Casoria, come ben sappiamo, è un comune che porta con sé una lunga storia. Alcune testimonianze sono tutt’oggi visibili girando per la città; un esempio senz’altro significativo, è rappresentato dalle due colonne di marmo ad opera dell’Universitas, realizzate nel 1638: una è situata a Piazza Santa Croce, l’altra in Via San Benedetto.

La prima, con un basamento che supporta la colonna marmorea, è senza dubbio un esempio di arte contemplativa, con lo scopo di onorare i defunti, ciò si evince sia dalla croce in marmo posta sulla sommità della colonna, sia dal portacandele metallico che invece abbraccia la parte centrale del fusto della colonna.

Osservando bene la colonna, scoviamo un’altra grande peculiarità: la scritta “De Bonis Moledini”, ovvero beni molendini che appartenevano alla città di Casoria dal 1582, nonostante si trovassero nella zona di Ponticelli: si tratta di un mulino e di un territorio “molendino” di 110 moggi, pari a 370 mila metri quadrati. Questo territorio è antichissimo, come si evince dal nome “Galaioncello”, derivante dal culto medievale per San Eucalione; esso formava un reticolato con fiumicelli e canali di irrigazioni, su cui si innalzavano i mulini e soprattutto, erano fonte di ricchezza dal punto di vista agricolo, fornendo frutta e ortaggi per una grande fetta di popolazione fino a metà Ottocento.

Oggi sono ancora esistenti, ma come per la maggior parte dei nostri beni, sono stati sperperati, degradati e soffocati da costruzioni abusive. La mancanza di manutenzione, il senso di abbandono, la costruzione delle linee ferroviarie che collegavano Napoli con Roma, il nuovo sistema di binari per la Circumvesuviana hanno tagliato in due la zona agricola, creando disagi per quanto riguarda i collegamenti Casoria-Ponticelli.

Un vero disastro ma soprattutto, un grande dispiacere: Casoria avrebbe potuto usufruire ancora oggi di tali ricchezze, contribuendo all’arricchimento della città, sia dal punto di vista monetario, sia dal punto di vista agricolo ma soprattutto urbanistico. L’estensione territoriale dell’intera area sarebbe stato oggetto di vanto per il Comune, dopo che per secoli quello stesso appezzamento di terreno era un vero e proprio centro di riferimento. (FOTO E FONTE MAURO BENE)

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