news101331Era il 2006 quando Feltrinelli lanciò Gomorra. Il best seller di Roberto Saviano, che da quel giorno vive sotto scorta e ha dovuto lasciare la città. Un libro che all’inizio nessuno si aspettava potesse diventare quello che poi è diventato. Amato e stimato in tutto il mondo, odiato da molti qui nella sua terra, reo di raccontare una città, una realtà, che non sarebbe per molti, quella dei libri o quantomeno non solo quello. A conferma di ciò, ieri prima della presentazione del suo ultimo lavoro, “La paranza dei bambini”, uno striscione appeso al ponte del rione sanità, il quartier dove si è tenuta la presentazione, e firmato da “Napoli Nazione” recitava: «Saviano, Napoli ha bisogno di amore non di fango». Il quartiere che ha vissuto non molto tempo fa, il lutto di Genny Cesarano, ucciso per “errore” dalla camorra, ha voluto dare questo tipo di benvenuto a Saviano tornato in città per l’occasione. La presentazione, avvenuta al Nuovo Teatro, ha visto la presenza di tantissime persone, già in fila dal primo pomeriggio in attesa dell’evento che è partito alle 18,30. Tra i personaggi intervenuti, Alex Zanotelli, padre Antonio Loffredo, padre Giuseppe Rinaldi. L’entusiasmo con il quale viene accolto Saviano è comunque sempre il solito, e questo è indice della divisione della città. Il libro, edito anch’esso da Feltrinelli, conta di 356 pagine e costa 18,50 €. Racconta una realtà che tutti conosciamo, una realtà che se taciuta non cambia e non migliora. La realtà crudele dei nuovi camorristi, dei quindicenni che senza scrupolo, vivono come fossero adulti già vissuti e conoscenti della vita, che si stanno facendo spazio nella nuova criminalità organizzata, che ancor più di prima utilizza i ragazzini come soldati per la loro guerra, sfruttando un tessuto sociale ancora più fragile e privo di valori fondamentali che possano essere da deterrente a percorsi del genere. La mancanza del lavoro, delle istituzioni crea uno spazio vuoto, un limbo, una striscia senza padroni, tra due differenti realtà, quella della strada e quella ovattata dei salotti buoni. Un racconto che al rione sanità non è stato, evidentemente, preso bene. Saviano ha risposto con un post sulla sua pagina facebook: «Questo striscione lo ha messo lì chi odia Napoli. Perché fango non è raccontare, fango è uccidere, spaventare, terrorizzare, togliere speranza e azzerare ogni futuro possibile». Non si può dire che Saviano abbia inventato la realtà che scrive nei suoi libri. Ha sempre dichiarato come anche in questo caso, che i personaggi sono frutto di fantasia, ma il tessuto sociale, la realtà dei fatti è quella delle nostre zone. E’ sempre difficile raccontare la verità, è facile accusare chi lo fa, ma la verità, seppur brutta va scritta, deve essere il lettore, il cittadino, le istituzioni ad essere in grado di darle il giusto valore e saper mettere in campo le giuste contromisure e azioni affinché possa essere stravolta. Inutile fare gli struzzi, inutile nascondere la testa sotto la sabbia, Napoli è la città più bella del mondo, tra le tante bellezze, ha anche un lato che Saviano ha avuto il coraggio di raccontare, come tanti altri prima di lui.

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Foto: La Repubblica.it
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