Un vecchio adagio recita: dagli amici mi guardi Iddio, che dagli amici mi guardo io!

A dire il vero, attualmente si fa fatica a capire chi siano gli amici e chi i nemici, se guardiamo alle dinamiche politiche in Parlamento subito dopo il palesarsi della crisi.

Oggi inizia la seconda giornata di consultazioni, e verso il Colle sfileranno i principali artefici del futuro assetto istituzionale, ma l’impressione è che nessuno abbia le idee chiare.

In primis la Lega: il Ministro Salvini ha certamente tentato la fuga in avanti, conscio di avere un largo seguito nel Paese reale, ma ha probabilmente sbagliato tempi e modi, magari non considerando che, almeno ad oggi, i numeri in Parlamento ce l’hanno i Cinque Stelle e che il 34% delle Europee a poco serve nella composizione della crisi. Ritirare la sfiducia al Presidente Conte è sembrata solo l’ennesima strategia del cerchiobottismo, e solo il tempo dirà se Salvini ha giocato d’azzardo oppure ci avrà visto lungo.

Non appare più risoluta l’idea dei pentastellati, la cui vista è ancora offuscata dalla rabbia, dopo aver visto l’ex alleato di Governo tentare la fuga come Pantani sul Mortirolo, salvo poi averlo ripreso prima del Gran Premio della Montagna. L’idea di uno scambio di sguardi epico alla Bartali/Coppi deve, però, scontrarsi col serio rischio che entrambi arrivino al traguardo senza fiato. Di Maio è certamente tentato dalla possibile alleanza con il PD, ma dovrà tenere in debito conto le possibili reazioni della base elettorale, se è vero che appena pochi giorni fa i rispettivi partiti si scontravano verbalmente come Mohammad Alì e George Foreman a Kinshasa nel ’74, con i “grillini” che gridavano “Giggì boma ye” e i “piddini” che, nella migliore delle ipotesi, accusavano i pentastellati di incompetenza, indolenza, inettitudine, incapacità etc…

Alla ribalta è salito persino il redivivo Renzi, in auto esilio mediatico di lungo corso, forse nel tentativo di diluire il ricordo imperante della sua (e di M.E. Boschi) solenne promessa di abbandonare la politica per sempre in caso di sconfitta al referendum sulla Costituzione.

Al Vate di Ponte Vecchio non sarà apparso vero di potersi inserire nuovamente nella pugna politica, avendo di fronte a lui un Governo spaccato e l’avversario interno (Zingaretti) più confuso di Don Abbondio dopo le minacce dei bravi, potendo inoltre far valere la posizione esterna con maggiore libertà di manovra.

Zingaretti, invece, continua ad avere serie difficoltà ad individuare e battere la via maestra; è passato prima dalla totale chiusura al Movimento5Stelle ad una timida apertura, ed infine oggi dichiara di non volere un Conte bis ma di non avere preclusioni su Di Maio. Avrà forse timore che l’invocata responsabilità verso le istituzioni proprio non basti a giustificare un possibile accordo con gli acerrimi nemici, sebbene in Italia una giustificazione morale in qualsivoglia occasione, non si fatichi a trovarla proprio mai.

Ed in ultimo il Centro Destra. Sia Fratelli d’Italia che Forza Italia hanno da sempre auspicato un ritorno del figliol prodigo alla casa paterna, ma il buon Matteo non ha mai lasciato in benché minimo spiraglio, soprattutto dopo l’affermazione europea. In caso di ricomposizione come reagiranno a destra alla sua pretesa della candidatura a Premier? Insomma, i nostri politici sembrano più litigiosi che mai ma inclini all’accordo stile Prima Repubblica.

Gli italiani, paradossalmente, pare gradiscano e in clima di astinenza calcistica si lanciano già nelle previsioni del post Gialloverde; non altrettanto staranno facendo i tanti lavoratori lasciati a casa dalle

rispettive aziende (oppure in odore di crisi) che aspettavano con ansia un po’ di stabilità politica per guardare al futuro in modo più sereno.

In ultimo, ai più sarò sfuggito un dato: nonostante la crisi lo spread non aumenta drammaticamente e invece si registra una corsa al Btp, mentre gli attesi Bund tedeschi a 30 anni senza cedola risultano un vero flop! Vuoi vedere che in Europa si fregano le mani all’idea che in Italia tornino gli amici della Troika?

La verità è che, in questo momento storico, un Governo forte e stabile, oltre che capace, approfitterebbe per attrarre tutti gli investitori che stanno lasciando la Germania, e gestirebbero la vicenda in modo oculato, senza il rischio di finire con il debito alle stelle ma accorciando le distanze da Berlino e Parigi… questo almeno in un universo parallelo!

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