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CTP, un disastro che parte da lontano

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di Paolo Borzillo – Il 12 gennaio scorso alcuni dipendenti della Ctp, azienda di trasporto pubblico, si sono arrampicati sul tetto del deposito di Arzano restando lì per alcune ore, nonostante il freddo, per scendere solo dopo l’intervento di Polizia e Vigili del Fuoco.
Il motivo della clamorosa protesta: attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e del Prefetto di Napoli sulla drammatica situazione che da dicembre si trovano a vivere. 
I lavoratori non hanno percepito lo stipendio di dicembre e quasi sicuramente non riceveranno quello di gennaio in una situazione che vede dal 20 dicembre i mezzi fermi senza che sia esercitato il servizio. Solo un intervento da parte della Regione, per 650mila euro di crediti esigibili, ha consentito il pagamento della Tredicesima.
Proprio il 12 gennaio era prevista l’udienza davanti al Tribunale fallimentare di Napoli che deve vagliare la richiesta di Concordato che dovrà sancire l’amministrazione straordinaria per almeno due anni, in alternativa al fallimento. Udienza che il Tribunale ha rimandato al 2 febbraio per via di alcune carenze documentali. 
Il disastroso stato della Ctp, principale azienda di trasporto pubblico su gomma nella provincia di Napoli parte da molto lontano. 
Che la Ctp fosse un’azienda in gravi difficoltà finanziarie lo si sapeva fin dal 2008 all’indomani dell’acquisto del 100 % delle azioni della Spa voluta dall’Amministrazione provinciale dell’epoca. Troppi e incontrollati i costi di gestione ma soprattutto tanto allegra la gestione del personale, per le continue ingerenze della politica capace di creare tra i lavori sacche di clientela elettorale a discapito dell’efficienza del servizio. 
Ma sull’azienda che ha in essere contratti di servizio con la Regione Campania, il Comune di Napoli e la provincia di Caserta (per via di alcune linee esercitate a sud del suo territorio, città di Caserta compresa) una mazzata è stata la finta cancellazione delle province, sbandierata dal Governo Renzi, per far posto alla Città Metropolitana; istituzione fantasma che si regge su un consiglio di sindaci – che si eleggono tra loro – che inoltre mantiene intatto tutto il sistema funzionale della vecchia Provincia di Napoli. 
Con la Città Metropolitana la gestione allegra non solo è continuata ma essendosi spenti i riflettori degli elettori sull’Ente di piazza Matteotti questa ha prodotto il buco nei conti di circa 80 milioni di euro di oggi. 
Una situazione finanziaria che essendo i mezzi fermi dal 20 dicembre non consente più alla Ctp di maturare nuovi introiti. Visto che il fatturato dell’azienda dipende dai chilometri percorsi, 2,60 euro quelli pagati dalla Regione.  
Senza contare l’enorme disagio per gli utenti pendolari. Al rientro dalle vacanze natalizie gli studenti di Casoria sono costretti a raggiungere a piedi la stazione per andare a Napoli e lo stesso discorso vale per i lavoratori, molti dei quali ormai ricorrono a passaggi di fortuna. 
Tuttavia sul futuro della Ctp, se le Istituzioni faranno la loro parte, si possono prevedere possibilità di ripresa. Sono 50 i milioni di euro in crediti nei confronti di Città Metropolitana di Napoli e Provincia di Caserta che però non potranno arrivare prima di febbraio. 
Inoltre il sindaco della Città Metropolitana, Gaetano Manfredi (lo stesso della città di Napoli) ha affermato che sta lavorando: “per garantire una soluzione strutturale e duratura, per la tutela dei lavoratori e la garanzia del servizio fino ad arrivare ad una maggiore efficacia. Con il coinvolgimento della Regione si potrà fare dopo la decisione definitiva del Tribunale. Importante adesso era mettere un punto rispetto alle ipotesi della vecchia giunta che non stava in piedi ed apriva a rischi contabili. Le responsabilità sono della precedente amministrazione.” 
L’attuale sindaco di Napoli contesta infatti una ipotesi di Contratto di Servizio – messo a punto quando alla Città Metropolitana c’era De Magistris – per 3,80 euro a chilometro. 
La crisi Ctp resta aperta quindi a molte soluzioni ma ciò che sembra certo è che ai lavoratori saranno chiesti almeno due anni di sacrifici e per il momento nessuno ha dato garanzie su come saranno pagati gli stipendi. 

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Redazione Il Giornale di Casoria - Il portale di informazione dell'area a Nord di Napoli