di Gianni Bianco – Scusate il gioco di parole ma una semplice modifica tra singolare e plurale può cambiarne la natura stessa di una frase. Il periodo del coronavirus, ma soprattutto del Lock down, ce lo siamo goduto in tutta la sua essenza. Chiusi in casa, intimoriti, impauriti, con lo sguardo fisso su un display o guardando la TV alla ricerca di notizie e statistiche. Un silenzio assordante di notte interrotto solo da sirene spiegate di ambulanze e forze dell’ordine. Ci siamo cibati di comunicazioni, telegiornali e dibattiti. Dalle videocamere, per la prima volta dalla nascita della televisione: presentatori, attori, musicisti, intellettuali, soprattutto politici ed esperti, tutti in tenuta casual, le signore, struccate e imbiancate, i soli operatori sanitari e le forze dell’ordine erano in tenuta da lavoro, si può comprendere perché. Il governo nazionale con Conte, quello regionale con De Luca, quello locale con il sindaco di turno, a secondo della città, hanno adottato il criterio di “informazione-propaganda”, a suon di video e statistiche giornaliere.  L’esplosione dei video è stata incredibile e tutti lì a guardare l’intervento del sindaco, del presidente di regione o del presidente del consiglio affiancato da protezione civile e luminare della scienza, invece di guardare la soap opera preferita. Ancora oggi continuano a giocare con la comunicazione, speriamo passino presto le elezioni, troveremo un po’ di pace. Insieme ai sindaci, i soliti comunicatori d’assalto, spesso alla diligenza, sono stati impeccabili a distribuire informazione e interviste, anche in piena emergenza. Così ci siamo spesso rifugiati in casa nei dialoghi tra amici al telefono o sui gruppi whatsapp e meno male che esistono, altrimenti si sarebbe arrivati alle visioni mistiche. Una cosa positiva durante il periodo coronavirus è avvenuta, per due mesi sono scomparsi i tamarri, con le loro teste rasate e le barbe lunghe a compensazione dei capelli spalmati sulla faccia abbronzata, sul motorino senza casco o in auto senza cintura. Come d’incanto sono scomparsi i fuochi d’artificio che rompevano i silenzi e non solo. Gli assembramenti di mattina fuori ai bar o la sera nei luoghi di ritrovo ad ascoltare cantanti neomelodici sconosciuti a tutto volume dalle auto di piccola, media e grande cilindrata. Il ritorno alla normalità è stato per tanti continuare a mostrare civiltà ma per altri indossare la mascherina solo alla vista di una volante ma oggi è finito tutto. I luoghi di aggregazione serali, quelli della movida per intenderci, sono di nuovo frequentati da ragazzi normali e da questi alieni che, credono davvero di essere i padroni o i padrini delle strade. La preoccupazione per un genitore è forte, in particolare sapere che un figlio o una figlia possa essere vittima di qualche confronto o scontro per il più disparato motivo non è piacevole da vivere. La t-shirt con la pistola e la scritta “Narcos” se non addirittura atteggiamenti che emulano Ciro Di Marzio l’immortale o Gennaro Savastano il boss, i due leader della serie Tomorrow, si espandono a macchia d’olio. Ecco il punto, si parla spesso de “La qualità della vita” e siamo d’accordo che riguarda ambiente, mobilità sostenibile, isole pedonali, auto e bici elettriche, green economy, etc. Abbiamo, però da noi un problema ed è nel titolo: “Le qualità della vita”, sì perché dalle nostre parti è davvero difficile scindere la qualità della vita dall’invadenza della piccola e grande criminalità. Sono per la contaminazione sociale per carità, un ragazzo non deve vivere relegato nella sua angusta periferia e se ha desiderio di vivere la città, le sue bellezze devono rispettare le regole e non trasferire lì atteggiamenti poco ortodossi. Chiaramente il mercato ha le sue regole e il guadagno anche per gli esercizi commerciali ma non è immaginabile che luoghi di ritrovo possano trasformarsi in terreno di conquista, dal Vomero a Piazza dei Martiri a Napoli, ma in qualsiasi altro luogo di aggregazione notturna è sempre la stessa storia e qualche volta c’è scappato il morto.  Il governatore De Luca, spero abbia in mente lo stesso atteggiamento verso i pericoli provenienti da questa gente di quando gli stessi erano chiusi in casa, allora era facile qualificarli da “imbecilli”, oggi ritornano ad assaltare strutture ospedaliere. Lo stesso vale per i sindaci, quelli in carica, quelli in procinto di essere riconfermati o quelli che di candidandosi tenteranno di sostituirli, al primo posto c’è il futuro ma anche il presente dei nostri ragazzi. Questo è il problema dei problemi e senza ricadere nella facile semplificazione che vede contrapposti “i buoni e i cattivi”, ma essere risoluti nell’affrontare in modo risoluto la cosa per difendere l’incolumità dei nostri ragazzi e il loro desiderio di passare una bella serata tra amici e non ritrovarsi pestato nella migliore delle occasioni o una pugnalata da qualche parte.

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