convegno“Semi di pace, come rinascere dalla violenza”. Doveva trattarsi di un convegno sul tema più in voga e che, quotidianamente ormai, colpisce il nostro territorio casoriano: la violenza. E invece, al di là della solita retorica e dei bei discorsi, le parole e l’esempio di una donna sono andati oltre.
Venerdì 28 novembre, la sala conferenze dell’Hotel Bruman (periferia Cittadella) era affollata e in rispettoso silenzio per ascoltare e lasciarsi accarezzare l’anima da una forte testimonianza, quella di Antonella Leardi, la ‘mamma d’Italia’, la mamma di un eroe che ha donato la vita per amore, Ciro Esposito. Più che l’ospite, si è forse rivelata la testimonianza più attesa.
Antonella ha voluto ripercorrere la tragica vicenda del 3 maggio scorso, quando suo figlio Ciro –  da palpitante e appassionato tifoso, si trovava a Roma per seguire la sua squadra del cuore, il Napoli, per la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina – fu raggiunto da un colpo d’arma da fuoco mentre provava a fermare quella persona che stava assalendo il pullman di tifosi con a bordo famiglie e bambini.
«Ciro non è morto invano. Ciro è morto per amore delle famiglie, per gli insegnamenti sani che gli abbiamo dato io e suo padre.» – ha precisato Antonella e ha continuato rivolgendosi in particolare ai piccoli studenti delle scuole della zona – «La violenza non serve a nulla, nemmeno quella verbale. Bisogna sempre andare in aiuto soprattutto dei bimbi in difficoltà. Vivete la vita con gioia, non insultate mai i più deboli di voi, anzi dovete saper dialogare con tutti, perché parlare fa sempre bene!».
L’amore per i suoi figli e per la famiglia, e ancor più per quel Dio che dall’alto la sostiene e le sta accanto, rappresenta la forza di una piccola donna che, nonostante le sue fragilità e il suo dolore, è riuscita ad andare avanti e a rendere la morte di suo figlio qualcosa di più grande: “Ciro vive” è il nome scelto per la neonata associazione, pensata non solo per far sì che Ciro non venga dimenticato, ma anche per tutte le vittime del calcio – anche se suo figlio non lo è – e per quanti sono in difficoltà. «Quest’associazione è fatta insieme alle persone, e vuole portare idee ed iniziative belle per la città, per i bambini anche i più disagiati, per i genitori, ma anche realizzare attività di ricreazione nel quartiere di Scampia, a titolo gratuito. Il mio desiderio è quello che quest’associazione possa andare avanti come esempio, perché tutte le cose belle possono nascere, crescere e progredire di generazione in generazione». Antonella e la sua famiglia sono oggi una testimonianza, un esempio di “religiosità e di senso di pacificazione”, l’aveva definita qualche mese fa don Aniello Manganiello.
Il convegno, ben organizzato dai comitati Santa Pazienza d’Arpino “Giotto” e “Capri”, è riuscito a gettare “semi di pace” – dal titolo dell’incontro – in una città che sembra abbandonata a se stessa e che convive con continui episodi di violenza e di disordine. Ma non si può definire una città addormentata, quando sono le persone, gli stessi cittadini ad organizzare iniziative ed eventi su valori umani su cui ancora di può contare e sperare: condivisione e solidarietà.

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