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Elezioni europee 2014: è tempo di cambiare, in Europa e in Italia.

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europee-2014Dopo la tornata elettorale dello scorso 25 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo, crescono le aspettative sul futuro dell’Unione europea e dell’Italia di Matteo Renzi, uscito rafforzato e pienamente legittimato a governare.

In primo luogo, volendo dare uno sguardo d’insieme ai risultati elettorali nell’intera Ue, vi è da dire che la protesta antieuropeista non è stata devastante, come ci si aspettava in diversi stati membri. Certamente, i risultati del Front National della Le Pen in Francia e dell’Ukip di Farange in Gran Bretagna sono un chiaro segno del fatto che molti cittadini europei hanno voluto manifestare il loro endorsement in favore dei movimenti euroscettici. Tuttavia, in altri Paesi proprio gli euroscettici hanno deluso le aspettative, motivo per cui la protesta di questa corrente di pensiero appare non proprio omogenea, seppur da non sottovalutare. Se consideriamo poi che le previsioni paventavano il rischio di una bassa affluenza alle urne, anche questo non si è avverato, se non in minima parte: invero, la partecipazione degli elettori europei alle urne non è crollata nella misura che ci si aspettava, pur non potendo non rilevare i drastici e generalizzati cali rispetto alle elezioni del 2009.

In secondo luogo, per quel che riguarda l’Italia – da sempre il primo Paese per affluenza alle urne alle europee, nonostante l’ultimo calo con un’affluenza al 58,6% – vera sorpresa è la vittoria schiacciante del PD di Matteo Renzi che, raccogliendo il 40,8% dei consensi, supera tutte le previsioni che pure erano state positive nei giorni precedenti il voto e che lo avevano posto comunque come il primo partito italiano. L’altra sorpresa è il calo del M5S di Beppe Grillo (21,16%) che, sicuro di vincere durante la campagna elettorale, già scalpitava per chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni, nonostante proprio Renzi avesse rassicurato tutti che il risultato di queste elezioni non avrebbe inficiato la vita del suo esecutivo. Non può non essere evidenziata, inoltre, l’emorragia di voti registrata nell’elettorato di centrodestra, con Forza Italia che, col suo minimo storico (16,82%), sta vivendo la sua notte più buia, il Nuovo Centro Destra di Alfano (4,38%) entrato nel Parlamento europeo superando di poco la soglia di sbarramento del 4% e Fratelli d’Italia (3,66%) che invece non avrà rappresentanti a Bruxelles. A destra, quindi, soltanto la Lega Nord può sorridere, essendo risultata la quarta forza politica a livello nazionale (6,16%) e anch’essa, come si sa, schierata nel movimento No-euro.

Quali potranno essere, dunque, le conseguenze di questi risultati? Sul piano europeo è indubbio che, pur non essendo stato catastrofico il risultato degli euroscettici e degli estremisti No-euro, s’impone una radicale ed ennesima riforma dell’impianto istituzionale europeo. La questione principale da risolvere riguarda il deficit democratico dell’Ue, che interessa soprattutto lo stesso Parlamento europeo, troppe volte ai margini rispetto al potere decisionale degli altri organi dell’Unione. I cittadini europei, infatti, non sentendosi sempre rappresentati all’interno dell’assemblea di Bruxelles, ne invocano maggiori poteri in modo da influenzare democraticamente le politiche economiche europee, con il principale scopo di risolvere l’attuale crisi economica. Per quel che concerne l’Italia, invece, è chiaro il messaggio lanciato a Matteo Renzi da gran parte dell’elettorato italiano: piena fiducia al suo governo affinché possa realizzare le riforme annunciate e condurre l’Italia nella svolta che da tempo necessita. Tuttavia, proprio alla luce dei risultati del PD, c’è chi si chiede se non sia giusto tornare presto al voto per fare il pieno di consensi e avere un Parlamento che rispecchi l’attuale tendenza dell’elettorato italiano. Vi è da dire, però, che l’ipotesi del voto è molto remota. Renzi sa bene che la strada migliore da seguire ora è quella della responsabilità, soprattutto ora che dal prossimo luglio inizierà il semestre italiano di presidenza dell’Ue, un’opportunità importante per cercare di indirizzare l’Europa verso nuove riforme e, si spera, un maggior approccio democratico ai problemi della crisi economica.

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Napoli, classe 1985. Dopo gli studi in Relazioni Internazionali presso l’Università di Napoli “L’Orientale”, si è laureato con il massimo dei voti e la lode in Scienze della Politica e del Governo all’Università degli Studi di Perugia, discutendo una tesi sperimentale dal titolo “Gruppi di interesse e lobbying. Come banche e assicurazioni influenzano il policy making in Italia”. Gli studi seguono la sua passione: la politica. Ha interesse per lobbying, public affairs, governance e democrazia partecipativa. Impegnato nel sociale e nell'associazionismo giovanile. Già Presidente dell’Associazione “La Tela Bianca”.