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Casoria, si aggrava la situazione epidemiologica. Chiusi parchi e cimitero consortile

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Casoria è nell’occhio del ciclone in questa seconda ondata di coronavirus, che vede la cittadina dell’hinterland partenopeo registrare più di 500 contagi e 4 decessi. Ieri secondo quanto comunicato dal Sindaco nel bollettino serale 570. Per contenere la situazione epidemiologica all’interno del territorio comunale, il primo cittadino Raffaele Bene ha imposto alcune severe norme alla cittadinanza.
•Chiusura di parchi e ville comunali dal 29 ottobre e fino al 16 novembre 2020 (sarà consentito l’accesso esclusivamente a diversamente abili e persone affette da disturbi dello spettro autistico previa richiesta e autorizzazione)
•Chiusura del cimitero fino all’8 novembre prossimo, per disposizione dell’Assemblea consortile del 23 ottobre. Sono fatti salvi i servizi essenziali.
Tali misure potrebbero essere revocate o inasprite a seconda del mutare della situazione epidemiologica in città. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Così come abbiamo fatto per l’intero periodo del lockdown di marzo. Occorrono comportamenti responsabili da parte dei cittadini. Ovvero: indossare la mascherina in maniera corretta, coprendo pure il naso. Evitare assembramenti ed osservare la misura del distanziamento. Uscire di casa solo se strettamente necessario. Anche in famiglia, occorre osservare le disposizioni  per il contenimento del contagio. Le misure di contenimento della avanzata del contagio sono state inasprite anche a livello regionale. Infatti, con l’ultima ordinanza regionale sono state chiuse pure le scuole dell’Infanzia( nidi e materne) fino al 14 novembre nell’intera regione. Ed è stata prorogata la zona rossa nel vicino comune di Arzano. Insomma la situazione è seria e grave. Ma con lo sforzo e la collaborazione di tutti è ancora possibile intravedere la luce in fondo al tunnel.
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Non penso che tutti i rapporti dei servizi segreti siano scottanti. Alcuni giorni apprendo di più dal New York Times (cit.). Se esiste il diritto di cronaca esisterà anche quello di raccontare, perché un buon giornalista non è quello che scrive, ma quello che parla tacendo.