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“Dormienti destatevi”.

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Statue of Gordano Bruno who was burned alive in Campo de Fiori in Rome on February 17, 1600

Abbiamo volutamente atteso due settimane da una ricorrenza, per verificare una fondatezza che si fa strada insistentemente, almeno nella nostra convinzione. É stato nostro intendimento seguire lo spazio che veniva assegnato alla giornata del 17 febbraio, inscenata in Campo dè Fiori a Roma. A chi non ricorda ed a qualcuno che forse lo ignora, segnaliamo che in quella data, da diversi anni, si celebra la giornata dedicata a Giordano Bruno. L’irrequieto monaco domenicano, fu arso vivo e con la lingua serrata da una morsa perché non parlasse, proprio in quella piazza romana e nel lontano anno 1600.

Il nostro conterraneo (era nato a Nola nel 1548), era entrato in contrasto con gli ambienti ecclesiastici, per i dubbi espressi sulla dottrina trinitaria e su quella dell’incarnazione. Fu motivo per essere denunciato all’Inquisizione, incarcerato per sette anni, scomunicato e condannato ad essere bruciato vivo e legato ad un palo. Un martire del pensiero, insomma, come Socrate ed altri che hanno segnato il corso dell’umanità. Si diceva la verifica dello spazio dedicato all’evento: scarna, nella migliore delle ipotesi tradotta in qualche trafiletto riempitivo. Del resto ci si poteva aspettare di più nella sterile lotta che quotidianamente anima uomini che passano, senza concetti e senza affetti, come autentici fantasmi attraverso la responsabilità che si sono arrogati nella vita sociale? In questa pallida era, la nostra, dove le idee vengono sistematicamente soffocate o dissolte da una violenza strisciante e camuffata? Ma vogliamo definire i cosiddetti esperti, i politici ed il sistema tutto che ruota intorno a queste figure come non cattive? Si può fare, ma allora dobbiamo dire che sono dormienti!

Si perché gli esperti brancolano nel buio tra teorie costruite e poi disfatte, l’informazione ufficiale che oscilla tra vacanze, Olimpiadi, problemi individuali e tragedie collettive, i manovratori del vapore che rimandano sempre a Settembre i conti salati di un’economia vicino allo sfacelo e che rende sempre tutti o quasi un po’ più poveri.

E allora dobbiamo fare nostro il vecchio monito di Giordano Bruno: “Dormienti destatevi”. Risvegliamo, dunque, emozioni sopite combattendo ogni dispotismo sul pensiero, individuiamo il punto cruciale che consente di aiutare la società tutta e mettendo in atto risorse per un futuro migliore. Scaviamo pure prigioni profonde ma per serrare il vizio e la corruzione, per cancellare definitivamente tutte le brutture, passate ed attuali, che impediscono il vivere civile. Un Paese, parliamo del nostro, che si presenta immobile, impotente, che deve risvegliarsi come da un brutto sogno. Questo è il quadro a tinte fosche nel quale siamo oggi avvolti. É tempo, però, di strappare dai tentacoli del malaffare le nostre Città, depurare i nostri luoghi, far sì che i suggestivi scenari presenti lungo tutta la nostra Penisola, abbiano il sopravvento.

Ancora esiste una cittadinanza attiva, onesta, che vuole vederci chiaro in una stagione di smarrimento, che sembra interminabile perché sfocia sul piano economico, sul piano politico, sul piano sociale. Amministratori che lasciano i “Palazzi” con le tasche vuote quando non indebitati; le vicende intricate delle “Società Partecipate” ma in realtà solo colonizzate da clan; gli scandali denominati “Assenteismo” che imperversa da Nord a Sud e tocca tutte le istituzioni; la pratica “Rimborsopoli” attuata a tutti i livelli, comunale, regionale, nazionale. Potremmo continuare. Un panorama completo, però, non può prescindere da una mea culpa. Diciamo la verità, soprattutto negli ultimi anni nel nostro Paese si è lasciato vivere, non c’è stata alcuna capacità di analisi né consapevolezza di quanto stava accadendo. Necessita, dunque, ripartire da noi stessi. Dobbiamo creare le condizioni perché i giovani non scappino, perché deve esistere il diritto al lavoro, non solo sulla carta, Costituzionale o meno. Quel lavoro costante, quello cioè che dispensa la gioia di vivere, la sicurezza dell’operare, la pace e la giustizia: Tutto passa da qui, dal lavoro, inutile cercare nuove strade e nuove formule che non pagano.  Sosteniamo le forze sociali che resistono, i gruppi e le associazioni che si battono, ogni giorno, per cercare un riscatto.

Abbandoniamo del tutto quelli che ci stanno narcotizzando, quelli che continuano ad alimentare circuiti perversi tra malavita, politica, mondo del lavoro ed imprenditoria, in questa che possiamo anche definire terza Repubblica. Costruiamo i luoghi della politica, ma non solo di quella dei partiti: la gente è stufa di sentir parlare da mesi di scissioni, paventando chissà quali calamità, quando nella realtà quotidiana sempre più numerosi sono quelli che non arrivano al fatidico fine mese. Vecchia politica giammai rottamata, semmai geneticamente modificata, come nei pianti in diretta forieri di sventure, però, altrui o denunce di incapacità operative. Diventiamo, finalmente, soggetti attivi della società, facendo qualcosa per le nostre Città. Necessitano momenti di autentico confronto per sopperire all’assenza di riferimenti politici.

Da tutto ciò emerge chiaro un concetto: serve la forza della Cultura per far emergere una presa di coscienza da parte di tutti. Bisogna del tutto abbandonare la triste logica dell’assuefazione al degrado: la costruzione di strade, il miglioramento dei servizi, non vanno visti come fatti straordinari. In ciò, il ruolo di vero artefice della Cultura deve essere assunto dalle Università che, attraverso ricerche e progetti anche per la ristrutturazione delle Istituzioni, devono vincere lo scollamento che si frappone al superamento del brutto. Lasciamo cadere, infine, il vecchio sfogo che induce a ritenere che il singolo non sia in grado di fare alcunché. Rappresenta solo un pretesto, un alibi, per sottrarsi a dosi di responsabilità, magari anche minime. Tutti facciamo parte della società ed in quanto tali titolari di diritti e di doveri. Mettiamo da parte lo sconforto di chi è disilluso e chiediamoci cosa fare noi stessi in prima persona, senza doverci preoccupare di rivolgerci a qualcuno. Abbiamo l’obbligo di proporre, di inventare e, perché no, di riscoprire. Solo attraverso queste iniziative, abbandonando il vecchio ruolo di relegati, potremo ritrovarci protagonisti di quella ricostruzione capace di porre le basi per un futuro migliore.

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Laureata in Beni Culturali e specializzata in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale presso la Federico II di Napoli. Collabora con “Napoli Caput”, un blog che mira alla valorizzazione della nostra cultura e del nostro presente-passato. Innamorata di Napoli e della sua immensa bellezza, convinta assertrice che attraverso la conoscenza della Storia della nostra città, possa essere possibile la riscoperta del senso di appartenenza che molti hanno perso. Appassionata di Arte e fotografia, da sempre alla ricerca di luoghi poco conosciuti e poco valorizzati. Ama scrivere e si definisce persona contraria ad ogni tipo di pregiudizio e grande sostenitrice delle enormi potenzialità di Napoli.