Di Gianni Bianco – Ne abbiamo viste tante in questa parte di mondo, parlo di Napoli. Avevo un anno quando ci fu il terremoto di cui mi parlava mia madre qualche volta, ma non posso ricordare, pur avendo una buona capacità mnemonica. Il colera lo ricordo invece abbastanza bene, di anni ne avevo dodici ed ero in terza media. Gli odori di creolina, alcool metilico e candeggina si univano insieme per creare le condizioni di prevenzione igienica e sanificazione. Ricordo la vaccinazione che feci insieme con un altro milione di napoletani. Soprattutto quello che abbiamo ereditato dall’evento, parlo del pregiudizio e lo sfottò negli stadi italiani da parte dei tifosi delle squadre di casa che accoglievano il Napoli e i suoi tifosi al grido di “colera, colera”. Sette anni dopo il colera, mentre camminavo con un’amica per le strade del centro storico di Napoli, i Decumani precisamente, eravamo andati al cinema per vedere il capolavoro di Peter Sellers “Oltre il giardino”, soprattutto ero felice per la vittoria del Napoli a Bologna, il terremoto. Quello che avvenne al centro di Napoli non lo dimenticherò mai, fatto sta che tornai a piedi insieme alla mia amica a Casoria. Come poter dimenticare quel momento, la prima, vera tragedia che ho vissuto da adulto, di anni ne avevo diciannove allora. Ricordo le macerie, in particolare quelle delle comunità tra le province di Avellino e Salerno, in particolare Sant’Angelo dei lombardi, epicentro del sisma. L’intervento pubblico fu davvero notevole, servì a ricostruire e arricchire, come spesso accade in Italia. Burocrati, politici, affaristi, imprenditori, cui si aggiunse come categoria “la camorra”, non si fecero scrupoli davvero di nulla. Il salto di qualità è l’intrusione nella cosa pubblica dei clan camorristici da allora ha rappresentato la vera spina nel fianco della politica sana mentre una parte era succube e collusa. Ancora culturale è diventato il coro negli stadi contro il Napoli e noi tifosi “terremotati, terremotati”. L’affetto del mondo del calcio e degli italiani non è mai mancato negli stadi quando abbiamo vissuto tragedie. L’avvento delle TV private ha spettacolarizzato spesso eventi che si sono susseguiti negli anni e l’unico che davvero fece paura fu il governo dei Proff. di Mario Monti che, circondato da una pletora di ministri doc, ci regalarono la Spending review (revisione della spesa pubblica), tradotto in parole povere “togliere alla classe media per dare ai ricchi”. Le lacrime del ministro Fornero su tutto. Ho vissuto quel momento storico con una grande apprensione, perché notavo una certa indifferenza negli occhi del “Robin Hood che toglieva agli onesti per dare ai ricchi”, e lo facevano con disinvoltura, sostenuti da tutti, da destra a sinistra. Intanto internet, in particolare il social ha cominciato a farla da padrona sostituendo giornali e televisione. Quel governo è stato il terreno su cui è sedimentato il consenso verso Beppe Grillo, sfociato nello tsunami elettorale del 2018 che ha regalato a una forza politica inesistente la vittoria elettorale e il governo dell’Italia. Unico filo conduttore, da sempre in Italia, il solito piagnisteo, la burocrazia insopportabile, la mancanza di soldi, il contenimento della spesa pubblica, il debito pubblico sempre più gonfio, etc. Dallo scoppio della pandemia del Coronavirus abbiamo assistito a una serie d’interventi audiovisivi che hanno infuso coraggio e informato i cittadini, anche divertito, intanto sono passati due mesi e non di cava ancora un ragno dal buco. Dopo questa scorpacciata mediatica anche a me che sono un amante del cinema, è venuto da dire ” … e basta… “, adesso ci avete annoiato, decidete cosa fare, come e quando, sperando si confermi ciò che si è deciso il giorno prima, soprattutto la smettano di litigare per un pugno di voti. Abbiamo assistito al primo tempo di un brutto film vero “adesso la pubblicità”, poi la fase 1,5 – 2,0 – 2,5, come vogliamo chiamarla, si torni a “produrre”. Il secondo tempo, ma anche il terzo, spero sia un prologo a una nuova rinascita dell’Italia, tra l’incredulità di tutti. Unico neo “la propaganda”, quella malattia tutta italiana che mette in campo il politico in vantaggio per votare prima possibile, a volte si è rivelato un autentico boomerang. Davvero inquietante se si pensa cosa sia costata in Francia la tornata amministrativa del 16 marzo 2020. L’ansia gioca brutti scherzi, speriamo prevalga il buon senso, a parte il buon gusto. A Casoria intanto il Sindaco è partito alla controffensiva rispetto ad alcuni insulti o minacce ricevute sul social. Le denunce attuali si sommano a quelle precedenti sempre per difendere immagine e incolumità della propria famiglia dice Raffaele Bene. Purtroppo face book, unitamente alla variegata galassia dei social – network, è un universo di difficile comprensione, anche se si dimostra il più efficace. Tutti, indistintamente, creano pagine o filmati da proporre. Certo la figura è l’impegno di un sindaco riveste carattere di popolarità o impopolarità a secondo degli umori dei cittadini, delle loro tasche in particolare. Credo sia nel diritto di un sindaco, di un assessore o consigliere difendersi da volgarità e malelingue con carte bollate, ci mancherebbe altro. Personalmente credo invece che il modo migliore per difendersi e rispondere sia una formula non certo di moda: “Sobrietà, collegialità e buona amministrazione”, vale per Raffaele Bene o chiunque guida processi e ricoprire incarichi pubblici. Ci sarà da sudare sette camice e non solo per il caldo, un anno è già passato a Casoria, dopo questa tragedia si riparta e soprattutto si riparta nel modo giusto e adesso la pubblicità, da lunedì l’Italia rinasce.
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