di Margherita De Rosa – Riuscitissima la serata del 19 gennaio, data in cui al teatro De Filippo di Arzano si è esibita la compagnia degli “Istabil…mente” nella commedia scritta dal dottor Salvatore Putignano “…Comm’era bell’o nonno”. Il ricavato è stato devoluto all’A.G.E.A.S., Onlus a favore degli anziani svantaggiati. Ottimo il cast, formato da collaudatissimi attori, sia pure dilettanti, ma che calcano le scene da decenni e vale la pena citarli singolarmente, poiché l’impegno profuso è segno di sensibilità, oltre che di professionalità: Crescenzo De Stefano, Velia Antonelli, Domenico Salierno, Rita Ferrara, Maria Teresa Salierno, Gennaro Esposito, Fortunato De Rosa, Antonio Esposito Aiardo, Emanuela Improta, Mariangela Arena, Saverio Marino, Giuliana Macrì, egregiamente diretti dalla regista, Teresa Buonomo, a cui si affiancano i suggeritori, Gina Cicala e Tino Verola, la curatrice di scena Annamaria Di Mauro e i Laboratori Malavolta per la scenografia. Il plauso quindi è esteso a ciascuno, mentre all’autore va tributato il merito di aver creato un testo teatrale di notevole spessore, improntato, sì, all’ironia ed alla comicità, ma anche alla trasmissione di messaggi universalmente validi, quali il rispetto per gli anziani e per i bambini, insomma, per coloro che rappresentano le catene deboli della società. Alberto, il protagonista, ormai avanzato in età, pur nel suo delirio senile, a tratti pare rimembrare colpevolezze dei suoi congiunti sempre taciute, familiari, a dire il vero, non proprio limpidi, in quanto tradimenti ed infedeltà hanno visto venire alla luce creature la cui genitorialità non è stata mai dichiarata, né, tanto meno, riconosciuta; questi “figli di nessuno” convivono nella stessa casa, generando l’insorgere di affetti incestuosi, prodotti dalla non conoscenza reale dei fatti, per cui avviene che Raffaele (Domenico Salierno) è pronto a rompere il suo matrimonio con Geppina (Rita Ferrara) poiché si è seriamente innamorato di Annarella, che è la serva, legatissima a nonno Alberto (Maria Teresa Salierno) e quando confessa il tutto a suo padre (Gennaro Esposito), l’uomo gli ribadisce più volte che quest’amore è impossibile, sebbene in precedenza egli sembrasse propenso ad una scappatella: ma Annarella, nei fatti, è la sorella di Raffaele…. il mutamento del genitore è, chiaramente,  repentino e traumatico per il giovane, che non si rende conto, ovviamente, della metamorfosi dell’uomo…poi tutto si complica in un gioco di accuse incrociate, determinato dalla scoperta di voglie sulla pelle, che costituirebbero una sorta di esame del DNA, per cui tutti sembrano essere figli di tutti…un pasticcio incredibile, su cui tuona poderosa la voce del nonno, al quale il Papa avrebbe imposto il pagamento di un bollettino per i bambini bisognosi, “p’e criature”, com’egli dice: la sua agitazione è contagiosa, il bollettino non si trova, ma se non viene espletato il pagamento “succereno e guaie”, come il vegliardo afferma perentoriamente…insomma, la trama diventa ad un certo punto surreale, ma, nella generale confusione, emerge chiaro un messaggio, forse anche un tantino critico nei confronti dell’istituzione familiare: dov’è la vera fedeltà? Dove sono quei vincoli di rispetto a cui si è chiamati nel momento in cui si suggella l’unione tra un uomo e una donna? Tutta un’illusione? Poi, a pagare le conseguenze di scelte compiute sull’onda della trasgressione e dell’istintività sono e restano sempre  “e criature”, in questo caso, come in tante circostanze reali nella quotidianità, i figli di un capriccio…altra sommessa critica è evidentemente diretta all’ipocrisia, al falso perbenismo, al fariseismo che nasconde la corruzione al di là della facciata impeccabile…insomma, tra una risata e l’altra, tanti sono risultati i motivi di riflessione ed è stata chiara l’intenzione dell’autore di voler difendere i valori basilari di ogni società che voglia dirsi civile, quali, appunto, la famiglia e il rispetto per gli anziani e i piccoli, concetti non più così scontati nel nostro tempo, ma che andranno rivalutati e vissuti con maggiore consapevolezza e responsabilità, poiché, come diceva giustamente Giambattista Vico, la storia è fatta di corsi e ricorsi e si auspica, pertanto, che il tempo a venire sia un tempo migliore, più sano, più vero, più onesto.

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