A cura di Valentina Busiello – Professore Gerardo Canfora, Benvenuto, in apertura di questa intervista ci parla della sua importante professione fatta di grande orgoglio e soddisfazione, elencando qual e’ stata in tutti questi anni, la sua piu’ grande soddisfazione in questa professione ?
“Mi ritengo una persona fortunata a fare il lavoro che faccio, per tante ragioni. Prima di tutto il rapporto quotidiano con gli studenti, per sua natura sempre nuovo e rigenerante; un rapporto che mi arricchisce e mi stimola a fare sempre meglio. Poi, la possibilità di fare ricerca su temi di frontiera, con colleghi preparati e in un ambiente stimolante e collaborativo; la risposta migliore alla mia sete di sapere. Ancora, contribuire allo sviluppo del territorio in cui lavoro, attraverso i progetti di innovazione e trasferimento tecnologico che sviluppo con le aziende. Non ultimo, l’orgoglio di partecipare alla formazione di giovani che, oltre ad essere professionalmente preparati, sappiano operare con passione, consapevolezza e responsabilità. Una soddisfazione? Impossibile individuarne una, sono centinaia, migliaia; sono i tanti giovani che ho incontrato nei miei corsi, nei laboratori, nei lavori di tesi di laurea e di dottorato e che poi ho visto crescere e realizzare i loro progetti nel mondo del lavoro. Le confesso che conservo gelosamente i messaggi con i quali mi tengono aggiornato, mi chiedono consigli, qualche volta semplicemente mi ringraziano, magari confessando che solo ora, dopo anni, comprendono l’importanza di un dato argomento su cui mi ero soffermato durante un corso e che all’epoca era sembrato noioso”.
Professore Canfora, quanto è importante oggi la Ricerca Scientifica nei processi di innovazione tecnologica, ci parla dei suoi progetti e della sua attivita’ scientifica ?
“La ricerca scientifica riveste un ruolo fondamentale nei processi di innovazione. Volendo semplificare, potremmo dire che la ricerca ha il ruolo di produrre nuova conoscenza, mentre l’innovazione sfrutta tale conoscenza per realizzare nuovi prodotti e servizi per il mercato. Nelle mie attività di ricerca, mi occupo di ingegneria del software, la disciplina metodologica, tecnologica e manageriale che studia i processi di sviluppo del software, ossia la produzione dei programmi che oggi sono al cuore di quasi tutti i servizi e di moltissimi oggetti d’uso quotidiano. Una disciplina trasversale e, in quanto tale, fondamentale per realizzare innovazione di prodotto e di processo in qualsiasi settore produttivo. Entrando nello specifico, al momento sto lavorando su due aree. La prima è la definizione di strumenti per il cosiddetto “continuous integration/continuous delivery”, ossia per velocizzare e sistematizzare il percorso che va dallo sviluppo di un’applicazione al suo rilascio per l’utilizzo da parte degli utenti. Si tratta di un tema importante in quanto spesso la capacità di un’azienda di rispondere con successo e tempestività alle richieste del mercato dipende dalla disponibilità di programmi software adeguati. La seconda area fa riferimento alla crescente necessità di proteggere la sicurezza di dati ed applicazioni. Nel nostro laboratorio studiamo soluzioni innovative per il riconoscimento e la neutralizzazione di malware, ossia programmi dannosi, inclusi i virus per smartphones, un fenomeno che sta conoscendo una crescita esponenziale”.
Professore, ci illustra il suo punto di vista sulla qualità delle pubbliche amministrazioni, e  degli enti locali in particolare, soprattutto durante il periodo di emergenza Coronavirus-Covid19?
“Negli ultimi anni la pubblica amministrazione ha indubbiamente fatto passi avanti significativi nella direzione della digitalizzazione. Sono però ancora troppi gli ostacoli che si contrappongono ai processi di trasformazione digitale, primo fra tutti una burocrazia asfissiante, che si concretizza in un eccesso di complessità delle regole e degli iter procedurali. C’è poi un problema di carenza di competenze digitali; non parlo solo della mancanza di specialisti, peraltro molto grave nel nostro Paese, ma della diffusa carenza di competenze di base indispensabili per l’erogazione di servizi con nuovi e più flessibili canali digitali. Tutto ciò si traduce in inefficienze e costi significativi nella vita di cittadini e imprese. Le difficoltà riguardano soprattutto gli enti locali, mentre la pubblica amministrazione sembra aver imboccato con maggiore decisione la strada della digitalizzazione, offrendo online molti dei servizi amministrativi di propria pertinenza. Non va taciuta, infine, l’esistenza di un divario nord-sud per quanto concerne la qualità dei servizi della pubblica amministrazione, divario che si traduce in uno svantaggio competitivo per le imprese del sud. L’emergenza sanitaria COVID-19, con il massiccio ricorso al lavoro agile, ha amplificato e messo in evidenza questi limiti, in primo luogo la carenza di competenze digitali e l’eccesso di burocrazia, ma anche il divario nord-sud in termini di infrastrutture immateriali”.
Ci illustra secondo il suo punto di vista, come vede il futuro del nostro Mezzogiorno italiano?
“Il Mezzogiorno d’Italia è un serbatoio incredibile di risorse che purtroppo non sempre siamo riusciti a trasformare in occasioni di crescita e di sviluppo. Le ragioni di tale incapacità sono molteplici e stratificate; la pervasività di fenomeni di criminalità organizzata e delle cosiddette aree grigie, la difficoltà di accesso al credito per le imprese del sud, l’inadeguatezza delle infrastrutture materiali e digitali, una scarsa capacità progettuale e di pianificazione che spesso si traduce in un uso inefficiente dei fondi comunitari, per fare qualche esempio. Io però sono ottimista, sono convinto che il Mezzogiorno saprà trovare la sua strada verso lo sviluppo, e che questo darà all’intero Paese lo slancio necessario per ricominciare a crescere. Dal mio osservatorio di docente universitario tocco ogni giorno con mano quella che secondo me è la più grande ricchezza del nostro mezzogiorno: il talento e la creatività dei nostri ragazzi. Purtroppo, ancora oggi, molti di loro, troppi, sono costretti a lasciare le nostre terre, magari dopo la laurea, andando a rendere più competitivo il nord del paese, o addirittura dell’Europa. È su questi ragazzi che dobbiamo puntare, creando le condizioni affinché possano decidere di restare ed investire su sé stessi. Si tratta di un processo complesso, che richiede di affrontare con decisione i problemi che richiamavo sopra e i tanti altri problemi che hanno contribuito a frenare il sud, ma la strada non può che essere questa. L’alternativa è il declino del Paese, per intero, non del solo Mezzogiorno”.
Illustre Professore, Rettore Gerardo Canfora, vuole  rivolgere  un suo augurio per il futuro del Mezzogiorno?
“L’augurio che posso fare, e’ che sappiamo trovare il modo di esprimere progettualità che consente di creare lavoro qualificato per i nostri giovani. I nostri laureati, che molto spesso sono costretti ad andare fuori, e allora potremo cambiare la faccia del Mezzogiorno, del Paese. L’occasione c’è, poiche’ questo flusso di danaro che arrivera’ in seguito all’emergenza, ma non solo questo, anche il cambiamento di percezione che si ha ora della qualita’ della vita, poiche’ questi mesi hanno anche cambiato il modo in cui guardiamo alla vita. Fino a qualche mese fa si pensava solo ai grandi agglomerati urbani, oggi, si presta molta piu’ attenzione all’Italia dei borghi, delle aree interne, delle realta’ minori. Ecco rivalorizzare queste aree sulla base della nuova attenzione alla qualita’ della vita, puo’ essere una vera occasione di rilancio per il Sud. Per fare questo bisogna lavorare sulle infrastrutture, un esempio, se voglio fare smart working per il lavoro ed invitare i grandi professionisti a lavorare nei borghi del Sud, poi si deve fare in modo che questi borghi siano, A= rete a banda larga, e B= che ci sia una rete di trasporti fisici, che consenta all’occorrenza di spostarsi senza dover attraversare il deserto come purtroppo qualche volta succede, nel nostro Mezzogiorno.
Professore Canfora, al Sud dovremo essere un po’ piu’ uniti, soprattutto in termini di organizzazione, poiche’ il Nord Italia privilegia da sempre questo aspetto organizzativo?
“E questo e’ un altro problema serio, fare rete, fare sistema, che molto spesso diciamo le realta’ del Sud non riescono ad esprimere progettualità congiunte, si va ognuno per i fatti propri”.
Professore Canfora, un prossimo progetto futuro e soprattutto Universitario?
“Progetti specifici come Universita’ del Sannio di Benevento, ne abbiamo tantissimi, sia di Ricerca che di didattica. Un esempio, proprio in questi giorni abbiamo presentato un Corso di Laurea Professionalizzante, che parte in autunno, dedicato a valorizzare le eccellenze del territorio. E’ un corso di Laurea in Tecnologie Alimentari per le Produzioni Dolciarie, in Campania e’ un’industria molto forte e con una grande tradizione. Il corso sara’ a numero programmato di 25 studenti, per preparare i tecnologi di supporto al miglioramento di qualita’ nell’industria dolciaria, nella valorizzazione delle specificita’ e le vocazioni del territorio”.
Professore, il nostro Sud Italia dobbiamo dire con grande orgoglio che e’ ricco di industrie del settore alimentare e dolciario, e soprattutto di ottimo livello e qualità. Vero?

“Si, sono una componente importante, con una forte tendenza anche all’export, poiche’ in Europa siamo fra i principali esportatori in questo settore”.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa dell’Universita’ degli Studi del Sannio

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