima, per mettersi in fila all’entrata con altre centinaia di ragazzi al fine di prender posto vicino al tuo gruppo di amici. Ti alzi al mattino e mezzo addormentato ti infili in auto mentre fuori il resto della città ancora dorme, stanchezza e ansia sono le tue compagne di viaggio. Magari sbagli strada (spero sia successo solo a me), ti accorgi che sei arrivato quando vieni accolto dalla moltitudine di parcheggiatori, abusivi e non, che ti indirizzano verso i vari parcheggi, il primo in cui sono entrata mi ha chiesto 80 € per 3 giorni, il secondo 50 €, per fortuna una mia amica ne conosceva uno più economico, 15 € per tre giorni (un affarone!?).
Entri alla mostra d’oltremare e cerchi il tuo padiglione, poi il tuo varco e una volta trovati inizi la fila, anche se, in assenza di transenne più che di fila io parlerei di calca e con essa ha il via anche la lotta ai furbetti che ti passano avanti, questo fino alle 8.30 circa, quando si aprono le porte, a quel punto finisce la lotta e inizia la guerra vera e propria (che tu combatti con uno zaino di circa 10 Kg sulle spalle, con dentro tra l’altro 3/4 codici commentati), nella quale vedi compiti dottori trasformarsi in esseri di poco dissimili dalle bestie che gridano, ti comprimono, schiacciano e spintonano fino alla porta, mentre la protezione civile e le guardie giurate, ti inveiscono contro urlando di far piano e non accalcarsi. Una volta dentro ti perquisiscono come fossi un criminale e poi finalmente puoi prendere posto, occupando un minuscolo, traballante banchetto. Ma dura poco perché appena ti sei sistemato devi rimetterti in fila, per il bagno stavolta (dopo 4/5 ore di fila diventa indispensabile), anche perché, dopo che hanno dettato le tracce i bagni restano chiusi per due ore. E a questo punto urge fare una precisazione, ci sono solo tre bagni per le donne di un intero padiglione contenente più di mille persone, semplicemente assurdo!
Spesso, mentre sei ancora in bagno, o in fila, iniziano a dettare le tracce e allora cominci a studiare, scrivere e … chiedere. Domandi, ti confronti, sia coi colleghi che coi commissari. I tuoi vicini diventano i tuoi migliori amici e alcuni che credevi fossero amici ti tolgono persino il saluto (E mi chiedo: di cosa si preoccupano? Cosa puoi fargli, succhiargli la conoscenza con una stretta di mano, dissennarli con una domanda?! O è solo la filosofia del mors tua vita mea? Eppure non è una gara ad esclusione!).
Ad ogni modo le sette ore passano in fretta, praticamente volano, le penne si consumano, le mani dolgono. Nella battaglia perdi soldati, solo nel mio padiglione ne sono stati espulsi almeno dieci al giorno. Infine esci, il primo giorno è andato, ti immetti nel traffico di Fuorigrotta (e se sei come me sbagli nuovamente strada!). Guidi distrattamente, con quel tarlo nel cervello… avrei dovuto inserire quella sentenza, togliere quella frase, integrare quel passaggio, mettere quella virgola.
Sei stanco e frustrato, ti attendono cinque ore di sonno e poi si ricomincia. Ma niente paura, tutto passa, il terzo giorno arriva e scorre, veloce, come tutti gli altri giorni. Ce l’avrò fatta?  Non lo so! Da oggi, iniziano a decorrere i lunghi mesi che mi separano dalla risposta …

 

Condividi su
  • 12
  •  
  •  
  •  
  •