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CASORIA: RILEVAZIONI ARPAC DURANTE IL PERIODO DEL COVID-19

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Le restrizioni imposte dal Governo Italiano durante la fase di emergenza COVID-19 hanno ridotto drasticamente il traffico sulle nostre strade, che risultavano spesso libere da auto e incolonnamenti. A beneficiarne del lockndown domestico è stata in primis la qualità dell’aria delle nostre città.

Il miglioramento della qualità dell’aria, la ripresa della natura, la limpidezza di mari e fiumi, il cielo terso e le bellissime immagini del pianeta terra, scattate da vari satelliti, hanno ampiamente dimostrato che l’impatto dell’essere umano ha un ruolo devastante sull’ambiente.

La percezione avuta sensorialmente viene supportata anche dai dati che periodicamente riportiamo sulla qualità dell’aria della nostra città, analizzando i dati rilevati dalla centralina ARPAC di Casoria.

Ricordiamo che nei soli mesi di gennaio e febbraio avevamo avuto ben 21 sforamenti di PM10, queste le volte in cui la media giornaliera di PM10 ha superato i 50µg/m3 consentiti. Quei dati prospettavano una situazione che non lasciava ben sperare.

La centralina di misurazione nei mesi di marzo, aprile e maggio ha registrato invece un solo sforamento, 61µg/m3, in data 30 marzo e nessun superamento di soglia nei mesi di aprile e metà maggio.

Approfondendo l’analisi dei dati Arpac, solo in pochissime occasioni le particelle di PM10 hanno superato la soglia dei 30µg/m3, colpisce il fatto che in diversi giorni si è addirittura registrato un ottimistico <5µg/m3.

Ad oggi gli sforamenti sono dunque assestati a quota 22, rispetto al valore limite giornaliero (50µg/m3 da non superare per più di 35 volte in un anno).

Una piccola riflessione dovremmo farla tutti, pensando ai recenti casi d’inquinamento del Sarno e del Volturno, ai roghi tossici ripresi a pochi giorni dall’inizio della fase 2, per poter stabilire una stretta connessione tra le nostre cattive abitudini ed i danni all’ambiente.

A chiudere il circolo vizioso, ed accendere molti interrogativi, la presunta correlazione tra inquinamento e Covid-19. A tal proposito diversi sono i temi sui quali ci si è soffermati.

Il primo riguarda l’eventuale presenza del virus nell’aria inquinata, anche se però si ritiene poco probabile che si possano mantenere intatte le proprietà infettive dopo una permanenza più o meno prolungata nell’ambiente aperto.

Un secondo tema parte dalla considerazione che l’inquinamento generato da un’alta concentrazione di particolato influisca sul sistema respiratorio e su quello cardiocircolatorio finendo per renderli più suscettibili alle complicanze della malattia.

Un terzo tema, subordinato agli altri due, investe la relazione tra aree inquinate e alta percentuale di casi di coronavirus in quel territorio.

Tutti temi che, a ben guardare, hanno bisogno di un distinto approfondimento ma che vale la pena riportare come spunto per future riflessioni poiché appare lampante che sulla necessità di ridurre l’inquinamento c’è concordanza. Meno, purtroppo, nell’adottare stili di vita più idonei.