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“Deputazione di San Gennaro”: lettera aperta ad Angelino Alfano

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sanGennaroA Napoli divampa, da una settimana, una polemica che il Ministro dell’Interno, lui che istituzionalmente ha il compito di sedare, ha generato, vogliamo credere in maniera del tutto involontaria ma anche inaspettata. L’uomo di Agrigento, cresciuto politicamente all’ombra ed alla corte di Berlusconi, ha avuto la maldestra idea di mettere mano a quello che la città di Napoli ha più a cuore, il suo Santo, San Gennaro, il suo protettore. Mi domando ed ho motivo di ritenere che in tanti se lo chiedono, con quel po’ po’ che c’è da fare al suo dicastero, lei che fa, si occupa della “Deputazione di San Gennaro”! A fine gennaio, con un decreto, prevede di trasformare quell’organismo da laico a religioso, con l’ingresso di un terzo dei suoi membri di nomina curiale. Sarei, saremmo, curiosi di sapere qual è stata la scossa, la scintilla che ha catturato la sua attenzione sull’argomento. A dirla tutta, non ci sembra affatto che la tutela dell’ordine pubblico centri molto con l’intervento generato dalla sua iniziativa. Semmai il contrario. Eh si, perché il suo intervento potenzialmente detiene turbative. C’è già stata una mobilitazione spontanea popolare, che ha portato sul sagrato del Duomo migliaia di cittadini, che sventolavano fazzoletti bianchi freneticamente, proprio come quelli usati dai componenti della Deputazione quando annunciano il miracolo dello scioglimento del sangue del Santo.  Sta facendo seguito una petizione, sempre di estrazione popolare ed allargata al mondo politico, culturale, credenti e non credenti, tesa a raccogliere firme contro il decreto del Viminale. Possibile mai che i tanti a lei vicino nella guida del suo dicastero, non ci hanno neppure pensato? Scartiamo subito ombre di una longa manus ed ipotizziamo, senza indugi, che poco o nulla si conosce di quella che un tempo fu una capitale europea. Figurarsi se potevano mai immaginare di creare un vespaio con un’innocente disposizione, dal tipico sapore modaiolo di riformare tutto, anche quando non se ne ravvisa l’opportunità. Bisogna ben valutare, però, che esistono tradizioni e costumanze antiche, che non cedono il passo, che nell’immaginario collettivo e popolare non vogliono cedere il passo. San Gennaro non si tocca, nemmeno in quelle che sono le sue frange, i suoi aspetti esteriori. Eppure bastava chiedersi quale poteva essere il motivo per il quale, da oltre 400 anni, non si sentiva il bisogno di riformare quell’organismo, cioè la Deputazione. La risposta era alla portata: continuare a preservare e custodire l’unico vero tesoro rimasto alla Città, quello di San Gennaro. Come si fa a non capire, a non sapere che il rapporto tra protettore e protetti è del tutto viscerale, interno, paternalistico. É quel rapporto per cui ognuno sente di potersi rivolgere a lui come al fidato della porta accanto. Anche inveendo e pretendendo il suo intervento riparatore e risolutore, dandogli del “tu” e chiamandolo “faccia gialla”. L’onnipotenza attribuitagli e riconosciutagli è quella capace di fermare la lava del vulcano, di liberare dai flagelli morbosi, di porre fine alle calamità naturali, ma anche quella spiccia di risolvere gli affanni giornalieri con un numero suggerito in sogno, una strategia da seguire nel tran tran del quotidiano. I potenti di una volta, chi deteneva tutto e chi non deteneva alcunché, cioè il re con i suoi nobili ed il popolo, avevano ben chiare tutte queste cose. Tanto chiare da costituire un organismo aperto, a ricchi e poveri, nobili e plebei, con la mission di tutelare il Santo ed alimentarne il culto. L’organo di governo della Cappella del Tesoro di San Gennaro non proviene dunque da un privilegio Apostolico, bensì da una dotazione laicale, offerta da tutti in cambio della protezione ed in quanto tale bene della Città e dei suoi abitanti. Perché, dunque, cambiare? Perché consentire l’ingresso ecclesiastico che, finora, si era limitato a fungere da “padrone di casa” ospitando all’interno delle sue mura sacre il vero, unico, simbolo della Città? La sacralità di ciò che unisce non ha bisogno di autentiche, bolle, sigilli e fin dal Medioevo. La sacralità viene dal profondo, dal di dentro. O c’è o non c’è. Vogliamo concludere la lettera, Angelì lascia stare, non cambiare per il gusto di cambiare, nessuna esigenza lo impone, nessuno lo ha chiesto, almeno per quel che ci risulta. Oppure no?

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Laureata in Beni Culturali e specializzata in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale presso la Federico II di Napoli. Collabora con “Napoli Caput”, un blog che mira alla valorizzazione della nostra cultura e del nostro presente-passato. Innamorata di Napoli e della sua immensa bellezza, convinta assertrice che attraverso la conoscenza della Storia della nostra città, possa essere possibile la riscoperta del senso di appartenenza che molti hanno perso. Appassionata di Arte e fotografia, da sempre alla ricerca di luoghi poco conosciuti e poco valorizzati. Ama scrivere e si definisce persona contraria ad ogni tipo di pregiudizio e grande sostenitrice delle enormi potenzialità di Napoli.