di Andrea Papaccio – Sono passati ormai quasi 60 giorni da quando il governatore Vincenzo De Luca ha decretato la chiusura di barbieri e parrucchieri su tutto il territorio regionale a causa della pandemia di Covid19. Sessanta giorni che hanno stravolto in negativo le vite di migliaia di coiffeur campani, costretti a dover rinunciare a quella che per alcuni era l’unica fonte di reddito. Sessanta giorni di paure e di incertezze nei confronti di un futuro mai così enigmatico. Una categoria, quella degli acconciatori, costretta a dover lavorare a stretto contatto con il cliente, e che proprio per questa ragione è stata tra le prime a dover calare la saracinesca e si teme che sarà l’ultima a rialzarla.
“Questa quarantena ci ha causato molti disagi, le nostre entrate sono ferme e le spese invece continuano ad esserci, questo purtroppo ci costringerà ad aumentare leggermente i prezzi così da far fronte nel primo periodo alle ingenti perdite di questi due mesi.
Ha ampiamente deluso l’atteggiamento della regione Campania, tante parole ma pochi fatti. Quando saremo chiamati alla riapertura cambieranno molte cose, seguiremo attentamente le misure igienico sanitarie, utilizzando i DPI e sterilizzando per ogni cliente gli attrezzi di lavoro. Inoltre garantiremo la presenza di un solo cliente nel salone, così da poter lavorare in totale sicurezza. La nostra vita e quella dei nostri clienti non vale un taglio di capelli.” Queste le parole di Fabio Ronzullo, giovanissimo proprietario della Barberia in Via Pio XII
Parole forti anche quelle di Umberto Caprile, titolare dell’omonimo storico salone di bellezza sito in Via Alicide De Gasperi, tra i più rinomati di Casoria. “La chiusura dei saloni fino al 1º giugno ci ha portato e ci porterà ad una situazione di enorme disagio organizzativo ma soprattutto economico, con perdite e danni davvero consistenti. Per ripartire abbiamo inevitabilmente bisogno dell’aiuto e del sostengo della istituzioni statali e comunali affinché ci permettano di ripartire pian piano. Con aiuti si intendono bonus in moneta contante e sgravi fiscali. Ad oggi a stento si sono visti i 600 euro promessi dal governo per i lavoratori autonomi. Saremo costretti a fare qualche ritocchino al listino a causa dell’aumento delle forniture e soprattutto per l’acquisto di prodotti sanificanti. Il comune, nella persona del sindaco Raffaele Bene, ha promesso alla nostra categoria maggiore attenzione e soluzioni nel più breve tempo possibile, in attesa del prossimo consiglio comunale. È vergognoso sapere che una sparuta minoranza dei miei colleghi ha infranto le regole, sono scioccato dal loro comportamento e da quello dei clienti che hanno fatto salire nelle loro case questi individui, infrangendo tutte le regole istituzionali, ma sopratutto di sicurezza e di igiene. Io non l’avrei mai fatto, come buona parte dei miei colleghi professionisti. In questi lunghi giorni ho continuato a lavorare incessantemente a livello formativo con corsi online, e ne ho approfittato per organizzarmi al meglio in vista della riapertura. C’è stata molta vicinanza all’interno della nostra categoria che negli ultimi tempi era venuta a mancare, si sono formati dei gruppi dove si discute coralmente sulle problematiche e sul da farsi. Non ho partecipato personalmente al sit in in Piazza Bovio di qualche giorno fa, ma ho apprezzato l’iniziativa. Se fossi stato il Presidente del Consiglio avrei rassicurato il settore con reali fatti. Siamo stufi di personaggi inconcludenti come quelli che abbiamo al governo, bisogna assolutamente immettere moneta contante sui conti correnti, è l’unica soluzione per poter sopravvivere, per poter pagare le utenze e i fitti e infine per poter ripartire in sicurezza. “
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