Home Cronaca & Attualità Ciò che si semina si raccoglie, l’uso errato di un mezzo pubblico

Ciò che si semina si raccoglie, l’uso errato di un mezzo pubblico

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riina_vespa2-2(Tommaso Arcella) Un personaggio nel periodo fascista diceva: “molti nemici molto onore” e “parlate male di me purché ne parliate”. Aveva capito già quanto fosse importante la notorietà, oggi chiamata visibilità. Questo concetto è stato sviluppato e studiato anche dagli psicologi e criminologi, in special modo negli Stati Uniti. Spesso anche nei films, dove la figura del Killer seriale, prende in giro per dimostrare che è più bravo dei commissari di polizia nel commettere crimini e non essere scoperto, purché si parli di lui. Più crimini più visibilità. Più crimini strani, atroci, più notorietà. La storia criminale del passato è piena di questi episodi, ad opera di psicopatici.

Nel passato si utilizzava solo la stampa o libri. Oggi c’è internet. In tempo reale, cioè immediatamente, si comunica un evento alla collettività, o fruitore del servizio internet. Sul web impera qualsiasi sistema o metodo o idea per ottenere più visibilità. Con questo esclusivo obiettivo, non si fa differenza tra giusto o sbagliato, tra corretto e scorretto dell’azione che si compie, così alcuni ragazzi filmano atrocità nei confronti di animali o anche mentre commettono violenza gratuita sulle donne per poi postarli sul web ed aspettare quante visioni si verifichino. Con lo stesso obiettivo vengono inserite sul web le atrocità dei carnefici dell’ISIS (famigerato stato islamico) che, tramite web, tentano di seminare il terrore e la paura, nella società occidentale.

Oltre al web, che è libero, ci sono i palinsesti televisivi a gestione privata o pubblica che adempiono ottimante alla diffusione di usi e costumi e vengono utilizzati per la manipolazione dei fruitori, cioè delle masse di una nazione. Le TV pubbliche dovrebbero avere, invece,  il compito quale servizio educativo della popolazione.

Senza andare troppo ad analizzare l’uso che il governo italiano ne faccia della Televisione pubblica, mi voglio sono limitare alla recente intervista che il giornalista Bruno Vespa ha fatto di recente al figlio di Totò Riina nella sua trasmissione Porta a porta. Ritornando al concetto: “parlate di me, pur che ne parliate”, Bruno Vespa ha accettato e messo in pratica questa massima a favore del figlio del boss della mafia, mi spigo: L’ISIS usa il web come propaganda per le loro attività. La TV italiana allo stesso modo propaganda e seleziona ciò che vuole far sapere agli italiani. Quindi è un mezzo di propaganda pubblicitaria a tutti gli effetti. Non a caso i prodotti commerciali pubblicizzati in TV innalzano il loro fatturato, anche se a volte il prodotto stesso non lo merita. Quindi Vespa non ha fatto altro che pubblicizzare il libro di Antonio Riina, mettendo da parte le atrocità che il padre ha commesso nella sua carriera di mafioso. In poche ore sul web ci sono state 110.000 note di dissenso. Ora mi chiedo, come mai tanti testi contro la camorra non sono stati pubblicizzati allo stesso modo, come alcuni scritti anche da Raffaele Cantone, attuale garante per la legalità? Come mai non è stata intervistata Sabina Guzzanti, personaggio pubblico, per il suo film sul rapporto stato-mafia che, non solo non è stato pubblicizzato,  ma addirittura è stato ostacolato nella sua diffusione? E’ dimostrato che nel passato, a partire dal 1860 già il futuro stato italiano fece accordi con la delinquenza siciliana e campana per conquistare il Regno delle due sicilie. Successivamente poi a Portella delle ginestre e fino ai giorni nostri i servizi segreti italiani si sono sempre serviti della delinquenza comune per il cosiddetto lavoro sporco a vantaggio di pochi politici e del governo stesso in carica.  Allora, non solo è lecito pensare che il normale rapporto tra stato e mafia è reale, ma che adesso è anche esplicito ed alla luce del sole, dopo l’intervista di Vespa. Allora se ne deduce, senza timore di errore, che la corruzione è endemica e ci si domanda: ma lo stato è la mafia?