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Casoria nella storia – Caporalmaggiore Gioacchino De Rosa, Cefalonia 1943: l’eccidio della divisione Acqui coinvolse anche un soldato casoriano

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cefaloniaStiamo riscrivendo la storia dei valorosi soldati casoriani che si distinsero per il loro coraggio nella prima e nella seconda guerra mondiale. Casoria pagò il suo tributo di sangue anche in una delle peggiori stragi della seconda guerra mondiale. Quella di Cefalonia. L’8 settembre 1943 il capo del governo italiano, il Generale Badoglio, annunciava sotto la minaccia di ulteriori e terribili bombardamenti da parte degli aerei alleati, l’armistizio di Cassibile. In effetti Badoglio si era deciso a fare l’annuncio 3 ore dopo quello fatto alla radio militare da parte dei generali angloamericani. Un annuncio vago e generico che gettò nel caos l’esercito italiano, ed in molti casi, come quello di Cefalonia, scaricò sui nostri militari l’onere di decidere la linea da tenere rispetto al rapporto con gli ex alleati tedeschi. In più il governo Badoglio insieme al Re Vittorio Emanuele III ed al figlio Umberto, scapparono prima a Pescara e poi a Brindisi, ulteriormente contribuendo a gettare nello scompiglio l’intero esercito italiano, disseminato su più fronti di guerra. Ben 815 mila soldati furono catturati dai tedeschi ed internati nei lager. Metà di quelli che si trovavano sul suolo italiano gettarono divise ed armi e tornarono a casa. In questo tragico scenario nel quale si evidenziano le pesanti responsabilità della casa Savoia e di Badoglio, si sviluppa la strage di Cefalonia, nella quale come abbiamo appurato consultando archivi e siti specializzati, trovò la morte il nostro caporalmaggiore De Rosa.

Cefalonia è  una delle maggiori isole greche dello Ionio. Presenta paesaggi mozzafiato. Nel 1943 era occupata, come l’intera Grecia, dai soldati italiani. A Cefalonia si trovava stanziata la 33a Divisione di fanteria Acqui, comandata dal Generale Gandin. La Acqui, è stata una delle più importanti divisioni dell’esercito regio. La sua nascita risaliva addirittura al 1703. Una parte di essa era dislocata con il comando a Cefalonia e la restante a Corfù. A differenza degli altri reparti dell’esercito italiano che si arresero ai tedeschi in massa, la Divisione Acqui decise di resistere ai nazisti. Per la verità la decisione fu sofferta. Il  Generale Gandin tentò fino all’ultimo, nell’estremo tentativo di salvare le sue truppe, di intavolare una trattativa con i tedeschi, sperando anche in un intervento militare delle forze anglo-americane che non arrivò mai. Poi l’ultimo atto: per la prima volta nella storia dell’esercito italiano gli ufficiali decisero di chiedere a tutti i soldati di votare per esprimere il proprio consenso ad una resa incondizionata ai tedeschi oppure di combattere con onore e dignità pur sapendo che l’esercito nazista aveva una schiacciante superiorità aerea. Ebbene i valorosi soldati ed ufficiali della Divisione Acqui, votarono in massa per combattere, pur sapendo che con questa decisione sarebbero andati incontro ad una sicura morte. E così fu. Nei combattimenti morirono circa 600 tra soldati ed ufficiali. Il 21 settembre il Generale Gandin si arrese. Ciò non bastò alla soldataglia nazista, che in virtù di un folle ordine di Hitler di non fare prigionieri, iniziò una delle peggiori stragi che abbia mai segnato la storia della seconda guerra mondiale. Migliaia di soldati ed ufficiali della Acqui, tra cui il Generale Gandin, vennero barbaramente fucilati e gettati in fosse comuni. Per anni il silenzio della storia calò sul sacrificio di questi valorosi soldati. Poi finalmente si mossero le istituzioni repubblicane, restituendo l’onore e l’imperitura memoria all’eroismo dei soldati della Acqui.

Ecco cosa dichiarava nel 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “... si manifestò un impulso nobilissimo e destinato a dare i suoi frutti. Si può ben cogliere un forte legame ideale fra quell’impulso e la successiva maturazione dello spirito della Resistenza. Molto si continua a scrivere e a discutere sul clima che si creò in seno alla Divisione Acqui in quei terribili giorni. Ma non c’è polemica storiografica o pubblicistica che possa oscurare l’eroismo e il martirio delle migliaia di militari italiani che scelsero di battersi, caddero in combattimento, furono barbaramente trucidati. Anche qui si creò la premessa essenziale per la costruzione di una nuova Italia democratica…”. Il caporalmaggiore Gioacchino De Rosa era nato a Casoria il 29/11/1919, faceva parte del 317° reggimento di fanteria. Dalle notizie che siamo riusciti a ricostruire è probabile che sia arrivato nell’isola greca nel 1942, insieme a tanti altri soldati campani, a seguito di un addestramento scarso quanto rapido, giustificato dall’intento di rafforzare i quadri dell’organico della Acqui ridotto al lumicino dalle consistenti perdite subite a seguito della invasione dell’Albania.  Morì in combattimento il 22 settembre 1943 a Cefalonia. Venne sepolto provvisoriamente nell’isola. In quello scenario stupendo che i suoi occhi avevano tante volte ammirato. Quindi successivamente i suoi resti, così come quelli dei suoi commilitoni oggi riposano a Bari al Sacrario militare dei caduti d’Oltremare. La morte in combattimento, gli risparmiò l’onta della fucilazione di massa che colpì i suoi commilitoni. Lui, come gli altri suoi compagni votò per non arrendersi. Onore e gloria quindi al nostro concittadino Gioacchino De Rosa, che a soli 24 anni seppe onorare con il suo estremo sacrificio la bandiera italiana. Siamo in attesa di ulteriori notizie su di lui. Speriamo che si faccia vivo qualche suo parente casoriano per avere informazioni dirette. Infine un appello alle istituzioni cittadine affinché vogliano rendere il giusto riconoscimento al caporalmaggiore De Rosa, così come agli altri eroici soldati ed ufficiali casoriani di cui stiamo riscrivendo la storia.

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Giurista di professione, giornalista per passione. Iscritto all'Albo dei giornalisti della Campania, elenco pubblicisti dal 1982. Pratica con Il Mattino di Napoli. Direttore del settimanale Casoriadue per ben otto anni. Fondatore, insieme all'Editore Carlo De Vita del Giornale di Casoria nel 2010. Appassionato e cultore di storia locale. Ama la lettura."Chi è analfabeta, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria; chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Abele uccise Caino, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito… perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Umberto Eco.