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Il recente, violentissimo temporale che si è abbattuto su Casoria, allagandone gran parte delle strade, oltre ai danni ha fatto riemergere antiche polemiche mai sopite.

L’efficienza della manutenzione stradale, la capacità di prevenzione e la semplice messa in sicurezza delle strutture pubbliche ed in particolare della rete viaria, sono cose di cui da noi si sono perse le tracce da decenni, e lo stato attuale delle strade testimonia il livello di attenzione che le amministrazioni, passate o presenti, riservano alle esigenze di mobilità dei cittadini.

A cercarla, non si trova una strada che non sia al livello delle peggiori mulattiere alpine, e persino i marciapiedi, quando non sono ingombri dai rifiuti, rappresentano un pericolo per i pedoni, costretti alla gimcana quotidiana tra buche e ostacoli vari; le cose peggiorano, ovviamente, se le consideriamo dal punto di vista dell’accessibilità ai disabili.

Dicevamo, però, del fortunale che ha trasformato Casoria per qualche ora in una laguna, ed anche se chiunque sarebbe portato a pensare alle strade allagate come naturale ed inevitabile conseguenza, la realtà è ben diversa e va rappresentata.

L’alluvione ha solo fatto traboccare il vaso, ma i problemi c’erano e continueranno ad esistere se non vi poniamo rimedio, e per inciso, questo è il dovere di ogni amministrazione anche se i problemi da risolvere li ha ereditati!

Le caditoie ingombre di rifiuti peggiorano il problema di un sistema fognario bisognoso di interventi pesanti, al punto che basta una pioggia leggermente più insistente a creare seri problemi di viabilità; Piazza Cirillo, che l’altro giorno si è trasformata in una piscina all’aperto, rappresenta la summa di tutte le brutture ed inefficienze da cui un Governo cittadino dovrebbe sempre rifuggire.

La sede stradale, già grottescamente ristretta, è costantemente invasa da automobili in cerca di un disperato parcheggio, struttura assolutamente vitale nelle vicinanze di uffici pubblici considerata l’assenza di un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome.

E invece l’attuale amministrazione non solo ha evitato accuratamente di intervenire, ma ha pensato bene di aggiungere strisce blu e bianche lì dove prima erano i divieti di sosta e fermata, persino in prossimità delle curve!

In caso di passaggio di mezzi pesanti, poi, lo spazio per il transito è assolutamente insufficiente; ho assistito personalmente a surreali manovre di enormi tir e pullman costretti a invadere la zona pedonale, tra alberi e panchine,  pur di tornare indietro, e ambulanze scavalcare i marciapiedi per poter operare i soccorsi.

La cosa assolutamente incredibile è il grado di assuefazione a tali situazioni che i casoriani hanno dovuto sviluppare per poter sopravvivere, nella convinzione che un male minore sia meglio di uno peggiore… e allora tanto vale fare spallucce!

Ciò a cui aspiriamo come cittadini non sono gentili omaggi ma obblighi e doveri di chi ha affermato di poter rivoluzionare le cose ma che continua ad ignorare, per imperizia se non scientemente, le basilari regole di buona amministrazione.

Non apprezzo chi afferma che i problemi esistono perché li hanno creati gli altri; non ho mai sentito in campagna elettorale qualcuno affermare:- i problemi sono così seri da impedirci, in caso di vittoria, di ottenere risultati nell’immediato!

Capisco, però, che una tale affermazione, benché infinitamente più onesta e corretta non porterebbe molti voti; e allora meglio abbondare con slogan e propositi irrealizzabile, tanto i problemi… li hanno creati gli altri!

In conclusione, l’allagamento delle strade rappresenta un campanello di allarme per un sistema ormai al collasso. Gli interventi da porre in essere sono tanti e riguardano molti settori.

L’isola ecologica e l’imminente sistema di videosorveglianza possono certamente essere ottimi punti di partenza, ma occorre continuare su quella strada nella convinzione che si possa sempre fare meglio di chi ci ha preceduti, ma che nessuno si provi a incolpare gli altri per i problemi presenti.

La responsabilità di cambiare le cose spetta a chi ha voluto l’onore e l’onere di governare; i problemi si risolvono se possibile, altrimenti il ruolo ricoperto si svuoterebbe di qualsiasi significato, ed in tal caso le dimissioni sarebbero un atto eminentemente più dignitoso.

 

 

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