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Congiunzioni e rimarginature del poeta Pino Vetromile

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vetrPino Vetromile, poeta di collaudata esperienza, in quest’ultima fatica letteraria, “Congiunzioni e rimarginature”, Scuderi editrice, sublima liricamente le figure genitoriali, riconoscendo in loro le radici ramificate, la linfa che ha nutrito la sua anima poetica e umana. Nell’introduzione Pino dice: “Io dunque in mezzo tra il prima e il dopo tra la nebbia del passato e l’alba rosea del futuro; io proprio in mezzo a lavorare di sentimento e di penna per mantenere forte il legame per non interrompere la lunga catena del creato e della vita“
E’ lirica anche l’introduzione. Il poeta è sulla linea del tempo, guidato dalla memoria, filo invisibile che sottende l’altro filo, quello della vita; lui è l’oggi, in equilibrio fra passato e presente, fra ricordi e progetti, fra passato e futuro.
La fatica del vivere è tutta racchiusa nelle immagini genitoriali, legame forte che la morte non interrompe così come non si può interrompere la catena del creato.
La linea della vita, infatti, è una linea immaginaria, è vero, ma in questi versi si fa tangibile: il tempo scorre e sull’onda dei ricordi ci ritroviamo a ripercorrere assieme al poeta questa linea con tutti i “se” , i “ma” i “forse” di noi che siamo l’oggi, punto miliare, spartiacque fra il passato e il futuro. La prima parte è la storia del padre con il rammarico delle parole non dette, delle carezze mai fatte per pudore, per rispetto ma, ahimè, un’occasione mancata; gli abiti, gli oggetti e il rammarico per “i fiori che non colsi”. La musica accompagna il ritratto del padre; la musica è nei versi, intimi, risonanti di echi interiori, vibranti di amore. E’ l’amore, infatti, la nota dominante di questa raccolta dedicata ai genitori, al papà che ormai è nel regno delle ombre ma ugualmente presente, vivo nel cuore, nella mente, nei valori; e alla mamma, ormai novantenne ma roccia forte, quercia incrollabile, preziosa presenza. Nella seconda parte è la mamma protagonista assoluta, bella e solare nella sua giovinezza e punto di riferimento ineludibile oggi e sempre: “Quando a mia madre chiesero perché/ lei rispose che fu colpa del vento/e che cadde giù sulla terra/strappata dal volo di un angelo/ ora attende con impazienza/quelle ali/per risalire in paradiso.”
Sul filo della memoria, dunque, attraverso il tempo, attraverso i sogni, il passato si materializza, ritorna in un presente nostalgico e intimo ma senza sbavature, senza scadere mai nel patetico.
E terza parte, lui, il poeta, figlio, uomo, “atomo dissipato tra le nuvole, cos’è rimasto del ladro di biscotti e cosa ne è delle ali d’angelo rubate di soppiatto sopra i tetti ripidi di sole” , con queste immagini Pino introduce se stesso e di sé dice “ mi preparai a percorrere una lunga strada/ fino ad una possibile congiunzione/ con l’eterno”. Versi di eccellente spessore emozionale che attingono la forza creativa dall’humus interiore e riescono mirabilmente a estrinsecarla in poesia.
Una storia dunque di persone, di sentimenti, di anime, venti sequenze che attraversano il tempo, nella vita e oltre la vita, con un pizzico di malinconia, non privi di un lieve ironico disincanto e di sottile speranza. È l’io lirico del poeta che assomma in sé le sequenze, inanellandole l’una all’altra attraverso immagini che riannodano i fili del passato al presente  oltre la soglia del percorso terreno, mentre scorre veloce, il tempo, porta con sé  emozioni e sogni, come granellini di sabbia, sottili, lievi che scorrono in una clessidra.