Di Gianni Bianco – Stamattina piove è proprio il caso di dire “Tanto tuonò che piovve”, parlo della decisione annunciata ieri dal governatore della Campania Enzo De Luca di un Lockdown regionale da lunedì 26 ottobre. Tornando indietro nel tempo è bene ricordare che il 9 marzo 2019 iniziò il “Lockdown”, quello vero che terminò il 18 maggio 2020. Tutto quello che è intercorso in questo intervallo, sessantanove giorni per la precisione, si racconterà un giorno nei libri di storia, lo rivivremo sugli schermi TV e quelli cinematografici. Una cosa è certa, non dimenticheremo il silenzio, il suono delle ambulanze, i politici trasformati in attori, a volte seri, spesso ridicoli. Soprattutto non dimenticheremo Papa Francesco di sera, al centro di Piazza San Paolo solo, sotto una fredda pioggia unire il mondo cattolico e non in preghiera. Nuovi attori sul palco politico, la commissione tecnico-scientifica, gli annunci giornalieri del responsabile della Protezione civile Borrelli, i DPCM del “trasformato” governo Conte bis, i cartelli con i numeri e soprattutto la scena di un interminabile corteo di Automezzi dell’esercito che trasportano le vittime di Bergamo verso un cimitero. Il Presidente del governo Conte annunciava continui interventi economici a sostegno dell’economia, alcuni veti, altri da ottenere ancora, la mancanza di amuchina, candeggina, alcool e mascherine, le solite speculazioni di commercianti e farmacisti disonesti, i primi scandali piccoli e grandi. L’Italia, l’Europa, il mondo intero chiuso in casa e uno slogan tenero e ricco di speranza “andrà tutto bene”. Molti cittadini ancora devono superare psicologicamente, inconsapevolmente sono ancora vittime di quell’isolamento, di quel bombardamento mediatico dalla TV, dai giornali e da fb. Sono ancora in tanti sotto l’effetto di quella droga mediatica fatta d’incubi e suggestioni provocate dalle immagini, dalle parole. Due mesi e più di solitudine e isolamento che non sono la stessa cosa, ma ci hanno uniti tutti sotto il segno di un termine mai vissuto, almeno da un secolo a questa parte “Pandemia”. Da allora il mondo è scomparso, l’informazione omologata, i problemi messi da parte, rischia solo il contagio, oserei dire il guaio serio sarebbe ammalarsi di un’altra patologia. Mi chiedo spesso “dove sono i Gilet gialli a Parigi, l’Isis e i suoi fanatici, i profughi ai confini del mondo occidentale, il riscaldamento globale, le guerre piccole e grandi?”. Notizie di poco conto c’è Il Covid-19 di cui parlare. Le casistiche parlano di contagi, di positivi, di ricoverati e decessi. Gli ospedali trasformati in centri Covid-19, ma i tumori, le leucemie, gli infarti, i decessi in genere per altre patologie, sono scomparsi? No, è stato iniettato un virus peggiore del male, la paura. La paura del passato è di un nuovo Lockdown, la paura del presente per il pericolo di beccarsi il male, soprattutto la paura del domani con incertezze economiche e soprattutto sociali che saranno difficili da governare. Gli stessi che ci hanno chiuso per due mesi in casa, sono quelli che prima di Natale dicevano “… è un’influenza nulla di più….”, passato il Natale, le cene, le messe e le baldorie, piano, piano ci hanno chiusi in casa. Ieri Napoli si è ribellata all’idea di un Lockdown campano annunciato dal governatore De Luca. I commercianti di via Partenope, i cittadini al quartiere Avvocata, i giovani, un migliaio sotto il palazzo della regione a Santa Lucia, dopo le ventitré chiaramente. Il bollettino di ieri contava in Campania duemiladuecentottanta positivi, dodici morti, cinquantatré ricoverati in ospedale a parte i guariti e gli esantematici che non fanno numero chiaramente, la pura supera la speranza e non mi riferisco al Ministro della salute. Sono cifre da consentire un Lockdown e soprattutto può di nuovo tutto questo continuare con la richiesta da parte di De Luca di soldi al governo nazionale per “imprese e famiglie?” A guardare i commenti sul profilo fb del governatore campano c’è da credere che egli stesso pensi di aver scatenato una “tempesta in un bicchiere d’acqua” ma conoscendo il personaggio non dirà mai “ho sbagliato”, anche perché dietro la scelta c’è un calcolo politico, quello di costringere il governo nazionale ad autorizzare la scelta. Eppure anche il meno avveduto commenta e posta in fb un concetto: “Ma tutto il periodo del Lockdow, preciso ventinove giorni, tutto il tempo intercorso da 18 maggio a oggi, parlo di cinque mesi che sommati ai primi, non potevamo essere impegnati per la costruzione di ospedali da campo in aree demaniali di Terapie intensive?” Perché il problema non sono i duemiladuecentottanta positivi, i dodici morti, come i cinquantatrè ricoverati in ospedale, il problema sono le Terapie intensive che non ci sono a sufficienza. Come poteva il governatore De Luca sa maggio a settembre concentrarsi su questa soluzione, era impegnato allo sfoltimento di una ventina di liste, diventate poi quindici per la consacrazione del 20 e 21 settembre? Come poteva deludere i settori strategici del turismo e dell’enogastronomia, in particolare del Cilento, durante il periodo estivo? Oggi con una decisione “emotiva” tenta di rinchiuderci in casa, di fermare l’economia per un mese o forse più, magari aspettare le feste natalizie, per poi riaprire. Intanto il governo invierà soldi che non basteranno e forse, soprattutto oggi in tanti diranno “ma chi me lo “fa fare”, in tanti, dai lavoratori all’indotto del mondo aziendale e quello che lo circondano, chiuderanno i battenti per la “paura” di future chiusure. Spero torni sui suoi passi De Luca, soprattutto individui nel controllo, sanitario, sociale e di chi elude la prevenzione, il vero dovere di un governatore, regionale o nazionale, provinciale o cittadino. Un governatore, un buon padre, non deve trasmettere paure e incertezze ma coraggio e scelte autorevoli e quella del 23 ottobre 2020, non sembrano una decisione ne seria, ne saggia. Soprattutto non adeguata al ruolo che ricopre il presidente della regione Campania, abitata da cinquemilioniottocentomila anime, on. De Luca, ci ripensi lo slogan sullo striscione è da leggere “Senza denare nun se cantano messe”, è vero.

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